Tubber scosse le spalle divertito, dopo aver lanciato uno sguardo di disapprovazione al juke-box che stava ora urlando una versione rock di Stille Nacht. Dovette quasi gridare per farsi sentire: «Qualsiasi cosa può avere effetti disastrosi, quando se ne abusa. Bere troppa acqua può uccidere. Ma che musica sta suonando quella macchina, nel nome della Grande Madre? La melodia mi pare vagamente familiare.»
Ed glielo disse.
Tubber sembrò incredulo.
«Quella roba è Stille Nacht? Sta scherzando!»
Ed trovò che avevano perso già abbastanza tempo in quelle piacevolezze preliminari. Disse: «Senta, signor Tubber…»
Tubber lo guardò di sbieco.
«Ehm, cioè… Ezechiele. Quelli del governo mi hanno incaricato di mettermi in contatto con lei e di cercare di giungere a un accordo a proposito degli ultimi sviluppi della situazione. Non credo ci sia bisogno di dirle che il mondo sta per scoppiare da un momento all’altro. La gente ormai sta diventando matta: niente televisione, niente radio, niente cinema. Nemmeno i romanzi e i fumetti da leggere.»
«Si sta sbagliando. Tutti i classici della letteratura mondiale sono leggibili.»
«I classici! Ma chi diavolo li legge? La gente vuole roba da leggere senza dover perdere tempo a pensare! Dopo una giornata faticosa, la gente non è in grado di concentrarsi.»
«Giornata faticosa?» disse Tubber con dolcezza.
«Insomma, lei capisce quello che voglio dire.»
«È questa la difficoltà, caro fratello» disse gentilmente il profeta. «La Grande Madre ha costruito l’uomo per il lavoro e la fatica, come dice lei. Giornate piene. Giornate produttive. Non necessariamente fatica fisica, è logico. L’impegno mentale è altrettanto importante di quello fisico.»
«Altrettanto importante?» fece Ed. «Più importante. Lo sanno tutti.»
«No» ribatté Tubber, sempre cortese. «La mano è importante quanto il cervello.»
«Sì? Senza il cervello, dove sarebbe l’uomo?»
«E dove sarebbe senza la mano?»
«Le scimmie hanno le mani, ma non sono andate molto lontano.»
«E animali come i delfini e le balene hanno il cervello ma non sono andati molto lontano lo stesso. Sono necessari entrambi, caro fratello. Il cervello come le mani.»
«Stiamo divagando» riprese Ed. «Il vero problema è che il mondo è sul punto di crollare a causa di queste… insomma, di quello che fa lei.»
Tubber annuì e compose l’ordinazione di un’altra birra. Guardò accigliato il juke-box che in quel momento stava tuonando una nenia lamentosa. «Bene» disse.
«Cosa?» domandò Ed. Il juke-box l’aveva distratto.
«Ha detto che il mondo sta per crollare.» La Voce della Verità fece un cenno soddisfatto. «Dopo il crollo, forse tutti prenderanno la via di Elisio.»
Ed scolò fino all’ultima goccia il suo Manhattan e ne ordinò un secondo. «Senta» esclamò aggressivo «ho controllato il suo passato. Lei è un uomo molto istruito. Ha visto il mondo. Insomma, non è stupido.»
«Grazie, Edward» disse Tubber. Diede un’altra occhiata al juke-box. Dovevano gridare per riuscire a capirsi.
«Ammettiamo pure che lei abbia ragione a proposito della Società del Benessere. Ammettiamo. Sono appena stato a Elisio. Ho visto come vivete. D’accordo. Per alcuni va bene. Certa gente sogna un posto così. La natura e la quiete. Un luogo meraviglioso per scrivere poesie, per dedicarsi all’artigianato, forse per le ricerche scientifiche. Ma, santo cielo, non può sperare che l’umanità intera voglia vivere in quel modo. Lei ha costituito questa piccola comunità di poche dozzine di famiglie. Il mondo non può unirsi a voi, tutto intero. La sua iniziativa è limitata. Lei continua a predicare che bisogna prendere la via di Elisio. Immaginiamo che tutti seguano letteralmente il suo insegnamento: come farebbe ad accogliere quattro o cinque miliardi di esseri umani in quel suo minuscolo Elisio?»
Ezechiele Giosuè Tubber era stato ad ascoltarlo attentamente. Sorrise divertito. Il suo buon umore fu turbato ancora una volta dal fastidio che gli dava il juke-box. La macchina non si fermava mai. Ogni volta che finiva una canzone c’era qualcuno pronto a inserire una nuova moneta.
