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«Egwene non verrà processata e non si trova nelle celle sotterranee. Non mi ha detto dove la stanno trattenendo, tranne che è sorvegliata costantemente. E ordina che non ci sia alcun tentativo di salvarla che coinvolga delle Sorelle.»

Le altre donne la fissarono in un silenzio attonito. In realtà lei stessa aveva discusso su quel punto con Egwene, ma senza successo. Era stato un ordine, impartito dall’Amyrlin Seat in persona.

«Quello che dici è irrazionale» ribatte infine Carlinya. Il suo tono era ancora freddo, il suo volto sereno, ma le mani lisciavano inutilmente le sue gonne bianche ricamate. «Se catturassimo Elaida, la processeremmo e molto probabilmente la quieteremmo.» Se. I loro dubbi e le loro paure non si erano ancora placati. «Dal momento che lei ha Egwene, di sicuro farà lo stesso. Non ho bisogno che Beonin mi dica quello che prevede la legge a tale riguardo.»

«Noi dobbiamo salvarla, qualunque cosa lei voglia!» La voce di Sheriam era accalorata quanto quella di Carlinya era gelida, e i suoi occhi verdi scintillavano. Le sue mani si erano strette a pugno contro le gonne. «Non riesce a capire il pericolo in cui si trova. Dev’essere sotto shock. Ti ha dato qualche indizio sul luogo della prigionia?»

«Non provare a celarci nulla, Siuan» disse Myrelle con fermezza. I suoi occhi erano quasi in fiamme, e lei strinse la fascia di seta con uno strattone per enfatizzarlo. «Perché mai lei terrebbe nascosto il luogo della prigionia?»

«Per paura di quello che tu e Sheriam proponete.» Arrendendosi ai grovigli arruffati dal vento, Siuan gettò il pettine sul tavolo. Non poteva starsene lì a pettinarsi i capelli e aspettarsi che loro le prestassero attenzione. Scarmigliata sarebbe andata bene lo stesso. «Lei è sorvegliala, Myrelle. Da Sorelle. E non la lasceranno andare facilmente. Se cerchiamo di liberarla, delle Aes Sedai moriranno per mano di Aes Sedai, sicuro come che i puntargento depongono uova fra i canneti. E successo una volta, ma non deve succedere di nuovo, altrimenti tutte le speranze di riunificare pacificamente la Torre moriranno. Non possiamo permettere che accada di nuovo. Perciò non ci sarà nessun salvataggio. Per quanto riguarda il motivo per cui Elaida ha deciso di non processarla, non so dire.» Su quello Egwene era stata vaga, come se anche lei non lo capisse. Ma era stata chiara sui fatti e quella non era un’affermazione che avrebbe asserito a meno che non ne fosse stata certa.

«Pacificamente» borbottò Sheriam, lasciandosi cadere di nuovo sulla branda. Impregnò quella parola di un’enorme amarezza. «C’è mai stata possibilità per questo, fin dal principio? Elaida ha abolito l’Ajah Azzurra. Che possibilità di pace esiste?»

«Elaida non può semplicemente sopprimere una Ajah» sussurrò Morvrin, come se quello avesse qualcosa a che fare con qualcos’altro. Diede una pacca sulla spalla a Sheriam, ma la donna dai capelli color fuoco scacciò via scontrosamente la sua mano grassoccia.

«C’è sempre una possibilità» disse Carlinya. «I porti sono bloccati, rafforzando la nostra posizione. Le negoziatrici si incontrano ogni mattina...» Lasciando morire la frase con uno sguardo preoccupato negli occhi, si versò una tazza di té e ne bevve metà in un sorso solo senza aggiungere miele. Bloccare i porti avrebbe messo fine ai negoziati; non che sembrassero portare da qualche parte. Elaida avrebbe permesso che continuassero, avendo pure Egwene tra le sue mani?

«Non comprendo perché mai Elaida non voglia far processare Egwene,» disse Morvrin «dato che una sentenza di colpevolezza sarebbe certa, ma rimane il fatto che lei è prigioniera.» Non mostrava nulla dell’accaloramento di Sheriam o di Myrelle e niente della freddezza di Carlinya. Stava semplicemente presentando i fatti, con solo una minima tensione nella bocca. «Se non verrà processata, allora senza dubbio verrà spezzata. Si è rivelata una donna più forte di quanto io l’abbia reputata all’inizio, ma nessuna è tanto salda da resistere alla Torre Bianca quando essa decide di spezzarla. Dobbiamo pensare alle conseguenze se non la tiriamo fuori da li prima che ci riesca lei.» Siuan scosse il capo. «Non verrà neanche fustigata, Morvrin. Nemmeno io capisco il perché, ma di certo lei non ci avrebbe eletto di lasciarla lì se pensava che l’avrebbero torturata...»

