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Non la legge, né l’etica erano le forze che dominavano Ian, ma la fede nella parola data, la lealtà verso il clan e il legame di sangue. Era un uomo che avrebbe affrontato il diavolo per tenere fede a un impegno, di qualsiasi genere fosse; e nel momento in cui lo vidi venire verso di me, e lo riconobbi, ringraziai tutte le possibili divinità di non avere pendenze con lui.

E così passò e scomparve dietro l’angolo.

Avevo anche sentito dire che Ian si rischiarava solo in presenza di Kensie, che era veramente la sua metà, e che, se non avesse più potuto avere la luce che Kensie emanava su di lui, sarebbe stato condannato per sempre all’oscurità.

Non lo sapevo ancora, ma quel pensiero mi sarebbe tornato alla mente più avanti, insieme all’immagine di Ian in quel corridoio.

Ma in quel momento lo dimenticai subito, mentre entravo in una specie di piccola serra dove vidi il volto gentile e i corti capelli bianchi di Padma, il Governatore Aggiunto, seduto in una veste giallo pallida.

— Entri, Signor Olyn — disse, alzandosi. — E venga con me.

Si voltò e passò sotto un arco di clematidi purpuree in fiore. Lo seguii e mi ritrovai in un cortiletto interamente occupato dalla forma ellittica di un aeromobile civile. Padma era già salito al posto di guida e teneva aperta la porta per me.

— Dove stiamo andando? — chiesi mentre salivo.

Toccò il pannello del pilota automatico e il velivolo si sollevò. Padma lasciò i comandi e ruotò il sedile per guardarmi di fronte.

— Al Quartier Generale del Generale Graeme — rispose.

I suoi occhi erano di un color nocciola pallido, ma sembravano catturare e incorporare la luce del sole che filtrava dal tettuccio trasparente del velivolo. Eravamo ormai in quota e ci stavamo muovendo in orizzontale; non riuscivo a leggere nei suoi occhi, non percepivo alcuna espressione del volto.

— Capisco — dissi. — Naturalmente, dovevo immaginare che una chiamata dal Quartier Generale ci avrebbe messo molto meno tempo di un viaggio in macchina. Ma spero che lei non pensi che io sia stato rapito o peggio. Io ho le Credenziali di Imparzialità che mi proteggono, come reporter, nonché l’autorizzazione dei Mondi Esotici e Amici, e non intendo essere ritenuto responsabile di qualsiasi conclusione Graeme abbia tratto dalla nostra ultima conversazione, chiaro!

Padma non si muoveva, aveva le mani incrociate e sembrava pallido sulla veste gialla; ma forti nervi trasparivano sotto la pelle.

— Lei viene con me perché l’ho deciso io, non Kensie Graeme.

— Voglio sapere perché — dissi, fermamente.

— Perché — mi rispose lentamente — lei è molto pericoloso. — Rimase seduto immobile, fissandomi con occhi sicuri.

Aspettai che continuasse, ma non lo fece. — Pericoloso? — dissi. — Per chi?

— Per il futuro di noi tutti.

Rimasi colpito e iniziai a ridere. Ero furioso.

— Andiamo… — dissi.

Scosse la testa, lentamente, senza mai distogliere lo sguardo. Quegli occhi mi disorientavano, innocenti e aperti come quelli di un bambino, ma imperscrutabili, se si voleva raggiungere l’uomo all’interno.

— D’accordo — dissi. — Mi dica perché io sarei pericoloso.

— Perché lei vuole distruggere un popolo e sa come farlo.

Ci fu un breve silenzio, anche perché l’aeromobile fluttuava nell’aria senza alcun rumore.

— È una strana idea — dissi, lentamente, controllandomi. — Mi chiedo come le sia venuta in mente.

— Dai miei calcoli ontogenetici — disse Padma, altrettanto calcolato. — E non si tratta di un’idea senza fondamento, Tam, come lei ben sa.

— O certo — dissi. — L’ontogentica. Stavo per occuparmene.

