Ma Shrick perse presto interesse a quegli strani riti, che non avrebbe mai potuto sperare di capire. Tutta la sua attenzione si stava concentrando sullo scintillante bottino che stava andando molto lentamente alla deriva verso di lui, spinto da qualche occasionale vortice d’aria.
Quando parve che si sarebbe infilato con precisione dentro la porta alla quale Shrick era in attesa, virò. E Shrick, per quanto temesse quelle pseudo-vite che ronzavano e ticchettavano tutt’intorno, balzò fuori. Il gigante, impegnato in una sua qualche stregoneria, non si accorse di lui. Shrick in un attimo fu accanto al trofeo galleggiante, e se lo strinse al petto. Era più grande di quanto gli era parso, poiché era stato piccolo soltanto in rapporto alle gigantesche dimensioni del precedente proprietario. Ma non era troppo grande da non poter passare attraverso la porta della Barriera. Trionfante, Shrick lo trasportò fino alla sua caverna.
Molti furono gli esperimenti che eseguì con maldestro zelo. Per un po’, sia lui che Wesel dovettero curarsi qualche dolorosa bruciatura. Ciononostante aveva un’altra lunga lista di nuovi esperimenti da compiere in un prossimo futuro, quando incappò per caso su un impiego di quella fiamma che gli parve di molta importanza per le sue guerre.
Imitando i giganti, si era ficcato in bocca una scheggia lunga e stretta del materiale di cui era fatta la Barriera. Ne aveva poi accostato l’estremità alla piccola fiamma. Vi fu, come si era quasi aspettato, una nuvola. Ma per niente fragrante né distensiva. Accecata, e colta da un accesso di tosse, Wesel afferrò il bastoncino ardente e ne soffocò la strana vita fra le mani.
Poi… «È duro», constatò. «È duro quasi come il metallo…»
E così Shrick era divenuto il primo produttore in serie di armi che il suo mondo avesse mai conosciuto. Preparò lui stesso i primi paletti appuntiti. Gli altri, li lasciò fare a Wesel e al fedele Grosse-Orecchie. Non oso affidare quel nuovo e meraviglioso potere a nessuno che non fosse tra i suoi intimi.
L’altra innovazione di Shrick fu una completa violazione di tutte le regole delle guerra. Chiamò anche le femmine a combattere, formando la retroguardia con le più vecchie e inferme, cariche di grossi fasci di quelle nuove lance fabbricate in serie. Il Nuovo Popolo, che già da tempo si stava chiedendo perché mai il loro capo non avesse consentito di uccidere tutti coloro che erano sopravissuti alla loro utilità, ora ebbe la risposta.
Le caverne del Nuovo Popolo furono abbandonate, salvo per poche femmine che rimasero coi neonati.
E le orde di Shrick si rovesciarono attraverso le gallerie.
La guerra contro il Popolo di Tekka fu condotta con sbrigativa brutalità. Le sentinelle che occupavano gli avamposti furono massacrate senza tante cerimonie, ma fecero in tempo ad avvertire la tribù dell’attacco. Tekka andò in avanscoperta con un corpo dei suoi lancieri scelti, fiducioso che, grazie alla sua possibilità di avere accesso a quei punti dell’Interno dov’era possibile procurarsi il metallo, sarebbe stato in grado di sopraffare, grazie alla superiorità del numero e delle armi, quell’orda eterogenea.
Quando Tekka, alla fioca luce, vide quei pochi, rivelatori luccichii di metallo tra le lance ammassate di Shorick, scoppiò a ridere.
«Questo Senza-Pelo è pazzo», esclamò. «Ed io l’ucciderò con questa». Brandi la sua arma. «Sua madre me la diede molti, moltissimi nutrimenti or sono».
«Wesel è…?»
«Forse, figlio mio. Mangerai il suo cuore, te lo prometto».
E poi Shrick colpi.
La massa urlante dei suoi si precipitò lungo l’ampia galleria. Fiduciosi, i lancieri di Tekka attesero, sapendo che le armi del nemico erano buone soltanto per un colpo, e non sarebbe stato, quasi certamente, un colpo mortale.
Tekka corrugò la fronte quando valutò il numero degli attaccanti. Non potevano esserci tanti maschi nel Nuovo Popolo. Non potevano… E poi l’ondata colpi.