Si interruppe quando il lembo della tenda venne aperto e Lelaine Akashi entrò, con uno scialle dalla frangia azzurra drappeggiato lungo le braccia. Sheriam si alzò, anche se non ce ne sarebbe stato bisogno: Lelaine era un’Adunante, ma Sheriam era la Custode degli Annali. D’altra parte Lelaine era imponente nel suo abito di velluto striato di azzurro nonostante la sua magrezza, la dignità fatta persona, con un’aria di autorità che quella notte sembrava più grande che mai. Con ogni capello a posto, era come se stesse entrando nel Consiglio dopo una riposante nottata di sonno.

Siuan si voltò agilmente verso il tavolo e prese la caraffa. Di norma sarebbe stato il suo ruolo in quel consesso: versare il té e parlare quando veniva chiesta la sua opinione. Forse se fosse rimasta in silenzio, Lelaine avrebbe sbrigato le sue faccende con le altre e se ne sarebbe andata senza rivolgerle una seconda occhiata. Quella donna di rado la guardava più di una volta.

«Pensavo che quel cavallo di fuori fosse quello su cui ti ho visto arrivare, Siuan.» Lo sguardo di Lelaine passò in l’assegna le Sorelle, tutte quante col volto impassibile. «Ho interrotto qualcosa?»

«Siuan dice che Egwene è viva» disse Sheriam come se stesse riferendo il prezzo del persico del delta sul molo, «E Leane. Egwene ha parlato a Siuan in sogno. Rifiuta qualunque tentativo di salvataggio.» Myrelle le rivolse un’occhiata in tralice, indecifrabile, ma Siuan avrebbe voluto darle un ceffone! Probabilmente Lelaine sarebbe stata la prossima che lei sarebbe andata a cercare, ma per dirglielo a suo modo, non riversato sul molo in quella maniera. Di recente Sheriam era diventata irresponsabile come una novizia!

Increspando le labbra, Lelaine indirizzò uno sguardo come punteruoli gemelli verso Siuan. «Ma davvero? Dovresti proprio indossare la tua stola, Sheriam. Sei tu la Custode degli Annali. Fai due passi con me, Siuan? lì passato troppo tempo dall’ultima volta che abbiamo conversato da sole.» Con una mano scostò il lembo della tenda, spostando quello sguardo penetrante sulle altre Sorelle. Sheriam arrossì come solo una donna dai capelli fulvi poteva fare e tirò fuori la stretta stola azzurra dal borsello alla sua cintura per mettersela attorno alle spalle, ma Myrelle e Carlinya incontrarono lo sguardo di Lelaine con occhi impassibili. Morvrin aveva iniziato a picchiettarsi il mento con la punta di un dito, come inconsapevole di chiunque altro. Forse lo era davvero. Morvrin era così.

Gli ordini di Egwene erano stati recepiti? Siuan non ebbe l’opportunità nemmeno per un’occhiata decisa mentre poggiava la caraffa. Un suggerimento da una Sorella con la reputazione di Lelaine, Adunante o no, era un ordine per una con la reputazione di Siuan. Radunando mantello e gonne, usci fuori, mormorando dei ringraziamenti a Lelaine per aver tenuto aperto il lembo per lei. Luce, come sperava che quelle sciocche avessero ascoltato quello che aveva detto.

Ora fuori c’erano quattro Custodi, ma uno di loro era Burin, quello di Lelaine, un tozzo Domanese dalla pelle bronzea avvolto in un mantello cangiante che faceva sembrare che la maggior parte di lui non si trovasse lì, e Avar era stato rimpiazzato da un altro di quelli di Myrelle, Nuhel Dromand, un uomo alto e corpulento con una barba illianese che gli lasciava scoperto il labbro superiore. L’uomo era così immobile che sarebbe potuto passare per una statua, non foss’altro per i pennacchi di nebbiolina davanti alle sue narici. Arinvar si inchinò a Lelaine, una gentilezza rapida ma formale. Nuhel e Jori non ridussero la loro vigilanza. Né lo fece Burin, dal canto suo.