Ma perse l’equilibrio, e il suo sasso fini lontano dal bersaglio. Odal cadde, rimbalzò con leggerezza e si fermò slittando. Poi si affrettò a piantare fermamente le suole magnetizzate delle scarpe sulla superficie ricca di ferro.
Ma, prima che potesse rialzarsi, un sassolino rimbalzò sul serbatoio dell’ossigeno. La Guardia Spaziale ci sapeva fare! Probabilmente aveva passato molto tempo sugli asteroidi. Odal strisciò fino alle rocce più vicine e vi si nascose dietro. Per fortuna non mi ha leso lo scafandro disse a se stesso. In quel momento tre pietre colpirono la sommità della roccia dietro cui era accoccolato. Una rimbalzò sul suo casco.
Odal raccolse una manciata di sassi e li gettò in direzione di Hector.
Questi dovrebbero farlo barcollare. Magari inciamperà e si fracasserà il casco.
Rise a quel pensiero. Ecco, Kor vuole che crepi, e questo è il sistema per accontentarlo. Immobilizzarlo sotto una grossa roccia, poi seppellirlo vivo sotto molti sassi. Pochi alla volta, fatti cadere al momento opportuno. Così gli si romperanno le ossa e si farà una bella sudata aspettando che le scorte di ossigeno si esauriscano. Questo dovrebbe scuotergli il sistema nervoso in misura sufficiente da mandarlo all’ospedale. Poi lo si potrà assassinare con mezzi più convenzionali. Forse farà come Massan, e sarà tanto cortese da farsi venire un colpo! Ci vuole una roccia grossa, abbastanza leggera da poterla sollevare e lanciare, ma sufficientemente pesante da tenerlo inchiodato per alcuni istanti. Una volta a terra, sarà facile seppellirlo sotto altri blocchi.
Odal individuò un masso di dimensioni adatte, a pochi metri di distanza. Vi si avvicinò indietreggiando e gettando piccole pietre in direzione di Hector. Doveva tenere occupata l’attenzione dell’ufficiale che gli stava lanciando contro una quantità di ciottoli. Parecchi di questi colpirono Odal abbastanza forte da fargli perdere l’equilibrio.
Lentamente, pazientemente, il maggiore allungò un braccio per afferrare l’arma scelta: un masso oblungo, delle dimensioni volute. Gli si accoccolò dietro e cominciò a dare strattoni, per prova. Il masso si sostò impercettibilmente. Un’altra pietra colpì Odal al braccio procurandogli parecchio dolore. Il maggiore vedeva Hector chiaramente, ora, ritto in cima a una piccola salita, intento a lanciare con calma i suoi sassi. Odal rise, raggomitolandosi come un gatto.
Afferrò il masso con le braccia tese. Poi, alzatosi di scatto, lo sollevò in alto e lo scagliò verso Hector. Ma, trascinato dallo slancio, Odal barcollò goffamente e finì a terra, gli occhi fissi sul grosso pezzo di roccia che rotolava su se stesso in direzione dell’avversario.
Per un istante, che sembrò eterno, Hector rimase immobile, come in trance. Poi balzò di lato, fluttuando come una figura di sogno nella bassa gravità, mentre il masso gli passava di fianco.
Odal sferrò un pugno per terra, furibondo. Fece l’atto di alzarsi ma una pietra di notevoli dimensioni gli si abbatté sulla spalla e lo fece ricadere. Alzò lo sguardo giusto in tempo per vedere Hector che tirava di nuovo. Un altro sasso cadde al suolo, dopo avergli sfiorato il casco. Il maggiore kerakiano si appiattì. Parecchie altre pietre gli grandinarono sul casco e sul serbatoio dell’ossigeno. Poi, più niente.
Quando alzò gli occhi, vide il sottotenente accoccolato a terra intento a cercare altre munizioni. Odal si alzò in piedi di scatto, con le mani piene di pietre. Inclinò la testa sulla spalla e prese la mira.
Qualcosa lo fece voltare all’improvviso. Odal vide il masso tirato da lui rotolare ancora lentamente, come quando l’aveva gettato: ormai era troppo grande e troppo vicino per evitarlo. Il maggiore, investito in pieno, cadde e andò a finire contro le rocce che sporgevano a pochi metri di distanza.
