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Durante i servizi funebri della mattina, aveva trovato quella che sembrava una piccola fortuna in gioielli sparpagliata nel fango della piazza, cose preziose evidentemente gettate via al momento di cercare un riparo in quella notte di terrore.

Karst adesso era una città di morti. La gente si muoveva ciecamente tra le case barcollando per la stanchezza, lo shock ed il dolore. Da ogni casa proveniva un lamento od un pianto che, unendosi agli altri, si diffondeva dappertutto come un mormorio soffocato. I luoghi che soltanto il giorno prima traboccavano di gente, ora erano pressoché vuoti. Uomini e donne attraversavano le vie immersi nei loro pensieri, e si guardavano l’un l’altro senza dire una sola parola perché non osavano chiedersi: «Cosa avverrà adesso?»

Sarebbe un ottima domanda, pensò Rudy seccamente. Cosa avverrà dal momento che i Guerrieri del Buio possono comparire di nuovo, da un momento all’altro? E cosa sarà di me, esiliato in un universo alieno, costretto a nascondermi ed a ripararmi fino a che qualcosa — il Buio, il freddo, la fame, la peste o qualsiasi altra avversità — mi colpirà impedendomi di far ritorno alla sicurezza familiare di casa mia?

Forse nemmeno Ingold avrebbe saputo rispondergli. E qualcuno avrebbe anche potuto imprigionare di nuovo il Mago e, questa volta, chi sarebbe andato a liberarlo?

Cosa succederebbe, pensò ancora Rudy, se qualcuno imprigionasse me? È possibile: io sono uno straniero, ignoro completamente le leggi di questo mondo, e ciò basterebbe a farmi gettare in una di quelle celle nelle quali ho trascorso la notte scorsa… Diamine, non conosco nemmeno la lingua!

Rudy era ben consapevole di non aver più pronunciato una parola di inglese da quando era giunto in quell’universo. Non riusciva proprio a capire come facesse a parlare il Wathe, la lingua ufficiale del Regno. Ingold gli aveva detto qualcosa su come arrabbattarsi con la lingua, ma allora non gli aveva dato molto peso, dato che lo credeva ancora un simpatico lunatico.

Rudy pensò che fosse quella dannata magia della quale si serviva ogni vagabondo nei suoi viaggi.

Scorse Ingold ed Alwir attraversare la piazza insieme, come se si controllassero l’un l’altro. Il Cancelliere camminava avvolto nel turbinio cremisi del suo mantello bruciacchiato con i rubini che brillavano come sangue raggrumato sulla pelle chiara di daino dei guanti. Ingold procedeva accanto a lui appoggiandosi al suo bastone come un vecchio stanco. Dio solo sapeva come avesse fatto il Mago a ritrovare sia il suo bastone che la spada…

La sua voce, forte e stridente con una leggera sfumatura vellutata di sottofondo, giunse alle orecchie di Rudy non appena i due cominciarono a salire le scale.

«… guardiamoci in faccia. Tutti quanti. Il nostro mondo, il nostro modo di vivere, è cambiato, e saremmo degli sciocchi se lo negassimo. Tutte le strutture del potere sono cambiate, e nessun tipo di macchinazione, di magia o di fede, ci permetterà di conservare ciò che avevamo prima.»

La voce di Alwir risuonò profonda e dolce nel rispondere.

«E tu, amico mio? Anche la tua magia ha fallito. Dov’è il tuo Arcimago adesso? E il Consiglio di Quo?…»

I due proseguirono allontanandosi, e Rudy non riuscì più a udire le loro parole.

Ha ragione Ingold, pensò il giovane. Posso essere ignorante, ma non sono stupido, ed è vero che tutto è cambiato: anche questa città che, nonostante sia stata trasformata in un campo profughi, ha avuto il suo splendore…

Rudy si fermò a contemplare ancora la piazza silenziosa. Soltanto ieri le case ed i palazzi avrebbero potuto essere venduti a cifre altissime. Adesso invece non rimaneva che un campo di battaglia cosparso di fango misto a terra, con ancora molte tracce della sanguinosa nottata.