— E lo ha fatto, non è vero, Tam?

— Davvero? — risposi. — Probabilmente sì, ma non ho comunque capito molto. È qualcosa sull’evoluzione.

— L’ontogenetica — disse Padma — è lo studio dell’effetto dell’evoluzione sulle forze interagenti della società umana.

— E io sono una di queste forze?

— In questo momento e per molti anni passati, sì — disse Padma. — E forse anche per qualche anno futuro. O forse no.

— Sembra una minaccia.

— In un certo senso lo è. — Gli occhi di Padma catturarono la luce mentre li guardavo. — Lei può distruggere se stesso e gli altri.

— Mi odierei se lo facessi.

— Allora — disse Padma — farà bene ad ascoltarmi.

— Certamente — replicai. — È il mio mestiere ascoltare. Mi dica tutto sull’ontogenetica e su me stesso.

Ricalibrò alcuni comandi e si voltò di nuovo verso di me.

— La razza umana — disse — ha subito una forte evoluzione nel momento storico in cui la colonizzazione interstellare divenne una realtà. — Mi scrutava e io mi mostrai attento. — Questo accadde per ragioni derivanti dall’istinto di razza, che non abbiamo ancora completamente compreso, ma che ha essenzialmente una natura autoprotettiva.

Frugai nella tasca della giacca.

— Forse è meglio se prendo qualche appunto — dissi.

— Se preferisce — disse Padma, senza scomporsi. — Da quella evoluzione sono derivate culture individuali, ognuna delle quali ha approfondito un singolo aspetto della personalità umana. L’aspetto combattivo e guerriero trovò radici nei Dorsai. L’aspetto che sottomette completamente l’individuo a una fede qualsiasi le trovò negli Amici. L’aspetto filosofico fu alla base della cultura degli Esotici, a cui appartengo. Le chiamiamo Culture Frammentate.

— Certo — dissi. — Conosco questo concetto.

— Lei sa che esiste, Tam, ma non lo conosce.

— No?

— No — disse Padma — perché lei, come i nostri antenati, viene dalla Terra. Lei è ancora un vecchio tipo di uomo, in cui nessun aspetto ha prevalso, diciamo non frammentato. I popoli frammentati sono più avanti nell’evoluzione rispetto a lei.

Percepii un piccolo nodo di rabbia amara dentro di me.

— Mi dispiace, ma non me ne sono accorto.

— Perché non vuole farlo — disse Padma. — Se lo facesse, dovrebbe ammettere che questi popoli sono diversi da lei e devono essere giudicati con criteri diversi.

— Diversi in che senso?

— Diversi nel senso che ogni persona frammentata, me compreso, capisce in modo istintivo, mentre un uomo come lei deve razionalizzare per immaginare. — Padma si spostò leggermente. — Può comprendere meglio con un esempio, Tam. Se lei, in quanto rappresentante di un Mondo non frammentato, avesse una forte inclinazione verso qualcosa che mettesse in luce un unico aspetto della personalità, cercherebbe di portare le sue forze fisiche e mentali al di là di questo aspetto che, ignorato, si atrofizzerebbe.

Lo interruppi: — Perché proprio io?

— Lei come chiunque altro di Vecchia Terra — disse calmo. — La differenza è proprio questa. Un membro delle Culture Frammentate non lascerebbe mai atrofizzare questa inclinazione, ma modificherebbe le forze fisiche e mentali per sostenerla. Il risultato è che, al posto di una nevrosi, abbiamo una sana differenza.

— Sana? — dissi, e l’immagine del sottufficiale degli Amici su Nuova Terra si presentò ancora ai miei occhi.

— Sana perché fa parte di un’intera Cultura. Non un povero singolo individuo diverso, ma tutta una Cultura.

— Mi dispiace — dissi — ma non ci credo.

— Invece sì, Tam — disse piano Padma. — Inconsciamente ci crede, perché fa conto di approfittare della debolezza di essere una Cultura per distruggerne una.

— Di quale debolezza sta parlando?