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Posso intercettarlo.

Arrivato in cima alla scala, svoltò l’angolo e osservò il corridoio silenzioso. Verso il fondo c’erano due anziani che passeggiavano mano nella mano; davanti a loro, un turista biondo con un blazer blu leggeva una guida e ammirava il soffitto a mosaico fuori della Camera dei Rappresentanti.

«Scusi!» gridò Anderson mentre gli si avvicinava di corsa. «Ha visto un tizio con la testa rasata e un braccio al collo?»

Il turista alzò gli occhi dalla guida con aria confusa.

«Un uomo pelato, con un braccio al collo!» ripetè Anderson in tono più deciso. «Lo ha visto?»

Il turista esitò, poi guardò intimorito l’estremità est del corridoio. «Ehm… sì» disse. «È appena passato di corsa, mi pare… Andava verso quella scala laggiù.» E indicò il fondo del corridoio.

Anderson tirò fuori la radio e gridò: «A tutte le unità! Il sospetto è diretto verso l’uscita sudest. Convergete là!». Mise via la radio e correndo estrasse la pistola dalla fondina.

Trenta secondi dopo, il biondo muscoloso con il blazer blu prese l’uscita sul lato est del Campidoglio, poco frequentata, e sorrise, assaporando l’aria fresca della sera.

Trasformazione.

Era stato facilissimo.

Un minuto prima era uscito zoppicando dalla Rotonda con indosso un cappotto militare. Se l’era tolto in una nicchia buia rimanendo in giacca blu e, prima di abbandonarlo in un angolo, aveva estratto dalla tasca una parrucca bionda. Poi da quella del blazer aveva preso una piccola guida di Washington ed era uscito dalla nicchia con passo tranquillo e disinvolto, a testa alta.

La trasformazione è la mia specialità.

Mentre andava verso la limousine, Mal’akh drizzò la schiena e tirò indietro le spalle, ergendosi in tutta la sua statura. Inspirò profondamente, riempiendosi di aria i polmoni, e sentì allargarsi le ali della fenice che aveva tatuata sul petto.

Se solo conoscessero il mio potere, pensò mentre ammirava il panorama della città. Stanotte la mia trasformazione sarà completa.

Mal’akh aveva giocato abilmente le sue carte nel palazzo del Campidoglio, rendendo omaggio a tutti gli antichi protocolli. L’antico invito è stato consegnato. Se Langdon non aveva ancora capito quale fosse il suo ruolo nella capitale, quella sera, ci sarebbe arrivato presto.

13

La Rotonda del Campidoglio, come la Basilica di San Pietro, riusciva sempre a sorprendere Robert Langdon. Razionalmente, sapeva che era così enorme da poter contenere senza problemi la Statua della Libertà, quella di New York, ma ogni volta rimaneva colpito dalla sua grandezza e solennità. Quella sera, però, vi regnava il caos.

Alcuni agenti di sicurezza stavano chiudendo la sala al pubblico e cercando di allontanare i turisti sconvolti dalla mano mozza. Il bambino continuava a piangere. Ci fu un lampo di luce: qualcuno aveva scattato una foto. Subito gli agenti si precipitarono a fermare il responsabile, gli sequestrarono la macchina fotografica e lo accompagnarono fuori. In mezzo alla confusione, Langdon avanzava come in trance, insinuandosi tra la folla per avvicinarsi.

La mano destra di Peter Solomon era in verticale. Il polso, reciso di netto, era infilzato su una punta acuminata sopra un piccolo piedistallo di legno. Tre dita erano ripiegate, mentre il pollice e l’indice erano tesi e puntati verso la cupola della sala.

«State indietro!» gridò un poliziotto.

Langdon era ormai abbastanza vicino da riuscire a distinguere il sangue che, colato dal polso, si era coagulato alla base di legno. Le ferite post mortem non sanguinano… quindi Peter è vivo. Il sollievo che aveva provato si trasformò subito in raccapriccio. Gli hanno amputato una mano? Ebbe un attacco di nausea e pensò a tutte le volte che gliel’aveva stretta.

