«Gli affiderei la mia stessa vita!», rispose Ingold con decisione. «E sono affezionato a lui quasi fosse mio padre…»
Dopo queste ultime parole, Ingold si girò e scomparve nelle ombre cupe della strada; Rudy lo vide allontanarsi — una figura curva e stanca — e si rese conto che lo Stregone gli aveva, forse per la prima volta, dato una risposta sincera sui suoi sentimenti personali.
La pioggia luccicò ancora un attimo sul cappuccio dello Stregone prima che svanisse del tutto, quando passò sotto una finestra illuminata in fondo alla strada. La luce era fioca, forse si trattava del debole bagliore di una candela o di una piccola lampada. Lo sguardo di Rudy si puntò su quei vetri e scorse una sagoma muoversi dietro le finestre.
Conosceva quella casa…
Dopo un momento d’esitazione si fece coraggio.
Che diavolo! Perché no?, pensò.
Si mosse dal riparo del cancello e corse lungo la via, buia sotto la pioggia.
Alde alzò il viso spaventata, udendo il picchiettare sulla porta aperta della camera. Poi lo riconobbe, ed i suoi occhi viola si illuminarono di piacere.
«Ciao.»
«Salve…», rispose impacciato Rudy, entrando nella stanza e cercando di evitare il disordine che vi regnava. Letto, sedie e pavimento erano cosparsi di vestiti, libri ed oggetti vari. Su un paio di pettini rilucevano due grandi rubini rosso scuro e, accanto a loro, vi era un paio di guanti bianchi. Minalde aveva indosso la veste bianca che portava il giorno del suo incontro con Rudy. Evidentemente doveva essere uno dei suoi abiti preferiti, come un vecchio paio di comodi jeans. I suoi capelli neri, sciolti, le scendevano in lunghe onde scure sulle spalle esili.
«Sono venuto a vedere se avevi bisogno di aiuto per sistemare le tue cose.»
«È molto gentile da parte tua,» sorrise Minalde, «ma non ho bisogno di aiuto: piuttosto mi servirebbe un cervello di riserva per riuscire a mettere ordine in questo caos…»
Gesticolò eloquentemente verso la confusione che la circondava.
Ci fu un calpestio di scarpe dai tacchi pesanti alle sue spalle, e la donna bassa e massiccia che Rudy aveva incontrato sulla terrazza — Cristo, era soltanto ieri? pensò — entrò nella stanza tutta agitata, trascinandosi dietro un cesto ed una pila di sacchi vuoti stretti sotto le braccia. Il donnone gli rivolse uno sguardo di sprezzante indifferenza, e non si degnò di rivolgergli la parola. Ad Alde però disse:
«Questo è tutto quello che ho potuto trovare, Maestà, e possa essere maledetta se non riuscirò a stipare tutto in un carro. Tutto, compreso il baule del mio Signore Alwir!»
«Bene Medda.» Alde sorrise, raccogliendo i sacchi. «È già un miracolo che tu sia riuscita a trovare questa roba. Grazie.»
La donna più anziana sembrò tranquillizzarsi.
«Questa casa è veramente simile ad un mattatoio, e per questo non sono riuscita a fare di più. Soltanto non so come farà sua Maestà, obbligata a viaggiare in un carro con i soli vestiti che ha indosso e niente altro… Come riusciremo a raggiungere Renweth vive, non lo so proprio!»
«Ce la faremo!», rispose la ragazza. «Alwir ci guiderà.»
Senza una parola né un’altra occhiata a Rudy, Medda si allontanò verso l’angolo della stanza dove iniziò a piegare coperte e lenzuola chiudendole in uno dei sacchi. Alde intanto era tornata al suo bagaglio e prese in mano, per riporlo, un grande mantello di velluto rosso con qualche vistosa bruciatura che Rudy riconobbe come quello indossato quel pomeriggio da Alwir.
«La maggior parte di questa roba è di Alwir», disse la ragazza rivolgendosi a Rudy e scuotendo il capo a causa del gran mucchio di mantelli, uniformi e vestiti che ricopriva il letto. «Mi ha chiesto di aiutarlo a riordinare le sue cose, ma è difficile scegliere cosa prendere o cosa lasciare.»
Messo via il mantello, afferrò una trapunta di seta ricamata con delle stelle dai colori cangianti. Rudy, abituato ad aiutare sua madre, si precipitò in suo soccorso e ne ricevette un sorriso come ringraziamento.
«Fare il mio bagaglio è stato facile», le disse. «Tutto quello che possiedo è un cucchiaio ed una coperta. Tu però, per essere una Regina, stai portando via veramente poche cose.»