In un batter d’occhio la galleria divenne un unico groviglio di corpi avvinghiati in una stretta mortale. I combattimenti si scatenarono senza alcun ordine o dignità, come quelli che in passato avevano sempre contrassegnato le guerre del Popolo. E con crescente terrore Tekka si rese conto che le lance del nemico resistevano ai colpi della battaglia, almeno quanto le poche armi dalle punte metalliche.
Con lentezza, ma con slancio sempre crescente, gli attaccanti continuarono a premere ed a guadagnare impeto, lasciandosi dietro le spalle mucchi di corpi inerti. Cercando affannosamente di respirare in mezzo agli effluvi di sudore e di sangue appena versato, Tekka e le ultime delle sue guardie si trovarono respinti sempre più indietro.
Quando uno del Nuovo Popolo si trovava disarmato, era pronto a retrocedere dietro la prima linea dei suoi. E come per magia, un nuovo combattente armato compariva sempre a sostituirlo… «Usa le femmine!» gridò Trillo. «Shrick fa combattere anche le…».
Ma Tekka non rispose. Stava lottando per la sua vita contro un mostro a quattro braccia. Ogni mano di costui reggeva una lancia — e ogni lancia grondava sangue fresco. Per lunghi battiti di cuore Tekka parò i colpi dell’avversario, poi il suo sangue freddo venne meno. Urlando, voltò la schiena al nemico. Fu l’ultima cosa che fece.
I resti delle truppe da combattimento della tribù di Tekka si trovarono infine inchiodati contro una parte del loro Luogo-d’Incontro. Intorno a loro, la gente del Nuovo Popolo formava un cerchio compatto. A ringhio rispondeva ringhio. Trillo e la sua scarsa mezza dozzina di guardie sapevano che non ci sarebbe stata resa. Tutto quello che potevano fare era vender la propria vita quanto più cara possibile.
E così attesero l’inevitabile, raccogliendo le ultime riserve della loro energia in quell’ultima breve tregua, respirando affannosamente le ultime, dolci boccate d’aria che avrebbero mai più assaporato. Da dietro il muro compatto dei loro assalitori potevano udire le urla delle femmine e dei piccoli che si erano nascosti nelle loro caverne e adesso venivano braccati e massacrati. Non avrebbero mai saputo che il magnanimo Shrick stava risparmiando la maggior parte delle femmine. Shrick sperava infatti che queste producessero, per lui, altri membri del Nuovo Popolo.
E poi Shrick si fece avanti, aprendosi la strada fino alla prima linea delle sue forze. Il suo corpo liscio e nudo era illeso, salvo per le sue vecchie cicatrici della lotta contro Zanna-Grossa. E con lui c’era Wesel, non un solo pelo della sua serica pelliccia era fuori posto. E Grosse-Orecchie… ma lui, ovviamente, aveva combattuto. Con loro giunsero altri guerrieri, freschi d’energie e avidi di combattere.
«Finiteli!» ordinò Shrick.
«Aspettate!» esclamò Wesel, imperiosa. «Voglio Trillo».
Lo indicò ai guerrieri scelti che sollevarono le lance — armi sottili e leggere, inadatte al combattimento corpo a corpo. Un barlume di speranza si riaccese nel petto degli ultimi difensori.
«Adesso!»
Trillo e le sue guardie si prepararono ad affrontare l’ultimo assalto. Ma questo non giunse mai. Invece, scagliate con mira infallibile, quelle lance sottili e affilate volarono a inchiodarli orribilmente contro le pareti grige e spugnose del Luogo-d’Incontro.
Risparmiato da quel massacro finale, Trillo si guardò intorno con occhi sgranati, resi folli dal terrore. Cominciò a urlare, poi si scagliò contro Wesel che rideva. Ma Wesel scivolò tra la gente accalcata del Nuovo Popolo e scomparve. Cieco ad ogni altra cosa, fuorché all’odiata figura. Trillo cercò d’inseguirla. E il Nuovo Popolo si affollò intorno a lui, legandogli le braccia e le gambe con robuste corde, strappandogli la lancia dal pugno prima che questa facesse in tempo a dare altro sangue.
Poi il prigioniero rivide colei che era stata la sua compagna.