L'albero si ergeva su una piccola altura, coperta per metà dalle sezioni esposte delle enormi radici grigie; su quel monticello la Rolls Royce infangata era ferma, ben protetta dalle stesse radici.
A sud del monticello si stendeva un piccolo cimitero, con le lapidi di legno circondate dalla sabbia, e le croci abbattute, in un mare di fanghiglia lasciata dalla marea della notte. Ai piedi del cimitero si trovava una chiesetta di legno, che un tempo era stata verniciata di bianco. Era spostata di cinque o sei metri, rispetto alle fondazioni di mattone, ed era sconnessa negli angoli, benché le pareti non si fossero sfasciate. Il segno scuro della marea arrivava a circa due metri e mezzo di altezza, sulle pareti, arrivava quasi alle lettere nere dipinte sopra la porta, che dicevano Chiesa di Gesù Salvatore.
Barbara chiuse gli occhi più volte, rapidamente. Le sembrava che diverse chiazze del cielo azzurro fossero discese sul territorio piatto, verde-bruno a oriente, qualcosa di simile ai riflessi acquei che si vedono in una giornata torrida in fondo a una strada pianeggiante di asfalto. Le chiazze azzurre crescevano e si fondevano. Senza più accorgersi di battere le palpebre, Barbara osservava, con un'intensità vicina a quella dell'ipnosi. Ogni secondo era legato al secondo successivo, e ogni minuto al minuto successivo, come gli anelli di una catena senza fine, come se la catena del tempo si fosse fermata, o come se qualcosa, in lei, si fosse immobilizzato a tal punto da impedire di udire lo scandire degli attimi.
E così intenta a osservare lo strano fenomeno del cielo che si riversava sulla terra, Barbara non udì neppure il brontolio reale che veniva da oriente, sempre più forte, né i richiami intimoriti, eccitati dei tre grandi uccelli grigi e senza piume che erano appollaiati sul ramo, sotto di lei, e neppure sentì l'albero tremare e vibrare, quando le acque si sollevarono impetuose intorno a esso; e non udì nemmeno il grido di Helen.
Ma le parve che l'intera terra si rovesciasse, scivolando su nel cielo, mentre quell'azzurro scorreva abbacinante e veloce sotto di lei, e si sporse sempre più, e sarebbe caduta, se un corpo non fosse venuto al suo fianco, e non le avesse circondato la schiena con un braccio forte, sostenendola.
«Stia attenta, signorina Barbara,» le stava gridando Benjy. «Guardava con tanta attenzione che stava per cadere.»
Si guardò intorno, osservando la pianura d'acqua. La Florida non esisteva più. La Chiesa di Gesù Salvatore stava galleggiando, capovolta, con gli otto corti piedi di sostegno bizzarramente rivolti all'insù.
Guardò di nuovo in basso. Il gigantesco magnolio, dall'altezza dimezzata, era un solitario rifugio in mezzo al mare. Pensò alla Rolls Royce, e ridacchiò.
«Non saprei, signorina Barbara,» disse Benjy, indovinando prodigiosamente i suoi pensieri. «Ho staccato la batteria e qualche altra parte. Ho coperto di grasso il resto… potrebbe giovare. Ho ben protetto il serbatoio. Quando la marea scenderà, la macchina potrebbe ancora funzionare, anche se questo mi sorprenderebbe.»
L'albero ondeggiò nella corrente, e poi ondeggiò di nuovo. Hester mandò un grido. Helen si aggrappò a lei. Benjy rise raucamente. Disse a Barbara:
«Ma ho ancora speranza… un poco.»
CAPITOLO XXXII
Ross Hunter, con il piede premuto sull'acceleratore, fece girare la guida interna intorno all'ultima curva. Ora la strada si stendeva diritta, lungo l'alto reticolato di Vandenberg Tre.
Margo gli posò una mano sulla spalla, e indicò una porticina aperta nel primo angolo del reticolato.
Hunter non rallentò:
«Inutile,» grugnì. «Proverò dal cancello che può far passare l'auto.»
«Svelto,» lo incoraggiò Hixon, dal sedile posteriore.
Il paesaggio si fece improvvisamente spettrale. L'enorme banco di nubi aveva coperto il sole. Si udì il brontolio del tuono, nel quale s'inseriva il crepitio sinistro di armi da fuoco, più avanti. Un'auto della polizia uscì dall'accampamento in fiamme, attraverso l'apertura del reticolato, scese per un breve pendio, e si diresse verso di loro, sobbalzando e sterzando per evitare i resti anneriti del tamponamento, all'uscita della Collinare di Santa Monica. Una seconda auto della polizia uscì a marcia indietro, ma rapidamente, e seguì la prima.
