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Albert si grattò il naso in maniera riflessiva. «Sì, tu potresti anche» ammise «ma io ero un mago, sai. Ero anche piuttosto bravo. Mi hanno eretto una statua, sai. Ma non vivi una vita lunga, da mago, senza crearti un bel po’ di nemici, vedi, alcuni che ti aspetteranno… dall’Altra Parte.»

Tirò su col naso. «E non hanno nemmeno tutti due gambe. Alcuni di essi non ne hanno affatto. Né hanno volti. La Morte non mi spaventa. Quello che viene dopo, sì.»

«Allora aiutami.»

«Che cosa me ne verrà di buono?»

«Un giorno potresti avere bisogno di amici dall’Altra Parte» rispose Morty. Pensò per qualche secondo, poi aggiunse «se fossi in te, non mi dispiacerebbe affatto dare alla mia anima una classica lucidatina dell’ultimo minuto. Alcuni di quelli che ti aspettano potrebbero non gradirne il sapore.»

Albert rabbrividì e chiuse gli occhi.

«Tu non sai quello di cui stai dicendo» aggiunse con più sentimento che grammatica «oppure non lo diresti. Che vuoi da me?»

Morty glielo disse.

Albert emise una risata chioccia.

«Soltanto questo? Soltanto cambiare la Realtà? Non si può. Non esiste più una magia sufficientemente potente. I Grandi Incantesimi avrebbero potuto farlo. Niente altro. E questo è quanto, così potresti anche fare quello che meglio credi e sperare che ti vada nel miglior modo possibile.»

Ysabell tornò indietro con il fiato un po’ corto, stringendo al petto l’ultimo volume della vita di Albert. Questi tirò nuovamente su col naso. La piccola goccia che pendeva dalla punta di esso riusciva ad affascinare Morty. Era sempre sul punto di cadere ma non ne aveva mai il coraggio. Proprio come lui, pensò Morty.

«Non mi puoi fare assolutamente nulla con quel libro» disse il vecchio mago in tono bellicoso.

«Non intendo nemmeno farlo. Mi sovviene però che non saresti diventato un potente mago se avessi detto sempre la verità. Ysabell, leggi un po’ a voce alta che cosa c’è scritto.»

«"Albert lo guardò, incerto"» lesse Ysabell.

«Non puoi credere a tutto quello che c’è scritto lì…»

«"…esclamò lui, sapendo nella più profonda voragine del suo cuore che Morty era sicuramente in grado di farlo"» lesse Ysabell.

«Basta!»

«"gridò lui, cercando di riporre nel fondo della sua mente la consapevolezza che anche se la Realtà non poteva venire fermata, era comunque possibile rallentarla leggermente."»

«COME?»

«"declamò Morty con la plumbea tonalità della Morte"» cominciò a dire Ysabell diligentemente.

«Sì, sì, d’accordo, non hai bisogno di soffermarti su quello che dico io» disse seccamente Morty, irritato.

«Ti chiedo scusa per essere viva, stai tranquillo.»

«NESSUNO VIENE PERDONATO PER ESSERE VIVO.»

«E non parlarmi con quel tono, grazie. A me non fa paura» disse la ragazza. Abbassò lo sguardo sul libro, in cui la linea semovente della scrittura le stava dando della bugiarda.

«Dimmi come, mago» disse Morty.

«La mia magia è tutto quello che mi è rimasto!» piagnucolò Albert.

«Non ne hai bisogno, vecchio avaraccio.»

«Tu non mi spaventi, ragazzo…»

«RIPETIMELO GUARDANDOMI IN FACCIA.»

Morty schioccò le dita con atteggiamento imperioso. Ysabell piegò nuovamente la testa sul libro.

«"Albert guardò nel bagliore azzurrino di quegli occhi e l’ultimo briciolo di sfida si dissolse in lui"» lesse la ragazza «"in quanto non vi vide soltanto la Morte, ma la Morte con tutto il contorno umano di vendetta, crudeltà e disgusto e, con tremenda certezza, si rese conto che quella fosse per lui l’ultima opportunità e che Morty lo avrebbe rispedito indietro nel Tempo, lo avrebbe cacciato giù, preso e portato fisicamente nelle Dimensioni Sotterranee in cui creature orrende puntini, puntini, puntini"» terminò lei. «Ci sono soltanto puntini per una mezza pagina.»

