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<<Ehm sì-sì, sono io...>>

<<Salga pure!>>

Oh no! Invito a casa! I genitori, i parenti, i vicini curiosi... svenni per trenta secondi! Rinvenni sulle ventiquattro rose rosse che gli avevo portato e, dolorante nel co­stato, salii sino al 4° piano: “Ubicazione della mia diletta!”.

Mi aprì lei, in tenuta casalinga. La bellezza le fermentava addosso ogni secondo; dovetti trat­te­nermi dal non svenire per trent’anni!

<<Ciao Claudia, non m’aspettavo un invito solenne...>>

Con un ampio gesto fece segno di accomodarmi. Che casa, che magione; solo il salone che costeggiava l’ingresso era grande come il mio con­do­minio!

<<Complimenti! Hai proprio una bella casa... piena di quadri... penso che sta­notte verrò a farci una visitina. Scherzo naturalmente...>>

<<Il signor Orazio?>>, domandò la grassa domestica.

<<Presente!>>

<<è pregato di accomodarsi in questa stanza. I signori le vogliono parlare!>>

No! Le presentazioni con i genitori! Probabilmente quello, era uno dei prezzi da pagare per poterla vedere.

Varcai la soglia della stanza. Mi trovavo in una specie di libreria con una sparuta sedia di legno nel centro e una mae­stosa poltrona davanti. Trascorsero pochi minuti, che sembra­rono eterni! Mi sentivo sperduto... ma ecco: si aprì la porta. Entrò un omaccione sulla cinquantina, tutto ben vestito, con occhialetti da dotto sul naso, barba grigia (curatissima) e sguardo assassino; quella montagna era suo padre! No­tissimo avvocato penalista! Mi alzai per presentarmi:

<<Salve, io sono...>>

<<Lo so chi è lei!>>, esclamò <<Si accomodi!>>, ci sedemmo entrambi; io con l’imbarazzo che mi devastava. <<Orazio: nome romano... come quello di mia fi­glia!>>

<<Visto che coincidenza...>>

<<Io odio le coincidenze!>>, ribatté secco <<E veniamo al sodo ragazzino. Avrai già notato il problema di figlia...>>

<<...ma per me, è come se non ci fosse...>>

<<Ma certo!>>, scattò <<Tutti quelli che vengono qua dicono la stessa cosa! Ora le racconto una storia: a otto anni Claudia fu vittima di un incidente d’auto. Noi ne uscimmo illesi. Ma per lei lo shock fu troppo grande, e perse l’uso della voce. Quindi apri bene quelle orecchie: Claudia è la mia unica figlia, e purtroppo è anche in­credibil­mente bella! Ha un cuore grande come una casa, e si fida di tutti i bastardi come te che gli ronzano attorno come una mo­sca sul miele! Hai ca­pito bene: bastardo! Appro­fittatore e rovina famiglie libidinoso! Tu la mia fiducia te la devi conqui­stare! E solo un tuo retto comportamento con la mia bambina potrà cancellare tutti gli epiteti che ti ho affibbiato! Ma ricorda: l’ul­timo che tolgo è sempre libidinoso, quindi tieni stretto nei pantaloni il tuo affaruccio se non lo vuoi ritro­vare gal­leggiante in un vasetto! Lei è tutto quello che ho: falla soffrire... e ti eviro con uno schiaccianoci! Mi sono spiegato?>>

<<S-sì... lei è stato molto...>>

Non mi fece finire la frase. Già era uscito (molto compostamente), sbattendosi la porta alle spalle.

Passai momenti d'autentico terrore, e proprio mentre mi alzavo per uscire da quella tortura entrò una donna alta e secca come un filo d’erba: sua madre!

<<Mia figlia è una ragazza molto educata, ha studiato nelle migliori scuole del mondo, è un autentico gioiello, ha un cuore grandissimo e vuole bene a tutta l’uma­nità!>>

<<Certo signora, questo lo so...>>

<<Ma cosa cazzo sai tu? Cosa? Entri in questa casa la conosci appena e pre­tendi di sa­pere? Io so! Perché io l’ho cresciuta, io l’ho tenuta nel ventre, cosa sai tu?>>

<<Si... signora, io mi fido di lei...>>

<<Ma sono io che non mi fido di te!!!>>, strillò <<Tu me la vuoi rubare!!! Me la vuoi portar via!!! Sai cosa sei tu?>>

<<...n-no...>>

<<Un bastardo!>>

<<(...arieccoci!)>>

<<E anche un lurido libidinoso! Lei è tutto quello che ho: vedi di te­nere quelle lerce mani in tasca, hai capito? Mettigliene anche una sola addosso, torcile un ca­pello... e t’in­filo i testicoli nel frulla­tore! Mi sono spiegata?>>

<<Ehm sì-sì, io credo di...>>

Anche lei se ne andò sbattendo (molto cordialmente), la porta.