«Caro fratello, non ha capito la Voce della Verità. Il nostro termine di Elisio ha un significato duplice. Ovviamente, non speriamo che l’umanità intera si unisca a noi nella nostra piccola comunità, che è solo un esempio da seguire. Noi vogliamo dimostrare che è possibile vivere una vita piena di significato, senza dover ricorrere agli infiniti mezzi dell’attuale società industriale. Forse siamo andati fino alle estreme conseguenze per rendere più enfatico l’esempio. Io mi servo di un carro trainato da un cavallo per dimostrare che le aeromobili, che inghiottono idrocarburi in quantità disastrosa solo per ottenere una velocità di trecento chilometri all’ora, sono uno spreco inutile. Ci sono molti esempi per illustrare che troppo spesso ci serviamo di macchine complicate senza averne alcun bisogno, ma solo per giustificare il fatto che sono state costruite.»
«Non capisco questo ragionamento» urlò Ed.
«Prenda il caso del pallottoliere» gridò di rimando Tubber. «Per anni abbiamo considerato arretrati i paesi che usavano il pallottoliere nei loro affari, nelle banche, eccetera, invece delle nostre macchine calcolatrici elettroniche. E tuttavia, è dimostrabile che questo strumento è più efficiente e addirittura più rapido di un’addizionatrice elettronica da ufficio, e sicuramente meno soggetto a guasti.» Il vecchio lanciò un’occhiata fulminante in direzione del juke-box. «In verità, quell’oggetto è abominevole.»
Ed, esasperato, protestò: «Ma non possiamo cancellare dalla vita degli uomini tutti i congegni meccanici che abbiamo inventato negli ultimi duecento anni.»
«Né io desidero farlo, caro fratello. È una verità assoluta che non si può disinventare un’invenzione, proprio come non si può ricomporre un uovo strapazzato. Tuttavia, il mondo ha di molto superato il limite dell’uso saggio di queste scoperte.»
Il vecchio rifletté per qualche istante, poi proseguì. «Le faccio ora un esempio ipotetico. Immagini che un imprenditore industriale concepisca un prodotto che nessuno al mondo si è mai nemmeno sognato di desiderare. Faccio un esempio assurdo. Diciamo, ecco, uno shaker elettrico.»
«È già stato fabbricato» disse Ed.
Tubber lo fissò stupito. «Sta scherzando, spero.»
«No. L’ho letto da qualche parte: è stato fabbricato poco dopo il 1960. Pressappoco nello stesso periodo vennero fuori anche gli spazzolini da denti elettrici.»
«È comunque un ottimo esempio» sospirò Tubber. «Molto bene: allora, il nostro uomo dalle idee fertili assume una mezza dozzina di ingegneri molto preparati, alcuni dei nostri tecnici più brillanti e chiede che gli progettino lo shaker elettrico. Gli ingegneri progettano, i tecnici realizzano. Allora il nostro imprenditore si rivolge all’industria e fa produrre lo shaker in serie. L’industria si mette al lavoro: impiega un gran numero di operai altamente specializzati e una gran quantità di materie prime per fondere una lega di valore. Dopo qualche tempo, gli shaker sono pronti. Il nostro imprenditore deve ora piazzarli sul mercato. Si rivolge a un grosso ufficio di Madison Avenue e investe milioni in pubblicità e relazioni pubbliche. Fino a questo momento nessuno negli Stati Uniti del Benessere dell’America del Nord ha mai sentito la minima necessità di un simile aggeggio, ma gli americani vengono ben presto “educati”. Pubblicità su ogni canale; una campagna concepita da alcuni dei cervelli più brillanti che la nostra società può produrre. Contemporaneamente, un assalto sul fronte delle pubbliche relazioni. I cronisti mondani, nelle loro chiacchiere inutili, accennano al fatto che Mary Malone, la grande stella della TV, è così soddisfatta del suo shaker elettrico che ha cominciato a bere martini prima di colazione, oltre che prima di pranzo. Si dice che il cameriere privato della Regina d’Inghilterra prepari i cocktail reali esclusivamente con il nuovo apparecchio. Si lascia capire che Pinco Pallino IV, presidente della IBM-Remington, non si sognerebbe nemmeno di bere un martini che fosse stato mescolato in altro modo, a mano magari.»