«Perché il libro non osa nemmeno menzionarle» sussurrò Albert. Cercò di chiudere gli occhi ma le immagini nell’oscurità dietro le sue palpebre erano talmente vivide che li riaprì subito. Perfino Morty era migliore di quelle.

«D’accordo» disse. «Esiste un incantesimo. Rallenta il tempo in una piccola zona. Lo scriverò, ma dovrai trovare un mago che lo pronunci.»

«Posso farlo.»

Albert fece scorrere la lingua, come una vecchia luffa, sulle labbra aride.

«Tuttavia voglio un compenso» aggiunse. «Devi prima svolgere il tuo Servizio.»

«Ysabell?» disse Morty. Lei guardò la pagina che aveva di fronte.

«Dice sul serio» confermò lei. «Se non lo farai andrà comunque tutto storto e lui ripiomberà necessariamente nel Tempo.»

Si voltarono tutti e tre per guardare la grande pendola che dominava il corridoio. Il suo pendolo segava lentamente l’aria, tagliando il tempo in piccoli pezzi.

Morty gemette.

«Non c’è tempo sufficiente!» gemette ancora. «Non posso fare entrambe le cose in tempo!»

«La Padrona lo avrebbe trovato» osservò Albert.

Morty estrasse la lama dallo stipite e la agitò furiosamente ma inefficacemente verso Albert, che indietreggiò.

«Scrivi l’incantesimo, allora» gridò. «E fallo in fretta!»

Si girò sui tacchi e incedette impettito nello studio della Morte. C’era un grande disco del mondo in un angolo, completo anche dei solidi elefanti d’argento appoggiati sulla schiena della Grande A’Tuin fusa in bronzo, lunga più di un metro. I grandi fiumi erano rappresentati da vene di giada, i deserti da polvere di diamante e le città più importanti erano poste in rilievo con pietre preziose: Ankh-Morpork, per esempio, era un rubino rosso acceso.

Appoggiò le due clessidre sulle approssimative abitazioni dei loro proprietari e crollò nella poltrona della Morte, fissandole, desiderando ardentemente che fossero più vicine. La poltrona cigolò debolmente mentre lui spostava il proprio peso, guardando con ira il piccolo disco.

Dopo qualche minuto entrò Ysabell, camminando con passo felpato.

«Albert ha scritto tutto» disse con voce tranquilla «ho controllato sul libro. Non si tratta di un trucco. Lui è sparito e si è chiuso a chiave nella sua stanza, adesso, e…»

«Guarda queste due! Insomma, vuoi guardare?»

«Penso che ti dovresti calmare un momentino, Morty.»

«Come posso calmarmi? Guarda: questa si trova quasi nel Grande Nef, quest’altra è proprio a Bes Pelargic e poi dovrei anche riuscire a tornare a Sto Lat. Si tratta di un giretto di circa diecimila miglia, in qualsiasi modo lo si consideri. Non si può fare.»

«Sono certa che troverai un sistema. E io ti aiuterò.»

Lui la guardò per la prima volta e vide che la ragazza stava indossando il cappotto da viaggio, quello assolutamente inopportuno con un gran collo di pelliccia.

«Tu? Che potresti fare tu?»

«Binky non fa alcuna fatica a portare due persone» rispose Ysabell in tono mite. Agitò un pacchetto in maniera vaga. «Ho preparato qualcosa da mangiare. Potrei… tenere le porte aperte o roba del genere.»

Morty emise una risata priva di umorismo. «NON SARÀ NECESSARIO.»

«Vorrei che la smettessi di parlare in quel modo.»

«Non posso portarmi dietro altri passeggeri. Mi rallenteresti.»

Ysabell sospirò. «Ascolta, che ne dici di questo? Facciamo finta che abbiamo già litigato e che io ho vinto. Capito? Ci risparmia un sacco di sforzi. Penso che potresti trovare Binky piuttosto riluttante a partire se non ci sono io. Gli ho allungato un sacco di zollette di zucchero nel corso degli anni. Allora… andiamo?»

Albert stava seduto sullo stretto letto e fissava con aria minacciosa la parete. Udì il rumore di zoccoli di cavallo che cessò improvvisamente quando Binky decollò, e bofonchiò qualcosa fra sé e sé.