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L’espressione di Greenlaw divenne ancora più asciutta; Venn emise uno sconsolato piccolo grugnito. Miles comprese che Venn sarebbe stato felicissimo se l’Ispettore Imperiale si fosse portato via tutti gli uomini seduta stante, ed erano solo considerazioni politiche che gli impedivano di spedirglieli dietro con un calcio. Miles non insistette, ma mise da parte questa intuizione per il futuro. Per un attimo accarezzò la felice idea di scambiare Brun con il resto dei suoi uomini, e lasciarlo lì, con un netto vantaggio per l’Esercito Imperiale.

Il colloquio con i due uomini della polizia militare mandati a recuperare Corbeau lo fece ancora più innervosire. Erano entrambi intimiditi dal suo rango di Ispettore Imperiale per rendere un resoconto franco e completo, anche se espresso in borbottìi. Ma la comparsa di espressioni infelici come: ’Non volevo rompere il braccio a quella puttana mutante, stavo solo cercando di tenerla ferma contro il muro, ma tutte quelle mani che mi agguantavano come bisce mi facevano venire la pelle d’oca’, convinse Miles che sarebbe stato meglio non farli parlare, soprattutto se ad ascoltarli fossero stati dei quad. Comunque, fu in grado di accertare il fatto importante che, al momento dello scontro, anche loro erano convinti che il tenente Solian fosse appena stato assassinato da uno sconosciuto quad.

Terminato l’interrogatorio, uscì dalla cella e disse a Venn: — Penso che sarebbe meglio se parlassi con il guardiamarina Corbeau in privato. Può trovarci un luogo appartato?

— Corbeau è già in una cella tutta per sé — lo informò Venn freddamente. — Lo abbiamo messo da solo dopo aver sentito le minacce che gli indirizzavano i suoi compagni.

— Ah. Allora, se non le dispiace, mi porti da lui.

La porta della cella scivolò di lato e Miles vide un giovane alto che sedeva in silenzio sulla branda, gomiti sulle ginocchia, testa fra le mani. I circoletti metallici dei contatti di un impianto neurale da pilota iperspaziale, visibili sulle tempie e in mezzo alla fronte, fecero di colpo triplicare a Miles la stima di quanto era costato il suo addestramento nell’Esercito Imperiale. Il giovane alzò lo sguardo e si accigliò, perplesso. Era un barrayarano abbastanza tipico: capelli scuri, occhi castani, pelle olivastra resa pallida dalla lunga permanenza nello spazio. I suoi lineamenti regolari ricordarono a Miles suo cugino Ivan com’era stato alla stessa irresponsabile età. Un grosso livido, che ormai volgeva al gialloverde, gli circondava un occhio. La camicia dell’uniforme era aperta sulla gola, le maniche arrotolate. Si vedevano sulla pelle scoperta alcune cicatrici irregolari, rosa, che stavano impallidendo, segno che il giovane aveva sofferto qualche anno prima dell’epidemia del verme sergyano. Evidentemente era cresciuto, o perlomeno aveva risieduto, nella più lontana delle colonie barrayarane durante il periodo di quella peste, prima che venissero trovati gli antidoti orali.

Venn disse: — Guardiamarina Corbeau, questo è l’Ispettore Imperiale barrayarano Lord Vorkosigan. Inviato come rappresentante diplomatico ufficiale, perché tuteli i suoi interessi nella disputa con l’Unione. Desidera conferire con lei.

Corbeau schiuse le labbra, allarmato, e si alzò precipitosamente, chinando nervosamente la testa verso Miles. La loro differenza di altezza ne fu improvvisamente sottolineata, e Corbeau apparve ancora più confuso.

Venn aggiunse, non tanto per pietà quanto per amore di precisione: — Date le accuse ancora pendenti contro di lei, e la sua richiesta di asilo, la Sigillatrice Greenlaw non permetterà in nessun caso all’Ispettore di sottrarla dalla nostra custodia, almeno per il momento.

Corbeau esalò un lieve sospiro, ma continuò a guardare Miles con l’aria di qualcuno a cui è appena stato mostrato un serpente velenoso.

Venn aggiunse, con una punta sardonica: — Ha anche promesso di non ordinarle di spararsi.

