Quell’inflessione nella voce sembrò offendere Lan. «Credevo che fossi diventato un uomo» disse severo il Custode. «È questo il modo in cui un uomo agisce? Ti comporti come un ragazzino arrogante.» Lan lo aiutava a esercitarsi nella scherma — e Rand pensava di piacergli — ma se Moiraine avesse pronunciato la parola giusta il Custode avrebbe fatto del suo meglio per ucciderlo.
«Non starò con te per sempre» spiegò Moiraine con ansia. Le mani stringevano la gonna così forte che tremavano. «Potrei morire durante il prossimo attacco o cadere da cavallo e spezzarmi il collo o essere trafitta dalla freccia di un Amico delle Tenebre. E la morte non può essere guarita. Ho dedicato tutta la vita alla tua ricerca, a trovarti e aiutarti. Ancora non sai quanto sei forte, non puoi sapere la metà di quello che fai. Io mi... scuso umilmente se ti ho offeso in qualche modo.» Queste frasi, che non aveva mai pensato di sentire da lei, vennero pronunciate in maniera quasi forzata, ma lo disse e non poteva mentire. «Lascia che ti aiuti quanto posso fino a quando posso, ti prego.»
«È difficile fidarsi di te, Moiraine.» Rand non fece caso a Lan che cambiava posizione, la sua attenzione era concentrata sulla donna. «Mi hai manovrato come un pupazzo, mi hai fatto ballare come volevi tu, fin dal giorno in cui ci siamo incontrati. I soli momenti in cui ero libero da te erano quando ti trovavi molto lontana o quando ti ignoravo. E rendi difficile anche questo.»
La risata di Moiraine era argentina come la luna, ma con delle tracce di amarezza. «È stato più come lottare con un orso che attaccare semplicemente dei fili a una marionetta. Vuoi che giuri che non cercherò di usarti? Lo farò.» La voce della donna divenne dura come diamante. «Giurerò anche di obbedirti come una Fanciulla, come uno dei gai’shain se ti fa contento, ma tu devi...» Inspirando profondamente ricominciò con più dolcezza. «Ti prego, permettimi di aiutarti.»
Lan la fissava e Rand era convinto di avere gli occhi sgranati. «Accetterò il tuo aiuto» disse lentamente. «E anche io mi scuso. Per tutta la maleducazione che ho mostrato nei tuoi confronti.» Aveva la sensazione di essere ancora manipolato e la convinzione di avere avuto dei buoni motivi per comportarsi in modo scortese, a suo tempo, ma la donna non poteva mentire.
La tensione abbandonò Moiraine. Si avvicinò per guardarlo. «Quello che hai usato per uccidere i Segugi Neri si chiama fuoco malefico. Ne posso ancora percepire delle tracce qui.» Anche lui poteva: era simile all’odore che rimane nell’aria dopo che una torta viene portata via da una stanza, il ricordo di qualcosa che scompare. «Fin da prima della Frattura del Mondo l’uso del fuoco malefico è stato vietato. La Torre Bianca ci impedisce anche di impararlo. Durante la Guerra del Potere i Reietti e la progenie dell’Ombra lo impiegavano con riluttanza.»
«Vietato?» chiese Rand aggrottando le sopracciglia. «Ti ho vista usarlo una volta.» Non poteva esserne sicuro alla pallida luce della luna, ma gli sembrava che le guance di Moiraine fossero diventate rosse. Stavolta forse era stato lui a prenderla in contropiede.
«In certe occasioni è necessario fare qualcosa di vietato.» Se era sconvolta, non trapelava dalla voce. «Quello che il fuoco malefico distrugge, cessa di esistere ‘prima’ del momento della distruzione, come un filo che brucia una volta toccato dalla fiamma. Più grande è il potere del fuoco malefico, più indietro nel tempo cessa di esistere la vittima. Il più potente che riesco a gestire io rimuove solo alcuni secondi di esistenza dal Disegno. Tu sei molto più forte. Molto.»
«Ma se non esiste prima che tu lo distrugga...» Rand si passò confuso le dita fra i capelli.
«Incominci a vedere i problemi, i pericoli? Mat si ricorda di aver visto uno dei Segugi Neri aprire un buco nella porta, ma non c’è alcun buco, adesso. Se avesse sbavato su di lui come si ricorda, sarebbe morto prima che avessi potuto raggiungerlo. Qualsiasi cosa la creatura avesse fatto nel lasso temporale in cui l’hai distrutta non esiste più. Rimangono solo i ricordi, per quelli che hanno visto o lo hanno provato. Solo quello che ha fatto prima adesso è vero. Alcuni buchi nella porta e una goccia di saliva sul braccio di Mat.»
«Mi sembra ottimo» rispose Rand. «Mat è vivo grazie a tutto questo.»