Nel frattempo altre sagome si stavano avvicinando, ed egli le riconobbe: si trattava dei Nobili e dei notabili del Regno che si stavano avviando al Consiglio. Soltanto ieri glieli avevano indicati con orgoglio, mentre girellava per Karst senza preoccuparsi di nulla e limitandosi a fare l’involontario turista.

Riconobbe un paio di capi che si erano precipitati a Gae ad aiutare il Re e che poi avevano scelto Karst come ultimo baluardo. Uno era un giovane biondo dai lunghi capelli fluenti, l’altro un vecchio alto, vestito all’antica, che assomigliava a John Wayne nelle sue migliori interpretazioni da sceriffo. Insieme a loro si stavano avvicinando anche Janus, in una uniforme nera pulita, ma con ancora i segni della nottata, neanche fosse stato un poliziotto irlandese reduce da una rissa del venerdì notte, ed il Vescovo Govannin che si appoggiava al braccio di un prete. Tra quei personaggi spiccavano anche un paio di mercanti locali che stavano cercando, a quanto aveva saputo, di arricchirsi ulteriormente col mercato nero di acqua e cibo, dei quali c’era una spaventosa necessità.

Rudy gettò un’occhiata verso l’ombra gettata sul terreno dall’angolo della fontana. Il Consiglio poteva prolungarsi per tutto il pomeriggio, anche perché era necessario approntare un piano efficace per affrontare il prossimo calare della notte. Rudy si chiese se sarebbe riuscito a raggiungere Ingold al termine della riunione. Forse esisteva un modo per riuscire a tornare nel suo mondo senza tirarsi dietro tutti i Guerrieri del Buio. E forse l’Arcimago di Quo avrebbe potuto aiutarlo… in fondo era lui il capo di Ingold, o perlomeno lo era finché non fossero riusciti a mettersi in contatto con lui…

Poi, nella piazza comparve un volto familiare, e tutti i pensieri scomparvero dalla sua mente: la ragazza indossava un abito di velluto nero che aveva sostituito la pallida veste bianca del giorno prima. Le trecce avvolte in un’acconciatura complicata e lucente, la rendevano un po’ più vecchia, ma gli ricordarono egualmente un giovane e snello melo nella sua prima fioritura; era delicata, leggiadra, ed agile come una ballerina.

Si alzò senza pensarci e si mosse per raggiungerla.

«Vedo che stai bene,» disse. «Mi dispiace soltanto di non essere venuto io stesso a liberarti. Ma ero talmente stanco che non sono riuscito a pensare ad altro che a trovare un angolo di pace dove sdraiarmi a dormire un poco.»

Minalde gli sorrise timidamente.

«Va bene lo stesso. Gli uomini mandati da Alwir a cercarmi non hanno avuto alcun problema per trovarmi. E, dopo tutto ciò che hai fatto la scorsa notte, sarei stata una svergognata a chiederti di rinunciare ad un po’ di riposo per venire dietro a me ed assicurarti che non avessi altri problemi…»

La ragazza sembrava tesa e stanca, più fragile della notte precedente; a Rudy sembrò di poterla sollevare con una sola mano.

Alde continuò.

«Ti devo la vita… e Tir la sua due volte.»

«Si… Bene…», rispose imbarazzato Rudy. «Però penso ancora che sia stata un’azione da matti quella di seguirti in quelle gallerie. Penso che mi farò dare un’occhiata al cervello per averlo fatto.»

«Ti dissi un’altra volta che eri coraggioso», sorrise Alde burlandosi di lui. «Ora non puoi certo negarlo.»

«Figurati!», ghignò Rudy.

Gli angoli degli occhi della ragazza si incresparono leggermente in un’ombra di risata.

«Anche quando mi seguisti su per le scale?»

«Che diavolo! Non potevo certo lasciare che andassi da sola!» Rudy la fissò serio in volto per un istante ricordando il terrore provato in quel grande corridoio battuto dal vento e nell’intricato labirinto delle Volte. «Devi tenere molto al bambino per aver preso quella strada per salvarlo.»

La giovane allungò una mano a toccare quella di Rudy, e le sue dita erano calde e sottili.