— Grazie, Capo Venn — disse Miles. — Posso procedere io, se non le dispiace.

Venn colse l’allusione e se ne andò. Roic si mise silenziosamente di guardia alla porta della cella, che si chiuse con un lieve sibilo.

— Si sieda, guardiamarina — lo invitò Miles indicando la branda. Poi lui stesso si sedette sulla cuccetta di fronte, osservando per un momento il giovane. — Può smettere di iperventilare — aggiunse.

Corbeau ansimò e riuscì a dire, con cautela: — Sì, Milord.

Miles intrecciò le dita. — Sergyano, vero?

Corbeau abbassò lo sguardo sulle sue braccia e fece il gesto di abbassarsi le maniche. — Non ci sono nato, Milord. I miei genitori sono emigrati quando avevo cinque anni. — Con un’occhiata al silenzioso Roic e alla sua uniforme marrone e argento, aggiunse: — Lei è… — e poi inghiottì qualunque cosa avesse avuto intenzione di dire.

Miles sapeva bene come riempire quel silenzio. — Sì, sono il figlio del Viceré e della Viceregina Vorkosigan.

Corbeau non riuscì a frenare una sommessa esclamazione di sorpresa, e la sua espressione di paura non mutò.

— Ho appena interrogato due soldati della pattuglia che è stata mandata per farla rientrare dalla… licenza. Ma mi piacerebbe sentire la sua versione. Tuttavia prima… vorrei chiederle se conosceva il tenente Solian, l’ufficiale della Sicurezza komarrano di stanza sull’Idris.

I pensieri del pilota dovevano essere tanto concentrati sulla sua situazione che gli ci volle un momento per capire il senso della domanda. — L’ho incontrato qualche volta in occasione degli scali delle nostre navi, Milord, ma non posso dire di conoscerlo. Non sono mai salito a bordo dell’Idris.

— Ha qualche idea a proposito della sua scomparsa?

— No… nessuna.

— Il capitano Brun ritiene che possa avere disertato.

Corbeau fece una smorfia. — Be’, è quello che a Brun viene logico pensare.

— E come mai a Brun in particolare?

Le labbra di Corbeau si mossero, poi si fermarono; sembrò sprofondare ancora di più nello sconforto. — Non sarebbe appropriato che io criticassi un mio superiore, Milord, o facessi dei commenti.

— Brun ha dei pregiudizi sui komarrani.

— Non ho detto questo!

— È quello che io ho osservato, guardiamarina.

— Oh!

— Be’, lasciamo da parte questa storia, per ora. Torniamo ai suoi problemi. Come mai non ha obbedito all’ordine, inviato tramite il suo comunicatore, di ritornare a bordo?

Corbeau si toccò il polso sinistro: tutti i comunicatori dei barrayarani erano stati confiscati dai quad. — Me l’ero tolto e l’avevo lasciato in un’altra stanza. Si vede che dormivo, e non l’ho sentito. Ho saputo dell’ordine di tornare a bordo solo quando quei due, quei due… — Per un attimo cercò di controllarsi, poi continuò amaramente — quei due cialtroni sono arrivati e hanno cominciato a prendere a calci la porta dell’alloggio di Garnet Cinque. Poi, una volta dentro l’hanno strapazzata come se…

— Si erano identificati come da regolamento e le avevano comunicato chiaramente gli ordini?

Corbeau fece una pausa, e il suo sguardo puntato su Miles divenne più tagliente. — Lo ammetto, Milord — disse lentamente. — Quando il sergente Touchev ha urlato: ’Andiamo, fotti-mutante, la festa è finita’, il significato che ne ho tratto non era esattamente ’L’ammiraglio Vorpatril ha ordinato a tutto il personale barrayarano di tornare alla propria nave’. Almeno non è suonata così alle mie orecchie. Mi ero appena svegliato, dopo tutto.

— Si sono identificati?

— Non… non verbalmente.

— Hanno mostrato la loro identificazione?

— Be’… avevano l’uniforme della polizia militare.

— Li ha riconosciuti come polizia della flotta, o ha pensato che fosse una visita privata, non so, due suoi commilitoni che volevano offendere lei e Garnet Cinque?

— Io… be’… ecco… le due cose non si escludono a vicenda, Milord. Da come ho vissuto la cosa.