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«Avanti, Debs», cercai di farla ragionare. «Tu hai bisogno di un uomo d’azione, qualcuno che butti giù la porta e faccia irruzione sparando a volontà. Io sono solo un timido topo di laboratorio.»

Deborah attraversò la stanza e mi si parò davanti, a pochi centimetri di distanza. «Io so che cosa sei, Dexter», mormorò. «Ti ricordi? E so che sei in grado di partecipare.» Mi posò una mano sulla spalla e parlò ancora più piano, quasi sussurrò. «Kyle ne ha bisogno, Dex. Ha bisogno di catturare Danco. O non si sentirà mai più uomo. Per me è importante. Per favore, Dexter.»

Dopotutto, che cosa puoi fare quando passano alle armi pesanti? Se non fare appello a tutta la tua buona volontà e sventolare elegantemente la bandiera bianca?

«D’accordo, Debs», borbottai.

La libertà è un bene fragile ed effimero, non trovate?

28

Per quanto riluttante, avevo dato la mia parola che sarei stato d’aiuto, così il povero Devoto Dexter si lanciò immediatamente sul problema con tutte le risorse del suo strabiliante ingegno. Ma la triste verità era che il mio cervello era fuori servizio: anche se inserivo con precisione gli indizi, non ne usciva nulla.

Forse per ottenere prestazioni così elevate necessitava di maggior carburante, perciò blandii Deborah perché si facesse mandare altri pasticcini. Mentre lei era al telefono con l’addetto al servizio in camera, Chutsky mi rivolse un sorriso sfuggente, quasi mellifluo e disse: «Allora ci proviamo, amico?»

Me l’aveva chiesto in quel modo tanto carino… E d’altronde, qualcosa dovevo fare mentre aspettavo i dolci, così accettai.

La perdita degli arti aveva privato Chutsky di qualsiasi inibizione psicologica. Invece di essere un po’ più insicuro, si era fatto più aperto e cordiale e sembrava desideroso di condividere informazioni, cosa che sarebbe stata impensabile per un Chutsky dotato di tutti e quattro gli arti e di un costoso paio di occhiali da sole. Quindi, con il desiderio di fare bella figura e di sapere più particolari possibili, approfittai del suo buonumore per sapere da lui i nomi della squadra del Salvador.

Chutsky sedeva col taccuino d’ordinanza in precario equilibrio sul ginocchio, e lo teneva fermo con il polso mentre scarabocchiava i nomi con la sua unica mano, la destra. «Manny Borges, ce l’hai presente», disse.

«La prima vittima», risposi.

«Ah-hah», fece Chutsky senza alzare la testa. Scrisse il nome e poi ci tirò sopra una riga. «E poi c’era Frank Aubrey…» Si incupì, scrisse anche il suo nome e lo cancellò, storcendo la bocca. «Gli manca Oscar Acosta. Dio sa dov’è finito adesso.» Lo segnò ugualmente e vicino ci mise un punto interrogativo. «Wendell Ingraham. Vive a North Shore Drive, Miami Beach.» Mentre scriveva, gli cadde a terra il taccuino; tentò di afferrarlo al volo, ma lo mancò. Rimase un attimo a fissarlo, poi si piegò e lo raccolse. Una goccia di sudore gli scivolò sul cranio pelato, quindi a terra. «Fottute medicine», brontolò. «Mi stordiscono.»

«Wendell Ingraham», dissi.

«Giusto. Giusto.» Scarabocchiò il resto del nome e senza fermarsi continuò con: «Andy Lyle. Adesso vende automobili, su a Davie». E in una furibonda esplosione di energia proseguì e scrisse trionfante l’ultimo nome. «Due altri ragazzi morti, uno ancora disperso, ed ecco tutta la squadra.»

«Nessuno di questi sa che Danco è in città?»

Lui scosse la testa. Gli colò un’altra goccia di sudore che mi mancò per poco. «Stiamo mantenendo il segreto sulla questione. Non c’è bisogno che si sappia in giro.»

«Loro non hanno bisogno di sapere che qualcuno vuole ridurli in cuscini urlanti?»

«No, non ce l’hanno», dichiarò, stringendo la mascella come se stesse per dire un’altra frase da duro; forse voleva proporre di eliminarli tirando lo sciacquone. Poi mi guardò e ci ripensò.

«Non potremmo almeno controllare chi manca all’appello?» proposi, senza sperarci davvero.

Chutsky scosse di nuovo la testa prima ancora che finissi di parlare. Gli colarono altre due gocce di sudore, una a destra e una a sinistra. «No, assolutamente no. Questa gente è sempre in ascolto. Se qualcuno comincia a chiedere di loro, lo vengono a sapere. E non posso rischiare che scappino. Come ha fatto Oscar.»

