I kender non dovrebbero mai piangere, pensò con rimorso Rhys. Non sono fatti per le lacrime.
Rhys si accasciò su un barile. Chinò la testa fra le mani e si premette le palme sugli occhi. Cercò, per consolarsi, di riportarsi alla mente i pascoli verdi e le pecore bianche e la cagna bianca e nera che correva sul fianco della collina. Ma tutto questo non c’era più. Lui non vedeva nulla tranne la strada: una strada di desolazione, degrado, vuoto, morte e disperazione.
Si sentì colmare di vergogna e di disprezzo di sé.
«Ero così compiaciuto, così arrogante», disse, mentre lacrime amare gli bruciavano le palpebre. «Pensavo di poter civettare col diavolo eppure seguire la mia strada. Potevo far finta di essere al servizio di Zeboim, ancorché lei non mi rivendicasse mai. Potevo percorrere un cammino di tenebra senza perdere mai di vista la luce del sole. Ma adesso la luce del sole è svanita e io sono perduto. Non ho lanterna, non ho bussola a guidarmi. Procedo incespicando su un cammino tanto soffocato e coperto di erbacce che io non vedo dove mettere i piedi. Ed è un cammino senza fine.»
Il bastione di Majere, che lui aveva considerato una benedizione, adesso gli parve un rimprovero.
Pensa a quello che saresti potuto essere, sembrava dirgli Majere. Pensa a ciò che hai gettato via. Tieni sempre con te questo bastone, che possa rammentartelo ed essere per te un tormento.
Rhys udì un canticchiare stonato con una voce che aveva imparato a riconoscere. Stancamente, alzò la testa e vide Lleu superare a passo lento l’ingresso del vicolo che già si faceva buio col calare della notte.
Lleu: diretto a un appuntamento amoroso con qualche sventurata ragazza.
Rhys non aveva scelta. Abbassò la mano e scrollò Nightshade per svegliarlo. Atta, sbalordita, balzò in piedi. Cogliendo una zaffata proveniente da Lleu, ringhiò.
«Dobbiamo andare», disse Rhys.
Nightshade annuì e si strofinò gli occhi impastati di lacrime. Rhys aiutò il kender ad alzarsi.
«Nightshade», disse Rhys con rimorso, «mi dispiace. Non volevo sgridarti. E poi, gli dèi lo sanno, non volevo certo farti male».
«È tutto a posto», rispose Nightshade con un sorriso fiacco. «Probabilmente è perché hai fame. Ecco.» Si mise la mano in tasca e tirò fuori la carne maltrattata. Ne tirò via alcuni pezzetti di lanugine della tasca e tolse un chiodo piegato. «Te ne do un po’.»
Rhys non aveva fame, ma accettò una porzione di carne. Cercò di mangiarla, ma all’odore lo stomaco gli si rivoltò, e diede la sua parte ad Atta quando Nightshade non guardava.
Tutti e tre si incamminarono lungo la strada nella notte, seguendo il Prediletto.
3
Seguirono le tracce di Lleu fino a un molo dove si era accordato per incontrarsi con una giovane donna. Lei però non comparve, e dopo avere atteso per oltre un’ora, Lleu imprecò duramente contro di lei e se ne andò, infilandosi nella prima taverna che trovò. Rhys sapeva per esperienza che suo fratello sarebbe rimasto lì tutta la notte, e il giorno dopo lui l’avrebbe trovato qui oppure nei pressi della taverna. Rhys e Nightshade che sbadigliava e Atta dall’aria abbattuta trovarono un androne riparato e, rannicchiandosi assieme per riscaldarsi, si prepararono a dormire per quel che potevano.
Nightshade russava leggermente e Rhys si stava addormentando quando udì Atta ringhiare. Un uomo dalle vesti bianche che brillavano alla luce della sua lanterna era in piedi sopra di loro e li guardava. Aveva il volto sorridente e preoccupato, e Rhys lenì le preoccupazioni di Atta.
«È tutto a posto, ragazza», disse. «È un chierico di Mishakal.»
«Eh?» Nightshade si svegliò di scatto, sbattendo gli occhi per la luce della lanterna.
«Perdonatemi se vi disturbo, amici», disse l’uomo dalle vesti bianche. «Ma questo è un luogo pericoloso dove passare la notte. Io posso offrirvi riparo, un letto caldo e un pasto caldo domattina.»
