Выбрать главу

Facendo appello a tutte le sue forze, Enid riuscì a sollevare Muso di Cavallo, che si affrettò a sgattaiolare lungo le sbarre. La rete si sollevò, portando con sé anche la creatura violacea, che ormai si era staccata dal suolo, ma che si confondeva ancora con lo sfondo viola del terreno. Il tentacolo rimaneva saldamente attaccato alla rete. Enid si frugò nelle tasche, prese la gemma gialla e la abbatté sul tentacolo. La creatura viola lanciò un acuto grido di dolore, e il tentacolo lasciò la presa. Enid guardò in basso, ma non vide cadere la creatura. Era una macchia viola sullo sfondo viola, e non era visibile.

Muso di Cavallo era intento a trascinare il baule verso un altro punto della rete. La rete saliva sempre più in alto, ed Enid si allontanò dal bordo. Passò accanto al televisore e si accorse che sullo schermo c'era un'immagine. La guardò e vide che era Boone. Era in un luogo grigio, sembrava grigio anche lui, e accanto a lui c'era un lupo grigio.

— Boone! — esclamò Enid. — Non muoverti! Vengo a prenderti!

8. Corcoran

Jay Corcoran scese dal viaggiatore e si trovò in una meravigliosa fioritura di fine aprile. Il viaggiatore si era fermato su un piccolo prato di montagna. In basso c'era una stretta valle, in cui scorreva un fiumiciattolo argenteo. In alto si scorgevano montagne altissime con cime aguzze. Gli alberi erano coperti di foglie verdi, e tra l'erba si scorgevano fiori di campo dai vivaci colori.

David si avvicinò a lui. — Il viaggio è stato più lungo del previsto — disse. — Non ho avuto il tempo di stabilire una rotta. Mi sono limitato a fuggire da Hopkins Acre.

— Dove siamo? — domandò Corcoran. E aggiunse: — Non che la cosa abbia molta importanza…

— Non ha molta importanza neppure per me — disse David. — Ma siamo vicini all'epoca da cui proviene la mia famiglia, e questo mi piace poco. In cifre tonde, secolo più, secolo meno, siamo nell'anno 975.000 del vostro calendario. E quanto alla località, probabilmente siamo in qualche punto di quella che voi chiamereste colonia della Pennsylvania. Forse la conoscete.

— Nella mia epoca — disse Corcoran — non è più una colonia.

— Datemi un po' di tempo, e troverò il chilometro esatto e l'anno esatto del nostro punto d'arrivo, se vi interessa.

Corcoran scosse la testa. Indicò il profilo della collina, al di sopra del prato dove si erano fermati.

— Lassù c'è qualcosa di strano — disse. — Una certa irregolarità. Che sia una rovina?

— Potrebbe esserlo — disse David. — Così avanti nel tempo, tutta la Terra è piena di luoghi antichi e dimenticati. Città dimenticate, strade sopravvissute alla loro funzione, templi e altri luoghi di culto abbandonati quando sono cambiate le religioni. Volete salire a vedere?

— Si potrebbe farlo — disse Corcoran. — Da lassù potremmo vedere l'intero territorio.

Si trattava effettivamente di un'antica rovina: la cosa divenne chiara non appena giunsero a mezza costa.

— Ne resta poco — disse David. — Ancora qualche secolo, e non ne resterà più niente. Soltanto una montagnola come tante altre che s'incontrano dappertutto. E nessuno scoprirà mai la sua origine. Ormai, all'epoca in cui ci troviamo, non ci sono più archeologi. La razza ha perso l'interesse per il proprio passato. La massa della storia è ormai troppo pesante. Da qualche parte, ne sono convinto, c'è la descrizione di questa rovina e di tutta la sua storia, ma nessuno la leggerà mai. Ormai non ci sono più storici.

Giunti alla sommità incontrarono un muro, o quel che restava di un muro. Era crollato, e la massima altezza delle parti rimaste in piedi non superava i tre metri. Per raggiungerlo dovettero farsi strada con attenzione in mezzo a blocchi di pietra semisepolti sotto la terra.