Sperando nell’orrore finito mi rialzai sulle gambe tremolanti, ma ecco: come aperta da uno spirito si spa­lancò nuovamente la porta. Dietro di essa, in un raggelante completo fu­nebre, piena di crocifissi al collo, con le mani poggiate su un bastone d’avorio, c’era sua nonna! Si sedette. Piccola e guardinga non parlò; ma mi fissò per trentaquattro minuti come se fossi un delinquente. Poi esordì:

<<Lo sai che è ancora vergine?>>

<<N-no, n-non lo sa-sapevo...>>, risposi masticato dall’imbarazzo.

<<Perché cosa pensavi?>>, riprese secca <<Che avesse le esperienze di quelle puttanelle che conosci tu?>>

<<Veramente io...>>

<<Veramente cosa? ...sai cosa sei tu?>>

<<Un ba... bastardo?>>

<<Anche! Ma sei pure un gran furbone. Vuoi metterle le mani addosso, vero? Per poi an­dare a raccontare a quei debosciati dei tuoi amici gli smaneggiamenti con mia nipote? Li conosco quelli come te; avete tutti la stessa faccia! Da­vanti tutte moine e gentilezze, dietro, in­vece, col rigolo di bava penzo­lante ogni volta che ve­dete un paio di tette! Cosa ti ha detto mio figlio? Che la sua fidu­cia la devi conqui­stare? Beh sappi che la mia non la conquisterai mai! Stai at­tento a come ti muovi! Io vengo sempre a sapere ogni cosa! Lei è tutto quello che ho: toccala con un dito e t’incastro il mio bastone nel­l’ano! Mi sono spiegata?>>

<<Lei è stata chiarissima!>>, risposi sudando come un rubinetto aperto.

<<Ora vieni in sala; la cena è pronta.>>

<<Grazie, grazie molte...>>

<<(...ma vaffanculo cretino...)>>

Stranamente l’atmosfera a tavola era tutt’altro che tesa. I volti erano sorridenti e cordiali. Ero già più tranquillo. Sinché Claudia non domandò qualcosa a suo pa­dre; ma alla sua maniera: con il lin­guaggio dei muti! Iniziò una frenetica discus­sione silenziosa tra tutti i membri della famiglia ed io, in mezzo a quel vorticoso muovere di mani e nell’imbarazzo più totale! Mi sembrava di stare in tavola con degli eschimesi! Non sapevo cosa dire e cosa fare. “Parlarono” per tre quarti d’ora; tra agnolotti tartufati in salsa di noci, filetto di manzo bagnato in vino bianco francese, mace­do­nia di frutta orientale ed affogato al cioccolato.

Dopo il caffè, presa ancora dalla discussione, mi disse qualcosa... ma alla sua maniera! Non ci capii nulla. La guardai come un cane bastonato. E sua nonna, con perfida indifferenza, sentenziò:

<<Dice che va a prepararsi e che torna subito...>>

Si alzò e rimasi solo con la famiglia. Calò sulla tavola un gelo invernale!

Avevo tutti i loro oc­chi stampati addosso. Furono sedici minuti interminabili; m’alzai dalla tavola già trentenne!

Claudia in compenso uscì dalla camera con un completo color panna da far perdere i sensi ad un prete. Con un gesto secco della mano mi fece capire:

<<(Andiamo?)>>

Io, con un gesto del capo diedi la mia risposta affermativa.

In uno sprazzo di scarno galateo andai a congedarmi dal capofamiglia. La sua stretta di mano mi ricordò che era anche ex cam­pione europeo dei pesi massimi! Non feci i miei rituali son­daggi notturni per due settimane.

L’ascensore, ora, era la mia ancora di salvezza! Claudia, compresa la mia immane soffe­renza, mi passò la mano tra capelli per consolarmi e, con una mimica eccezionale, mi fece capire che avrei dovuto imparare il suo linguaggio; io, con gesti grossolani e imbarazzati, gli chiesi d’insegnarmelo. Comunque: che serata! Quel piccolo divario tra noi non fu affatto d’ostacolo; ridemmo e scher­zammo tutta la notte e, al momento di congedarci sotto casa sua, mi regalò un casto bacio sulla guancia che mi fece scordare come mi chiamavo per due giorni!