Alde sorrise di nuovo, ed agitò la testa per allontanare qualche ciocca ribelle dagli occhi.
«Hai visto il carro che mi è stato destinato? È grande quasi quanto quel letto. Di solito non sono così ingombrante: dovunque vada, sembra sempre che debba portare con me carri e carri di cose, libri, mantelli, vestiti, giochi… ma la mia cameriera…», la voce le si spezzò quasi fosse inciampata durante una corsa. Terminò la frase tremando e con un filo di voce, «… di solito porta molto più di me…» Poi, con una delicatezza forzata, continuò: «Nei viaggi più lunghi ho portato con me la mobilia, la biancheria da letto, il servizio da tavola e le finestre…»
«Finestre?»
«Certo!» Alde lo guardò con autentica sorpresa; nel fervore del discorso aveva completamente dimenticato, così come era avvenuto al Falcone di Ghiaccio quando parlava con Gil, di avere di fronte uno straniero venuto addirittura da un altro mondo. «Hai idea di quanto costi un vetro? Anche noi, pur appartenendo alla classe nobile, dobbiamo portarci dietro le nostre finestre quando viaggiamo. Non possiamo certo permetterci di avere delle finestre in ogni casa…» Sorrise vedendo che Rudy adesso aveva capito. Poi, un po’ più mestamente, continuò: «Immagino che però non ne avremo bisogno nel Torrione di Dare…»
«Com’è?», chiese Rudy. «Voglio dire, il Torrione di Dare.»
Lei scosse la testa.
«Veramente non lo so. Non ci sono mai stata. Gli antichi Re hanno abbandonato Renweth molto tempo fa… fino a che… Eldor…», di nuovo l’esitazione di poco prima la colpì e sembrò quasi che faticasse a pronunciare quel nome, «fino a che il Re non vi tornò qualche anno fa per lasciarvi una nuova guarnigione. Penso che nessun altro Re di Darwath vi abbia messo piede da generazioni. Ma lui lo ricordava… così come lo ricordava mio nonno.»
«Tuo nonno?»
«Oh, si. Il nostro Casato, il Casato di Bes, discende dai Dare di Renweth… una discendenza collaterale. Di tanto in tanto, le memorie affiorano anche nella mente della mia gente e, qualche volta, risalgono a centinaia di anni fa. Mio nonno parlava sempre dell’oscurità che regnava nel Torrione, del fumo e dell’odore… Diceva che ricordava dei passaggi labirintici appena illuminati da lampade a olio, e vecchie scale malferme ed improvvisate che salivano e scendevano in quella oscurità. Ricordava se stesso — forse Dare o qualche altro antenato — che camminava attraverso quei corridoi senza sapere se fosse estate o inverno, giorno o notte: c’era sempre quell’onnipresente luminosità delle lampada. Quando ne parlava», continuò Alde e le sue mani si immobilizzarono, bianche e diafane contro i colori della veste che indossava, «riuscivo quasi a vederlo, tanto mi sentivo vicina a lui. Riuscivo a vedere quelle scale che si alzavano sopra la mia. testa come instabili impalcature, e quell’incostante bagliore sulla pietra… Sentivo quell’odore umido e tenebroso come di vecchie coperte ammuffite e di abiti sporchi, e percepivo la tetra oscurità che ci circondava. Sarà stato duro vivere per tanto tempo alla luce delle torce.»
«Tanto tempo… è un periodo troppo lungo… un’eternità!», disse Rudy, e Minalde volse il viso da un’altra parte.
Continuarono ancora a parlare del Torrione, del Palazzo di Gae, e delle tante cose che avevano riempito la vita della Regina di Darwath. Il fuoco ardeva nel braciere aperto e riscaldava la stanza, mentre le fiamme creavano un gioco di luci ambrate sul mucchio di carboni ardenti; tra gli alberi piegati aleggiava un lieve sentore di canfora e di sacchetti profumati di limone.
«Temo che troppe di queste cose dovranno essere abbandonate», sospirò Alde. «Abbiamo soltanto tre carri, ed uno deve essere usato per i documenti e gli archivi del Regno.» Si sedette sul pavimento facendo scorrere tra le mani i libri di un’alta pila che si trovava accanto a lei. La luce del fuoco brillò sui loro bordi irregolari e diffuse un bagliore dorato, simile ad un’abbronzatura, sulla pelle liscia del suo mento e della gola. «Avrei voluti prenderli tutti, ma alcuni sono terribilmente frivoli. I libri sono pesanti per cui, quelli che dovremmo portare con noi, riguarderanno solo argomenti seri ed importanti, come filosofia e teologia… Questi saranno i soli libri sui quali potremo contare per molti anni nel Torrione.»