Prima ancora di preoccuparsi del dolore tentò di spostare il masso. Ma non ci riuscì. Poi vide la figura dell’avversario china su di lui.
— Non credevo che bastasse per abbattervi — risuonò la voce di Hector nel suo casco. — Voglio dire, non vi siete reso conto che quel pezzo di roccia era tropo pesante per allontanarsi, dopo aver mancato di colpirmi? L’avete semplicemente messo in orbita, grosso modo un’orbita di due minuti. Doveva tornare indietro per forza. Bastava solo che io vi tenessi a bada per il tempo necessario.
Odal non rispose, ma tese ogni cellula del suo corpo straziato dal dolore per liberarsi dal masso. Hector allungò un braccio e cominciò a trafficare con le valvole dello scafandro del maggiore.
— Mi spiace doverlo fare, ma non vi uccido; mi limito a sconfiggervi. Vediamo un po’. Una di queste è la valvola dell’ossigeno e l’altra, se non erro, è il razzo di emergenza.
Il sottotenente armeggiò per qualche secondo, e un razzo si accese con fragore. Il maggiore fu lanciato lontano dal masso e dall’asteroide stesso. Hector, investito dall’esplosione, rotolò fino al centro del piccolo frammento di roccia e metallo.
Odal cercò di arrivare con la mano alla valvola che regolava il funzionamento del razzo, ma il dolore era troppo fronte e gli stava facendo perdere i sensi. Lottò ancora. Doveva tornare sull’asteroide e uccidere l’avversario. Ma, a poco a poco, il dolore lo vinse. I suoi occhi si chiudevano, chiudevano…
E, all’improvviso, si ritrovò seduto nella duellomacchina. Gli ci volle un po’ per accorgersi che era di nuovo nel mondo reale. Poi gli si schiarirono le idee. Non era riuscito a uccidere Hector. Non l’aveva neppure sconfitto.
Kor, fermo sulla porta della cabina, aveva la faccia contratta in una smorfia di rabbia.
16
In quel momento lo studio di Leoh, situato dietro la duello macchina, sembrava due volte più grande. Una parete era stata sostituita da uno schermo enorme, così era possibile guardare direttamente nell’austera cabina metallica di un’astronave.
— E allora, questo assassino prezzolato — stava dicendo Sir Harold Spencer — dopo aver ucciso quattro uomini e aver quasi rovesciato un governo, è tornato al suo mondo natale.
Leoh annuì. — Ci è tornato sotto buona scorta — rispose. — Dev’essere caduto in disgrazia, o per lo meno dev’essere agli arresti.
— I servi di un dittatore non sanno mai cosa possono ricevere — disse Spencer, ridendo. — E l’ufficiale che vi aiuta, il sottotenente Hector, dov’è?
— La figlia di Dulaq sta rimorchiandoselo dietro, da qualche parte. Evidentemente è la prima volta che si comporta da eroe!
Spencer si girò sulla sedia. — Da molto tempo mi cullavo nell’orgogliosa convinzione che ogni Guardia Spaziale era in grado di affrontare e risolvere qualsiasi caso di emergenza. Ma, a sentire la vostra descrizione degli avvenimenti svoltisi nelle ultime settimane, cominciavo ad avere i miei dubbi. Invece sembra che Hector ce l’abbia fatta.
— Si è rivelato un tipo molto in gamba — disse Leoh sorridendo. — Credo che ne faremo un ottimo ufficiale.
Spencer grugnì soddisfatto.
— Be’ — riprese Leoh — credo che Odal sia finito. Ma i Mondi Kerak si sono annessi la Lega di Szarno e stanno riarmandosi sul serio, ora. E il governo acquatainiano è ancora molto tentennante. A giorni ci saranno le elezioni del nuovo primo ministro: i candidati sono una dozzina, ma nessuno dispone di una forte maggioranza. Sentiremo ancora parlare di Kanus, e presto.
Spencer alzò un sopracciglio.
— E lui sentirà parlare di noi — tuonò.
Seconda parte
1
Odal era da solo, nella sala d’attesa piccola e spoglia con le pareti senza intonaco. In alto, vicino al soffitto, si apriva una feritoia. L’arredamento era composto da una panca di legno e da uno schermo inserito nella parete di fronte.