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Paura, quella era la parola giusta; era stata la scoperta del corpo dell’avvocato a provocarla. Quel corpo appeso in cantina, e il primo parere del medico legale, secondo il quale era stato torturato. La polizia non era per niente contenta e neanche Weiss. Lo avevano interrogato per ore, trattenuto come se fosse un sospetto, mentre in lui cresceva ancora di più il senso di urgenza. Crouch era morto. Ridder era morto. Julie Wyant…

Si rivide mentre saliva quella scala, abbatteva la porta, la portava in salvo appena in tempo. Non riusciva a non pensarci… e aveva paura.

La ragazza si abbassò una spallina, ammiccando. Si leccò le labbra ma Weiss, invece di piacere, provò un senso di rifiuto. Non gli erano mai piaciuti gli approcci troppo espliciti, da film porno di bassa lega; le ragazze avrebbero dovuto saperlo.

Lei iniziò ad ansimare, accarezzandosi il seno.

Weiss fece un gesto impaziente, per interromperla. «Non devi fare così», disse.

La ragazza smise subito. «Certo, me l’avevano detto, me ne sono dimenticata.»

«Non preoccuparti», la rassicurò Weiss. «Spogliati e basta.»

Lo fece, svelta e senza provocazioni, come se lui non ci fosse, appoggiando i vestiti sul divano. Poi, in mutandine e reggiseno, tese le braccia verso di lui, come per dire: «Sono pronta!»

«Va bene così?» chiese.

«Perfetto», rispose Weiss. «Perfetto.»

La ragazza scosse la testa. «Dovresti sposarti, saresti più felice.»

Il ghiaccio nel bicchiere dell’uomo tintinnò, mentre cambiava posizione in poltrona. Non avrebbe dovuto chiedere una rossa, pensò, era stata un’idea stupida, puerile. Era chiaro che sarebbe stato deluso, non si poteva imitare quel colore, neanche con una tintura.

«Lo ero», spiegò. «Intendo dire, sposato. E non ero più felice.»

«Be’, provaci ancora», replicò la puttana. «Trovati una brava ragazza e basta. Un tipo come te, che problemi può avere?»

«Forse hai ragione, non so.»

«Tutte le ragazze dicono che sei bravo, davvero. Hai un’ottima reputazione.»

Weiss sorrise. «Be’, mi fa piacere sentirlo.»

«Sei romantico, scommetto che è così, uno di quelli che amano di più i loro sogni della vita reale.»

«Accidenti», disse Weiss. «Avevo detto a Casey di non mandarmi più psicologhe.»

La ragazza rise in modo aperto. «Davvero divertente.»

Si slacciò il reggiseno. Aveva dei bei seni, di prima qualità, rotondi, sodi, alti. Quando Weiss li vide il suo respiro si alterò, eppure parte della sua mente restava fissa sulla scala, sulla porta chiusa, sui minuti contati…

La ragazza si avvicinò, a seno nudo, e si piegò su di lui, mettendo un ginocchio fra le sue gambe. Gli scompigliò i capelli e lo baciò con delicatezza. Weiss appoggiò il bicchiere e accarezzò la sua pelle morbida e liscia. Quel contatto lo turbò sin nel profondo, ma subito la sentì sussurrare: «Ehi, dove sei con la testa?» La ragazza gli sollevò il mento con un dito fino a incontrare i suoi occhi. «Ti voglio qui con me.»

Weiss la fece sedere in grembo, posò la faccia sul suo busto e si lasciò accarezzare, affondando il viso in quella morbida oscurità.

«Ecco, adesso ci sei», disse la ragazza, senza smettere di toccarlo.

Si staccò per un attimo e, in piedi di fronte a lui, si sfilò le mutandine. Weiss guardava il ciuffo di peli ricciuti fra le gambe, peli neri, nessuna traccia di rosso.

E pensò: avrebbe dovuto comprarsi una parrucca.