Avvicinandosi ulteriormente, tenne alta la lanterna. «Benedetta la mia anima! Un monaco! Fratello, vi prego di accettare la mia ospitalità. Io sono il Riverito Figlio Patrick.»
«Pasto caldo...» ripeté Nightshade. Guardò speranzoso Rhys.
«Accettiamo il vostro invito, Riverito Signore», disse grato Rhys. «Io sono Rhys Mason. Questi sono Nightshade e Atta.»
Il chierico rivolse a tutti loro un saluto cortese, perfino ad Atta, e pur guardando con curiosità la veste verde-acqua di Rhys si trattenne educatamente dal commentare. Patrick illuminò loro il cammino per le strade della città.
«Una lunga camminata, purtroppo», disse in tono di scusa. «Ma al termine troverete pace e riposo. Più o meno come la vita stessa», soggiunse con un sorriso rivolto a Rhys.
Durante il cammino, Patrick spiegò loro che questa parte di New Port era chiamata Porto Vecchio, così detto perché era la parte più vecchia della città nuova. New Port non esisteva prima che il Cataclisma dividesse il continente di Ansalon, innalzando alcune parti del continente e affondandone altre, facendo spaccare alcune parti e staccarsene altre. Una di queste massicce spaccature permise la creazione di un vasto specchio d’acqua chiamato Mare Nuovo.
I primi coloni ad arrivare in questa località (profughi che fuggivano dalla devastazione più a nord) erano dei visionari, che subito videro il vantaggio di edificare qui. La configurazione del terreno formava un porto naturale. Le navi che presto avrebbero solcato le acque del Mare Nuovo potevano attraccare qui, imbarcare merci, effettuare raddobbi e riparazioni, tutto quanto necessario.
La città ebbe un inizio modesto, con una fortificazione prospiciente il porto. La rapida crescita di New Port ben presto andò oltre la fortificazione e si espanse sul lungomare e all’interno.
«Come un figlio ingrato che scopre la ricchezza e il successo e poi si rifiuta di riconoscere gli umili genitori che lo hanno messo al mondo, le parti ricche della città adesso sono molto lontane dalla modesta zona portuale che è stata l’origine del successo», spiegò Patrick, scrollando malinconicamente il capo.
«I fiorenti mercanti che finanziano le navi e possiedono i magazzini vivono lontano dal fetore di pece e di teste di pesce. Bordelli e bettole per il gioco d’azzardo e taverne come Lo Scafo hanno soppiantato esercizi più rispettabili nella zona del porto. Gli alloggi sono a buon mercato vicino alle banchine, perché nessuno che abbia mezzi vuole vivere lì.»
Oltrepassarono file su file di abitazioni cadenti fatte di legno prelevato da magazzini abbandonati, e percorsero strade deprimenti tappezzate di fango. Incrociarono marinai ubriachi e donne lascive. Anche se era passata la mezzanotte, diversi bambini correvano da loro per mendicare monete o rovistavano in mucchi di rifiuti nella speranza di trovare da mangiare. Ogni volta che si imbattevano in simili bambini, Patrick si fermava a parlare con loro, prima di proseguire il cammino.
«Io e mia moglie abbiamo avviato una scuola quaggiù fra le banchine», spiegò. «Insegniamo ai bambini a leggere e scrivere e li mandiamo a casa con almeno un buon pasto nello stomaco. Speriamo di aiutare alcuni di loro a trovare una vita migliore al di fuori di questo luogo disgraziato.»
«Gli dèi benedicano il dono e il donatore», disse a bassa voce Rhys.
«Facciamo quello che possiamo, fratello», disse Patrick, con un sorriso e un sospiro. «Facciamo quello che possiamo. Eccoci. Entrate. Sì, Atta, puoi venire anche tu.»
Il Tempio di Mishakal non era un edificio grandioso, ma una costruzione modesta che evidentemente aveva subito recenti riparazioni, poiché odorava fortemente di imbiancatura. L’unico segno che fosse un tempio era il simbolo sacro di Mishakal da poco dipinto su un muro.
Rhys stava per entrare quando alla luce della lanterna vide qualcosa che lo fece arrestare di colpo, per cui Nightshade lo urtò.
Affissa all’esterno del piccolo tempio, inchiodata al muro, vi era una missiva recante le parole, scritte a grandi lettere con inchiostro rosso: Attenti ai Prediletti di Chemosh!