«Allora come facciamo a trovare il dottor Danco?»

«È questo che ti tocca scoprire», disse.

«E la casa di Monte Pattumiera?» domandai speranzoso. «Quella che avevi controllato col taccuino.»

«Debbie ha piazzato un’autopattuglia. Ci si è trasferita una famiglia.» spiegò. «No, noi puntiamo tutto su di te, amico. Ti verrà in mente qualcosa.»

Debs ci raggiunse prima che trovassi qualcosa di significativo da dire, ma in verità mi stupì molto il comportamento che Chutsky aveva nei confronti dei suoi vecchi compagni. Non sarebbe stato più carino avvisarli di prepararsi a fuggire o quanto meno di stare all’erta? Di sicuro non pretendo di essere un fulgido esempio di virtù, ma se un chirurgo squilibrato facesse la posta, per esempio, a Vince Masuoka, mi piace pensare che troverei il modo di infilare qualche riferimento durante la nostra chiacchierata nella pausa caffè. Lo zucchero, per favore. A proposito, c’è un medico maniaco che vuole tagliarti gambe e braccia. Gradisci del latte?

Ma a quanto pare, non era questo il gioco che facevano gli uomini dalla mascella virile, o almeno non il loro rappresentante Kyle Chutsky. Che cosa ci potevo fare? In ogni caso avevo un elenco di nomi ed era un buon punto di partenza. L’unico. Non sapevo però come trasformarlo in un’informazione utile e Kyle sembrava più propenso a condividere notizie piuttosto che a usare la creatività. Deborah non mi era di grande aiuto. Era tutta presa a sprimacciare il cuscino di Kyle, ad asciugargli la fronte febbricitante, ad assicurarsi che prendesse le pillole: non avrei mai immaginato di vederla fare la mamma, invece…

Divenne chiaro che in quella suite non si poteva lavorare granché. L’unica cosa che potei suggerire fu di tornarmene al mio computer e vedere se riuscivo a trovare qualcosa. Dunque, dopo aver strappato gli ultimi due pasticcini dalla mano rimanente di Kyle, me ne tornai a casa al mio fidato PC. Non ero certo che sarei riuscito a trovare qualcosa, però mi ero ripromesso di provarci. Avrei fatto del mio meglio, riflettendo sul problema per qualche ora, sperando che qualcuno avvolgesse intorno a una pietra un messaggio segreto e lo lanciasse attraverso la mia finestra. Se mi finiva sulla testa, magari mi avrebbe fatto saltar fuori qualche idea.

Il mio appartamento era come l’avevo lasciato e la cosa mi confortò. Dato che Deborah non vi alloggiava più, il letto era fatto. Accesi il computer e cominciai a fare ricerche. Prima di tutto controllai il database delle agenzie immobiliari, ma non c’erano altri acquisti che si adattassero allo schema di quelli precedenti. Tuttavia, era ovvio che da qualche parte il dottor Danco doveva essere.

Anche se avevamo messo fuori uso i suoi orribili rifugi, ero abbastanza certo che non avrebbe lasciato passare troppo tempo prima di dedicarsi a Doakes o a uno qualsiasi dei nomi sulla lista che avesse attirato la sua attenzione.

In ogni caso, con quale criterio Danco decideva l’ordine delle sue vittime? In base al grado? O a quanto lo avevano fatto incazzare? Oppure a casaccio? Se l’avessi scoperto, forse sarei riuscito a trovarlo. Da qualche parte doveva pur andare, visto che le sue operazioni non erano proprio il genere di cose che si possono fare in una camera d’albergo. Allora, dove?

Nessuna pietra ruppe il vetro e mi rimbalzò sulla testa, comunque un’ideuzza cominciò a frullare nel cervello di Dexter. Danco doveva andare da qualche parte per lavorarsi Doakes e non poteva aspettare di trovare una casa sicura. Ovunque andasse, doveva restare nella zona di Miami, vicino alle sue vittime, e non poteva rischiare di scegliere un posto a caso con tutte le possibili conseguenze. Una casa in vendita, a prima vista vuota, avrebbe potuto presto essere invasa da eventuali compratori. E se il dottore ne avesse occupata una già abitata, chi gli avrebbe assicurato che il Cugino Enrico non venisse a fare visita agli inquilini? Allora, perché non usare semplicemente la casa della prossima vittima? Danco doveva pensare che Chutsky, l’unico a conoscere la lista, fosse fuori combattimento per un po’ e non gli avrebbe dato la caccia. Mentre passava al nome successivo, il dottore poteva amputare due arti con un solo bisturi: usare la casa della sua nuova vittima per finire Doakes e poi dedicarsi allegramente al fortunato proprietario.