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«Come sapete tutti» disse Hassell poco dopo «ero piuttosto preoccupato per… Maude.»

«E’ abbastanza naturale. Ma penso che tutto sia okay. Come chiamerete il maschietto, tra l’altro?»

«Victor William.»

«Be’, secondo me quando Vic junior arriverà, sarà il bambino più famoso del mondo. Un vero peccato che il sistema televisivo sia unidirezionale. Dovrai aspettare fino al ritorno prima di vederlo.»

«Quando e se» bofonchiò Hassell.

«Senti, Vic» disse con fermezza Maxton. «Tu vuoi andare, vero?»

Hassell alzò gli occhi con espressione di sfida mista a imbarazzo.

«Certo che voglio» sbottò.

«Bene, allora. Hai tre possibilità su cinque di essere prescelto, come tutti gli altri. Ma se non verrai scelto, questa volta farai il secondo viaggio che, per certi versi, sarà ancor più importante, dato che in quell’occasione faremo il primo tentativo di stabilire una base lassù. Abbastanza giusto, no?»

Hassell tacque per un momento, poi in tono piuttosto sconfortato rispose:

«Il primo viaggio sarà quello che la storia ricorderà. I successivi si confonderanno tutti».

Quello, decise il professor Maxton, era il momento di perdere le staffe. Quando era necessario poteva farlo con grande abilità e precisione.

«Ascoltami, Vic» tuonò «che mi dici di quelli che hanno «costruito» questa dannata nave? Pensi che a noi piaccia dover aspettare il decimo, il ventesimo o il centesimo viaggio prima di avere la nostra occasione? E se sei così stupido da desiderare la fama… be’, buon Dio, amico, ti sei dimenticato che… «qualcuno deve pur pilotare la prima nave per Marte?»»

La furia sbollì. Poi Hassell gli sorrise e fece una risatina.

«Posso considerarla una promessa, Prof?»

«Non ho il diritto di farla, accidenti a te.»

«No, suppongo di no; ma capisco la vostra argomentazione… Se perdo il treno, questa volta non ne sarò troppo sconvolto. E adesso credo che mi metterò a dormire»

24

Lo spettacolo del Direttore Generale che portava con attenzione un cestino della carta straccia nell’ufficio del professor Maxton normalmente avrebbe provocato un po’ di ilarità. Questa volta invece, quando entrò, tutti lo guardarono con aria solenne. Non esistevano cappelli a lobbia, a quanto sembrava, in tutta Luna City: il cestino per la carta straccia avrebbe dovuto fungere da meno dignitoso sostituto.

A parte i cinque membri dell’equipaggio che si sforzavano di mostrarsi noncuranti, in seconda fila, le altre persone nella stanza erano Maxton, McAndrews, due membri dello staff amministrativo, e Alexson. Questi non aveva alcun motivo particolare per essere lì, ma McAndrews lo aveva invitato. Il direttore delle Pubbliche Relazioni faceva sempre queste cortesie. Ma Dirk sospettava fortemente che con questo cercasse di assicurarsi la propria impronta nella storia ufficiale.

Il professor Maxton prese una dozzina di striscioline di carta dalla scrivania e se le fece scorrere tra le dita.

«Bene. Tutti pronti?» chiese. «Ciascuno di voi avrà una striscia sulla quale dovrà apporre il proprio nome. Se qualcuno è troppo nervoso per scrivere, metta una croce e la faremo sottoscrivere da testimoni.»

Quella battutina servì ad alleviare la tensione e, mentre le striscioline venivano firmate e restituite già ripiegate, si udirono dei motti scherzosi.

«Bene. Adesso le mischierò con quelle bianche… così. Chi vuol fare l’estrazione?»

«Vi fu un momento di esitazione, poi, agendo per unanime impulso, gli altri quattro membri dell’equipaggio spinsero avanti Hassell. Lui aveva un’aria piuttosto impacciata, mentre il professor Maxton gli tendeva il cestino.

«Niente trucchi, Vic» gli disse. «E solo una alla volta. Chiudi gli occhi e pesca.»

Hassell cacciò la mano nel cestino e tirò fuori una strisciolina. La porse a Sir Robert che si affrettò a dispiegarla.