— Ci dev'essere una porta, in un punto del muro — disse Corcoran.

— È più grosso di quanto mi pareva dal di sotto — commentò David.

Procedendo a fianco del muro, giunsero finalmente alla porta. Lì accanto videro un vecchio, seduto in terra, che appoggiava la schiena contro il muro. Indossava abiti stracciati che si agitavano al soffio del vento. Era senza scarpe. La barba bianca gli scendeva fino a metà del petto; i capelli, altrettanto bianchi, gli coprivano le spalle. Le uniche parti visibili della sua faccia erano la fronte, il naso e gli occhi.

Nel vederlo, i due viaggiatori del tempo si immobilizzarono. Lui li guardò senza mostrarsi sorpreso. Non accennò ad alzarsi. L'unico suo movimento fu quello di agitare le dita dei piedi.

Poi il vecchio parlò. — Vi ho sentito arrivare da lontano — disse. — Siete creature molto goffe.

— Ci spiace di avervi disturbato — disse Corcoran. — Non sapevamo che foste qui.

— Non mi avete disturbato — rispose il vecchio. — Non permetto a niente di disturbarmi. Da anni non c'è più niente che mi disturbi. Un tempo ero un cercatore minerario. Giravo su queste montagne con il sacco e la pala, cercando i tesori che contenevano. Alcuni li trovai, ma non molti, e alla fine compresi che i tesori sono inutili. Adesso parlo con le pietre e con gli alberi: i migliori amici che possa avere un uomo. Nel mondo ci sono troppe persone. Persone inutili. Non fanno che parlare tra loro, senza altro scopo che udire il suono della propria voce. Ogni cosa viene fatta dai robot. Io non ho robot; io vivo senza il loro aiuto. E i discorsi li faccio con gli alberi e con le pietre. Ma non parlo molto. Diversamente dagli altri, non sono innamorato del suono della mia voce. Invece di parlare, ascolto gli alberi e le pietre.

Mentre parlava, era pian piano scivolato a terra: all'inizio era seduto, ma adesso era quasi sdraiato. Si rimise a sedere e cambiò tono di conversazione.

— Un tempo — disse — viaggiavo tra le stelle e parlavo con gli alieni, e i discorsi degli alieni, ve lo garantisco, sono tutte sciocchezze. Io e i miei compagni giudicavamo i nuovi pianeti e scrivevamo ponderosi rapporti, pieni di dati faticosamente raccolti, da portare al nostro pianeta d'origine. Ma quando ritornammo sulla Terra, scoprimmo che coloro che erano interessati alle nostre scoperte erano ben pochi. Tutti ci avevano voltato la schiena. Perciò io voltai la schiena a loro. Nello spazio avevo incontrato gli alieni. Ne avevo incontrati troppi. Alcuni vi diranno che gli alieni, nonostante il loro aspetto diverso, sono nostri fratelli. Ma vi dico in tutta sincerità che gli alieni, per la maggior parte, sono una brutta razza…

— Durante i vostri viaggi nello spazio — domandò David, interrompendolo — o qui sulla Terra, poiché non fa molta differenza, avete mai incontrato una razza che si fa chiamare gli Infiniti, ne avete mai sentito parlare?

— No, non mi pare, anche se da anni non mi capita di passare molto tempo con gli altri. Non sono quella che definireste una persona socievole…

— C'è qualcuno, qui nelle vicinanze, che può avere sentito parlare degli Infiniti?

— Non saprei — rispose il vecchio. — Ma se cercate qualcuno maggiormente disposto a chiacchierare di me, a poco più di un chilometro da noi, lungo la valle, troverete un gruppo di vecchi che non sono mai stati capaci di stare fermi. Fate loro una domanda, e quelli vi risponderanno subito. Non sanno stare zitti. Una volta addentata una domanda, quelli non se la lasciano più scappare dalle mandibole.

— Vi portate bene anche voi, in questo campo — disse Corcoran. Si rivolse a David: — Visto che siamo qui, potremmo dare un'occhiata alle rovine, prima di scendere nella valle a parlare con quelle persone.