Per qualche secondo si sentì come immerso nella nebbia.

La prima immagine che riuscì a mettere a fuoco fu del tutto inaspettata.

Una corona… e una stella.

Langdon si accovacciò per vedere meglio la punta del pollice e dell’indice. Tatuaggi? Incredibile ma vero, il mostro che aveva commesso quell’atrocità aveva tatuato dei piccoli simboli sulla punta delle dita di Peter.

Una corona sul pollice, una stella sull’indice.

Non è possibile. Non appena riconobbe i due simboli, quella scena, già così agghiacciante, assunse per Langdon una sfumatura soprannaturale. Storicamente apparivano spesso, sempre nella stessa posizione, sulle dita di una mano. Si trattava di una delle icone più antiche e più ambite del mondo.

La Mano dei Misteri.

Ormai si vedeva di rado, ma in passato aveva rappresentato un’imperiosa esortazione ad agire. Langdon si sforzò di capire il significato del macabro feticcio che aveva davanti. Qualcuno ha trasformato la mano di Peter in una Mano dei Misteri? Era inconcepibile. Tradizionalmente, la mano veniva scolpita nella pietra o nel legno, oppure disegnata. Langdon non aveva mai sentito parlare di una Mano dei Misteri in carne e ossa. Era un’idea raccapricciante.

«Signore?» disse un agente alle sue spalle. «Per favore, si sposti.»

Langdon quasi non lo sentì. Ci sono altri tatuaggi. Pur non riuscendo a vedere i polpastrelli delle tre dita ripiegate, sapeva che anche quelli dovevano avere ciascuno il suo simbolo. La tradizione voleva così. Cinque simboli in tutto. Nel corso dei millenni, i cinque simboli della Mano dei Misteri non erano mai cambiati, così come non era mai cambiata la funzione simbolica della mano stessa.

La mano rappresenta… un invito.

Langdon rabbrividì nel ricordare le parole dell’uomo che lo aveva condotto fin lì. Questo invito è un’occasione unica nella sua vita. Nell’antichità, la Mano dei Misteri aveva veramente rappresentato l’invito più ambito che esistesse. Ricevere quel segno significava essere chiamati a far parte di un’èlite, il gruppo ristretto di coloro che erano considerati detentori di una conoscenza esoterica ed eterna. Oltre a essere un grande onore, l’invito significava che un maestro ti considerava degno di condividere tale sapienza segreta. La mano che il maestro tendeva all’iniziato.

«Per favore» ripetè l’agente toccando Langdon su una spalla. «Deve spostarsi subito più indietro.»

«So cosa significa. Vi posso aiutare!» disse Langdon.

«Per favore!» insistette il poliziotto.

«Il mio amico è in pericolo. Dobbiamo…»

Si sentì sollevare da braccia possenti che lo trascinarono via. Era troppo scombussolato per protestare.

Gli era appena stato rivolto un invito ufficiale. Qualcuno lo aveva convocato affinché aprisse un portale mistico che avrebbe rivelato un mondo di antichi misteri e conoscenze segrete.

Ma era pura follia.

Il delirio di un pazzo.

14

La limousine di Mal’akh si allontanò dal Campidoglio e imboccò Independence Avenue in direzione est. Un ragazzo e una ragazza, sul marciapiede, cercarono di vedere dai finestrini posteriori oscurati se a bordo ci fosse qualche VIP.

Sono qui davanti, pensò Mal’akh sorridendo tra sé.

Gli piaceva il senso di potere che provava nel guidare da solo quella vettura di lusso. Nessuna delle altre cinque macchine che possedeva gli avrebbe potuto offrire ciò di cui aveva bisogno quella sera: la garanzia dell’anonimato. Una privacy totale. Le limousine a Washington godevano di una sorta di tacita immunità. Sono ambasciate mobili. Per evitare il rischio di infastidire qualche personaggio potente fermando una limousine nei pressi del Campidoglio, i vigili in servizio in quella zona preferivano astenersi.