«Bianca» disse.

Si udì un sospiretto di irritazione… o di sollievo? Altra strisciolina. Di nuovo…

«Bianca».

«Ehi, qualcuno usa inchiostro simpatico?» chiese Maxton.

«Riprovaci, Vic.»

Questa volta fu fortunato.

«P. Leduc.»

Pierre disse qualcosa molto in fretta in francese e parve oltremodo compiaciuto. Tutti si affrettarono a congratularsi con lui, poi si voltarono di nuovo verso Hassell.

Questi fece centro per la seconda volta.

«J. Richards.»

La tensione adesso era all’apice. Guardandolo con attenzione Dirk vide che a Hassell, mentre estraeva la terza strisciolina, tremava violentemente la mano.

«Bianca.»

«Ci risiamo!» gemette qualcuno. Aveva ragione.

«Bianca.»

E ancora per una terza volta:

«Bianca.»

Qualcuno che aveva dimenticato di respirare in quegli ultimi pochi istanti trasse un respiro lungo e profondo.

Hassell porse l’ottava strisciolina al Direttore Generale.

«Lewis Taine.»

La tensione si spezzò. Tutti si fecero attorno ai tre prescelti.

Per un attimo Hassell rimase assolutamente immobile, poi si girò verso gli altri. Sul suo volto non si vedeva la minima traccia di una qualsivoglia emozione. Poi il professor Maxton gli batté su una spalla e gli disse qualcosa che Dirk non riuscì a sentire. Hassell si rilassò e rispose con un sorriso mesto. Dirk riuscì a cogliere chiaramente la parola «Marte». Poi Hassell, ora con espressione molto allegra, si unì agli altri nel congratularsi con gli amici.

«E’ fatta» tuonò il Direttore Generale sorridendo a tutta faccia. «Passate nel mio ufficio… devo avere qualche bottiglia ancora non stappata.»

Il gruppo sciamò verso l’altra stanza. Solo McAndrews si scusò dicendo che doveva andare a cercare i giornalisti. Per il successivo quarto d’ora furono fatti svariati e tranquilli brindisi con eccellenti vini australiani che ovviamente il Direttore Generale si era fatto dare per l’occasione; poi il gruppetto si sciolse, ciascuno degli uomini con un’espressione di soddisfazione e di sollievo. Leduc, Richards e Taine furono trascinati davanti alle macchine fotografiche, mentre Hassell e Clinton si trattenevano a parlare con Sir Robert ancora per un po’. Nessuno mai seppe esattamente che cosa disse loro Sir Robert, ma quando uscirono apparivano entrambi molto allegri.

Quando la piccola cerimonia ebbe fine Dirk raggiunse il professore, che a sua volta sembrava molto contento di sé e stava fischiettando sommessamente.

«Scommetto che siete contento che sia finita» disse Dirk.

«Ora sappiamo tutti come stanno le cose.»

Camminarono insieme per qualche metro senza dire nulla, poi Dirk osservò in tono innocente:

«Vi ho mai detto qual è il mio particolare hobby?». Il professor Maxton lo fissò con aria leggermente sconcertata.

«No. Qual è?»

Dirk diede qualche colpetto di tosse come a scusarsi.

«Si dice che io sia un buon prestidigitatore dilettante.»

Il professor Maxton smise di fischiettare di colpo. Calò un silenzio profondo. Poi Dirk disse in tono rassicurante:

«Non c’è di che preoccuparsi. Sono sicurissimo che nessun altro ha visto nulla. In particolare Hassell».

«Voi» ribatté con fermezza il professore «siete una infernale seccatura. Suppongo che vorrete metterlo nella vostra dannata storia, vero.?»

Dirk ridacchiò.

«Può darsi. Anche se non sono uno scrittore di pettegolezzi. Ho notato che avete trattenuto nel palmo solo la strisciolina di Hassell, quindi presumibilmente gli altri sono stati davvero scelti a caso. Oppure avevate già predisposto quali nomi avrebbe fatto il D.G.? Tutte quelle strisce bianche, per esempio, erano autentiche?

«Siete una sospettosa canaglia! No, gli altri sono stati davvero scelti correttamente.»

«Secondo voi che farà Hassell adesso?»