Improvvisamente, il suo cuore indurito iniziò a battere più forte. Quella era esattamente la prima cosa che una donna faceva quando voleva nascondersi: cambiava forma e colore ai capelli. Ma Julie Wyant non avrebbe voluto tagliare i suoi, o tingerli. Se avesse voluto nascondersi, se voleva far credere di essere morta e poi scappare, la prima cosa che avrebbe fatto sarebbe stato comprare una parrucca.

I suoi occhi stanchi scintillarono mentre guardava i peli scuri della prostituta. Qualcuno doveva pur ricordarsi di una donna dai capelli così belli che comprava una parrucca, anche ora, dopo mesi. Era una traccia.

La ragazza gli tese una mano; lui la prese, si alzò pesantemente dalla poltrona e vide se stesso correre su per le scale, aprire la porta con un calcio…

La prostituta lo condusse in camera da letto.

31

Finora ho cercato di rimanere ai margini di questa storia, perché so che le mie disavventure giovanili non possono competere con la vicenda che sto narrando. Ma, per ragioni che diventeranno chiare fra poche pagine, devo fare una breve interruzione e raccontarvi l’istruttiva storia del mio primo «caso».

Avevo ottenuto l’incarico di assistente di Sissy Truitt come ricompensa per il mio contributo alla «soluzione» del caso della vergine spagnola. Quello di cui dovevo occuparmi con Sissy era il processo di Theodore Strawberry, un ventiseienne che non ispirava alcuna simpatia, anzi. La foto segnaletica rimandava l’immagine di un individuo dallo sguardo malevolo, la fronte piatta, una massa di capelli unti e diritti. Il nostro cliente ammetteva di essere un drogato e aveva precedenti per furto. Questa volta, però, era stato accusato di aver sparato nella schiena a uno studente di Stanford mentre cercava di derubarlo vicino a un bancomat. Bill Mars, questo il nome dello studente, un apprezzato giocatore di football, era rimasto su una sedia a rotelle. I genitori di Theodore avevano richiesto l’intervento legale della Jaffe Jaffe, lo studio sopra l’Agenzia, e quindi il caso era arrivato a noi. Dovevamo controllare i testimoni e confermarne la deposizione. E in questo io dovevo dare una mano.

Eccitato all’idea della nuova esperienza, quella mattina passeggiavo davanti alla porta di Sissy in sua attesa. Quando arrivò, rise in quel modo materno che solo lei sapeva avere. Le presi di mano i libri e le pratiche che portava per permetterle di aprire la porta e, mentre si chinava a inserire la chiave, indietreggiai per godermi lo spettacolo.

Come ho già detto, Weiss andava matto per Sissy, che di certo era fantastica, ma secondo me c’era anche qualcosa di strano in lei. Quel vestirsi da scolaretta, con le gonne a pieghe e i cardigan. E poi quel calore, quella gentilezza, quell’atteggiamento materno, a volte sdolcinati e quasi soffocanti. Ero pronto a scommettere che poteva rivelarsi una nevrotica, a tu per tu, eppure devo confessare che la trovavo assai attraente. Aveva dieci anni più di me, forse di più, ma aveva i capelli biondi e i lineamenti delicati, gli occhi azzurri e pieni di comprensione, la voce suadente… Ero un bambino a cinquemila chilometri da casa e — che posso dire? — la desideravo disperatamente.

Così, mentre eravamo chini sui dossier aperti sulla scrivania, con le teste vicine, respiravo a fondo il suo profumo. E, tutte le volte che i nostri sguardi si incrociavano, cercavo in ogni modo di farle capire quanto disponibile fossi a diventare il suo giocattolo in cambio di una telefonata e, al limite, del costo del taxi per tornare a casa.

«A parte la vittima, il testimone oculare è uno solo», stava dicendo Sissy in un sussurro provocante. «Ma è molto attendibile. Si tratta di un sacerdote cattolico, il reverendo Reginald O’Mara.»

Risi, veramente divertito. «Quel Reginald O’Mara? Il fratello del governatore?»

«Proprio lui. Dirige un centro per adolescenti da quelle parti e stava tornando a piedi in parrocchia, quella sera, e dice di aver visto tutto. È lui che ha chiamato la polizia con il cellulare.»

La guardai negli occhi, incredibilmente belli e comprensivi.