«È terribile, Rand.» La voce di Moiraine divenne pressante. «Perché credi che anche i Reietti abbiano paura di usarlo? Pensa agli effetti sul Disegno di un singolo filo, un uomo, rimosso per ore o giorni, da ciò che era stato già tessuto, appunto come un filo tolto parzialmente da un pezzo di stoffa. Frammenti di manoscritti dalla Guerra del Potere narrano di intere città distrutte dal fuoco malefico prima che entrambe le fazioni si rendessero conto del pericolo. Centinaia di fili rimossi dal Disegno, scomparsi da giorni già passati, qualsiasi cosa quelle persone avessero fatto adesso non esiste più e nemmeno quanto gli altri avevano fatto in conseguenza delle loro azioni. Rimangono i ricordi, ma non le azioni. Le increspature furono incalcolabili. Il Disegno stesso quasi disfatto. Avrebbe potuto essere la distruzione di tutto. Del mondo, del tempo, della creazione stessa.»
Rand rabbrividì e questo non aveva nulla a che vedere con il freddo che penetrava sotto la giubba. «Non posso promettere di non usarlo di nuovo, Moiraine. Tu per prima hai detto che ci sono momenti in cui è necessario fare ciò che è vietato.»
«Non credevo che tu lo avresti fatto» rispose freddamente. L’agitazione stava scomparendo e stava recuperando l’equilibrio. «Ma devi fare attenzione.» Era tornata al ‘devi’. «Con un sa’angreal come Callandor potresti annientare un’intera città usando il fuoco malefico. Il Disegno rischierebbe di essere sconvolto per anni. Chi potrebbe dire se l’ordito rimarrebbe concentrato su di te, pur essendo ta’veren, fino a quando si riprende? Essere un ta’veren di questa portata potrebbe essere il tuo margine di vittoria, anche nell’Ultima Battaglia.»
«Forse lo sarà» aggiunse Rand tetro. In tutte le favole sugli eroi il protagonista proclamava che avrebbe ottenuto la vittoria o sarebbe morto. Sembrava che il meglio che potesse aspettarsi erano vittoria ‘e’ morte. «Devo controllare qualcuno» proseguì con calma. «Ti vedrò domattina.» Raccogliendo il Potere, la vita e la morte che turbinavano, Rand ricavò un buco nell’aria più alto di quanto fosse lui, un’apertura nell’oscurità che faceva sembrare la luce della luna quella del giorno. Un passaggio, lo aveva chiamato Asmodean.
«Che cos’è quello?» sussultò Moiraine.
«Quando ho fatto qualcosa, mi ricordo in che modo. La maggior parte delle volte.» Non era una risposta, ma era giunto il momento di mettere alla prova i giuramenti di Moiraine. La donna non poteva mentire, ma le Aes Sedai trovavano aperture in un sasso. «Lascia Mat da solo stanotte e non cercare di togliergli quel medaglione.»
«Appartiene alla Torre per essere studiato, Rand. Deve essere un ter’angreal, ma non ne è mai stato trovato uno che...»
«Qualunque cosa sia» intervenne Rand con fermezza, «appartiene a Mat. Glielo lascerai.»
Per un po’ la donna sembrò combattuta, mentre lo fissava con la schiena rigida e la testa alta. Non riusciva ad abituarsi a prendere ordini da altri tranne Siuan Sanche e Rand era pronto a scommettere che non lo aveva mai fatto senza azzuffarsi. Alla fine Moiraine annuì e fece anche una specie di riverenza. «Come desideri, Rand, così sia. Per favore, fai attenzione. Imparare una cosa come l’uso del fuoco malefico da solo potrebbe essere l’equivalente del suicidio e la morte non può essere guarita.» Stavolta non era una presa in giro. «A domani allora.» Lan la seguì mentre si allontanava, rivolgendo a Rand un’espressione incomprensibile. Di certo non era soddisfatto di questa nuova piega che avevano preso gli eventi.
Rand entrò nel passaggio e scomparve.
Stava in piedi su un disco largo quasi due metri che era una copia del vecchio simbolo Aes Sedai. Anche la metà nera sembrava chiara a confronto dell’oscurità infinita che lo circondava, sopra e sotto. Era sicuro che, se fosse caduto dal disco, sarebbe stato un volo infinito. Asmodean sosteneva che c’era un metodo più veloce, chiamato Viaggiare, per usare un passaggio; ma non era stato in grado di insegnarglielo, in parte perché non aveva la forza di aprire un passaggio mentre era dietro lo schermo di Lanfear. Viaggiare richiedeva una conoscenza approfondita del punto di partenza. A Rand sembrava più logico conoscere con precisione la meta, ma per Asmodean era come chiedere perché l’aria non fosse acqua. C’erano molte cose che il Reietto dava per scontate. In ogni caso questo volo aleggiato era abbastanza veloce.