Hunter rallentò. C'era un grande cancello con una garitta di guardia deserta. Il cancello era aperto. Hunter passò da quella parte, mentre una terza auto della polizia, questa a marcia normale, sfuggì dall'accampamento.
Hunter lanciò alla massima velocità la Sedan, sopra il terreno ghiaioso, verso un'ampia porta nera che si trovava sulla facciata del più grande tra gli edifici bianchi.
Più avanti, Margo vide un gruppo di teen-agers arrampicarsi sul reticolato, e penetrare attraverso una porticina.
Hunter frenò. Hixon e Margo uscirono subito. C'erano tre gradini di cemento, uno stretto porticato, poi la porta nera, sulla quale era incollata una targhetta bianca.
Hixon e Margo salirono di corsa gli scalini. Margo provò ad aprire la porta. Era chiusa. Hixon picchiò sopra di essa, con il calcio del fucile, e gridò: «Aprite!»
Hunter cominciò a fare manovra, con la guida interna, preparandosi alla partenza.
La prima automobile della polizia attraversò il cancello, con un grande stridore di pneumatici, e venne verso di loro. Attraverso le nubi di polvere, sollevate dalla prima auto, sopraggiunse la seconda, sempre a marcia indietro.
Hixon corse alla finestra più vicina, e la ruppe con il calcio del fucile, poi, sempre con il fucile, fece cadere anche gli ultimi frammenti di vetro rimasti.
Con un gridare stridulo di freni, una nube di polvere, e uno slittamento di tre metri, la prima auto della polizia si fermò accanto alla Sedan. Due agenti balzarono a terra, con i volti sporchi e bruciacchiati, gli occhi allucinati e l'espressione sconvolta. Uno di loro agitò una mitragliatrice.
«Gettate a terra le armi, voi,» gridò.
L'altro puntò la sua arma su Hunter.
«Scendi da quella macchina.»
Hixon, abbassando il fucile, gridò:
«Ehi, noi siamo dalla vostra parte!»
L'agente sparò un paio di raffiche, che produssero un disegno di fori nella parete, sopra la testa di Hixon. Hixon lasciò cadere il fucile.
Margo impugnava la rivoltella, tenendola dietro la schiena.
Hunter scese dall'automobile, e salì i gradini, tenendo le mani in alto.
L'auto della polizia che procedeva a marcia indietro si fermò dietro la prima. Altri agenti ne uscirono. La terza auto si fermò fuori del cancello.
Qualcosa cadde all'interno della Sedan, dal finestrino aperto, e rimbalzò sul sedile. Qualcos'altro colpì il parabrezza della prima auto della polizia, e delle fiamme sibilanti sprizzarono in un'esplosione giallo-azzurrina.
La polizia fece fuoco, in direzione dell'angolo dell'edificio dal quale erano arrivate le bottiglie molotov. Due o tre pistole invisibili risposero al fuoco.
Margo stava guardando la targhetta bianca sulla porta nera. La staccò, e la piegò accuratamente.
L'autista della prima auto della polizia ne uscì, coprendosi il viso con le braccia, per proteggersi dalle fiamme. C'erano delle fiamme anche all'interno della Sedan.
Hunter, tenendo le mani in alto, raggiunse Margo e Hixon.
La bottiglia molotov che era caduta intatta all'interno della Sedan esplose a sua volta. Dai quattro finestrini sprizzarono delle fiamme giallo-azzurrine.
Hunter disse:
«Presto, andiamocene. Il primo cancello, quello piccolo che abbiamo visto arrivando.»
Scapparono di corsa. La polizia non sparò contro di loro. Gli agenti si stavano già ammassando a bordo della seconda automobile. Si udì nuovamente il brontolio del tuono, questa volta molto più forte.
Margo, Hunter e Hixon corsero disperatamente, oltrepassando l'ultimo edificio bianco, nello stesso istante in cui una banda di teen-agers arrivava dall'altra parte, girando l'angolo. Margo avvertì le ondate di esaltazione folle che si sprigionavano da loro, come un vento elettrico, e per un istante si sentì dalla loro parte. Poi ci fu uno spruzzo di ghiaia, davanti ai piedi di Hunter, seguito da un crack, e lei capì che i ragazzi stavano sparando. Agitavano bottiglie e coltelli, e uno di loro aveva una pistola. Mancavano ancora cinquanta metri al cancelletto.