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— Un bagno? — ripeté Camdel, con voce da ubriaco. — Mi piacerebbe.

Rhodry fu grato di lasciare la camera, perché anche se non aveva nulla contro Camdel non riusciva a sopportare la sua vista.

Dopo aver riferito l’ordine al paggio andò a raggiungere Blaen al tavolo d’onore. Naturalmente suo cugino era come al solito intento a bere sidro e per la prima volta nella sua vita Rhodry decise di cercare di mantenere il suo ritmo, trangugiando un sorso lungo e abbondante mentre Blaen lo osservava con un accenno di sorriso.

— Fa bene — commentò poi il gwerbret. — Cancella molte cose.

— Infatti. Hai sentito cosa…

— Cosa è successo a Camdel? Sì.

Rhodry bevve un altro sorso di sidro e nessuno dei due pronunciò un’altra parola per ore.

Fra le colline sul lato occidentale del Cwm Pecl, Sarcyn stava conducendo a mano il cavallo stanco lungo uno stretto sentiero che si snodava in una macchia di pini. Era fuggito verso ovest alla cieca, cercando un luogo isolato dove potersi nascondere per un giorno o due, ma era poi giunto alla conclusione che avrebbe fatto meglio a mantenersi in movimento, perché tanto gli uomini del gwerbret quanto… cosa ancora peggiore… il Maestro dell’Aethyr dovevano certo essere sulle sue tracce. Adesso però era talmente sfinito che si chiese se non sarebbe stato meglio lasciare che il gwerbret lo impiccasse piuttosto che cadere nelle mani della Confraternita Oscura, che gli avrebbe fatto desiderare la morte per settimane prima di ucciderlo.

— Ma ho i libri — sussurrò ad alta voce. — Un giorno avrò il potere necessario per affrontarli.

Il tramonto era ormai prossimo quando trovò una valle con un corso d’acqua ed erba abbondante per il cavallo. Accampatosi, raccolse un po’ di legna secca sul pendio boscoso della collina ed accese un piccolo fuoco, ignorando la fame che gli faceva borbottare lo stomaco: quel giorno aveva già consumato un pasto e aveva bisogno di razionare le sue scarse provviste. Per qualche tempo rimase a fissare il fuoco, riflettendo sui suoi piani. Sparse per il regno c’erano alcune persone che gli avrebbero potuto dare rifugio almeno per alcuni giorni, e del resto non poteva permettersi di trascorrere più di pochi giorni in ciascun luogo, anche se aveva bisogno di tempo per studiare i libri di Alastyr. All’improvviso si sentì troppo stanco per pensare… notevolmente stanco e addirittura confuso, come avrebbe compreso in seguito.

Raggomitolatosi sulle coperte, si addormentò accanto al fuoco, svegliandosi di soprassalto parecchio tempo dopo nel sentire delle mani che gli toccavano le spalle. Con un grido di allarme prese a lottare, scalciando e contorcendosi, ma una corda di cuoio gli scivolò intorno ai polsi mentre un uomo gli si gettava di traverso sulle ginocchia, immobilizzandolo. Alla luce del fuoco morente, Sarcyn poté vedere che i suoi assalitori erano due uomini del Bardek dalla pelle chiara e abbigliati secondo lo stile di Deverry. Uno di essi finì di legargli strettamente i polsi e l’altro fece lo stesso con le caviglie sebbene lui continuasse a divincolarsi, poi i due uomini si alzarono e rimasero a contemplare la loro preda, distesa ansante sul terreno.

— E così, piccolo uomo — commentò uno dei due, — hai assassinato il tuo maestro, giusto?

Sarcyn s’irrigidì per il terrore, e un senso di gelo gli si diffuse lungo la schiena.

— Vedo che hai capito chi siamo — proseguì il sicario, — e che sei caduto nelle mani dei Falchi della Confraternita. Il Vecchio ci ha incaricati di seguire Alastyr per tenerlo d’occhio e così noi abbiamo osservato ogni vostra mossa, piccolo uomo, ma mai avremmo pensato di assistere ad un assassinio.

— Scommetto che il Vecchio sospettava qualcosa del genere — osservò il secondo uomo. — Non rivela mai a nessuno i suoi pensieri.

— Può darsi — convenne il primo sicario, sferrando un duro calcio alla testa di Sarcyn. — Ma tu pagherai, piccolo uomo, e molto lentamente, dopo aver detto ai maestri tutto quello che sai.

Sebbene il mondo stesse tremando intorno a lui a causa del colpo ricevuto, Sarcyn si morse con forza un labbro e si trattenne dal gridare; la paura lo stava facendo tremare, ma giurò solennemente a se stesso che per quanto lo avessero torturato non avrebbe mai detto loro nulla, perché sapeva che se anche avesse obbedito non avrebbe ricevuto comunque misericordia. Mentre i Falchi andavano a recuperare i loro cavalli nascosti da qualche parte fra gli alberi, lui si ritrasse in se stesso e si aggrappò alla propria forza di volontà, perché la capacità di concentrarla e di usarla per controllarsi era la sola cosa che gli rimanesse. A poco a poco costrinse la paura ad abbandonarlo e smise di tremare, giacendo passivo al suolo come un daino preso in una rete, con lo sguardo fisso sul fuoco.

Nevyn tornò verso mezzogiorno, ma Jill non ebbe modo di parlargli fino al tramonto perché il vecchio si occupò di Camdel per tutto il pomeriggio, lavando e curando le sue svariate ferite e dando conforto alla sua mente. Dopo cena, l’uomo del dweomer ordinò ad un paggio di accompagnare Jill nella sua stanza, dove gli ultimi raggi di sole si riversavano attraverso la finestra, e la ragazza sedette su una cassapanca mentre lui continuava a passeggiare avanti e indietro con irrequietezza.

— Come sta Camdel? — domandò infine Jill.

— Grazie agli dèi è profondamente addormentato. Mi sono fatto raccontare qualcosa di quello che gli è successo ma dopo ho badato che lui non ricordasse nulla. Ora come ora è troppo debole per affrontare i ricordi.

— Non ne dubito. Ma perché hanno… ecco, perché lo hanno usato in quel modo?

Nevyn piegò la testa da un lato e la scrutò in modo strano e astuto.

— In realtà non dovrei dirtelo — rispose poi, — e del resto pensavo che tutto questo parlare di dweomer ti disturbasse.

— Oh, Nevyn, non mi stuzzicare! Sai bene che ciò che mi disturba è la curiosità!

— Infatti lo so — replicò lui, con un sorriso. — Molto bene, allora. Quando due persone hanno un rapporto sessuale liberano una certa quantità di una sostanza chiamata effluente magnetico. So che non hai idea di cosa sia e non intendo fornire ulteriori spiegazioni a qualcuno che non è abbastanza preparato a riceverle, quindi accetta sulla fiducia quello che ti dico. Questo effluente ha molte strane proprietà, ma è fondamentalmente una sorta di essenza vitale, ed è presente anche nel sangue. Un maestro oscuro è addestrato ad assorbirlo e a usarlo per restaurare la propria vitalità… quindi quando il suo apprendista abusava di Camdel, Alastyr praticamente si nutriva della loro passione.

Jill si sentì profondamente nauseata.

— È disgustoso, vero? — commentò Nevyn. — Questi discorsi però mi rammentano che l’apprendista… Sarcyn, questo è il suo nome secondo Camdel… è fuggito, e che quindi tu e Rhodry dovrete stare molto attenti quando partirete.

— In effetti è una cosa su cui ho rimuginato per tutto il giorno.

— Io ho intenzione di dargli la caccia, altrimenti avrei insistito perché rimaneste presso Blaen, indipendentemente dalla vergogna che Rhodry può provare al riguardo. Ora come ora, però, Sarcyn è indebolito e presto si dovrà guardare da nemici peggiori di me, perché quando sarà informata dell’assassinio di Alastyr la sua Oscura Confraternita manderà dei sicari a cercarlo. Immagino quindi che sarà troppo occupato per pensare alla vendetta, ma è meglio che stiate comunque in guardia, perché lui ha del vantaggio su di me e naturalmente io non posso cercarlo con una visione perché non l’ho mai visto in carne ed ossa.

Non appena l’idea le affiorò in mente, Jill la trovò ovvia, tranne che per il fatto che non sapeva dove avesse acquisito quel genere di cognizioni. Per un momento rimase perfettamente immobile, analizzando la sua idea e sentendo nascere dentro di sé la paura, non soltanto di Sarcyn ma dell’uso freddo e deliberato del dweomer, in quanto sapeva che se avesse avanzato la sua proposta avrebbe mosso il primo passo su una strada molto strana. Ma era davvero soltanto il primo? Alquanto perplesso dal suo atteggiamento, Nevyn rimase a fissarla fino a quando lei non giunse ad una decisione.