Oltre alla difficoltà di collegare una all’altra le varie foto, c’era il problema che gran parte della superficie del pianeta era relativamente pianeggiante, senza vere e proprie caratteristiche di rilievi orografici. E anche dove esistevano montagne e vallate, le varie ombreggiature delle fotografie scattate in zone adiacenti ma in tempi diversi rendevano particolarmente ardui i confronti. In più, il fatto che il sole più brillante si spostasse nel cielo da un orizzonte all’altro in meno di nove minuti aveva gravemente sconvolto i normali metodi di ripresa fotografica: inquadrature di una stessa zona, prese di seguito, ricevevano la luce da direzioni opposte.
— Non concluderemo mai niente, se andiamo avanti così, Barl — disse alla fine Lackland con voce stanca. — Valeva la pena di tentare soltanto se fosse esistita la possibilità di trovare delle scorciatoie, ma tu dici che non ce ne sono. Tu sei un navigatore, non un capo di carovana: quei seimila chilometri di terraferma, proprio in una zona dove l’attrazione della forza di gravità è maggiore, finiranno per bloccarci.
— La scienza che ti permette di volare non è capace di cambiare le leggi del peso?
— Per niente — rispose Lackland con un sorriso. — Gli strumenti che si trovano sul razzo rimasto inchiodato vicino al polo sud dovrebbero avere registrato dati che con il tempo potrebbero insegnarci a risolvere proprio questo problema. È stata una delle ragioni per cui abbiamo mandato il razzo: ai poli del tuo mondo, Barl, esiste la forza di attrazione gravitazionale più terrificante che in ogni altro punto dell’Universo a noi noto. Ci sono molti altri mondi ancor più massicci di questo pianeta, e più vicini al nostro, ma non ruotano su se stessi alla velocità di Mesklin, dato che sono troppo simili, nella forma, alla sfera quasi perfetta. Avevamo bisogno di conoscere i dati comparativi di quell’inverosimile campo gravitazionale e quindi di fare il maggior numero possibile di rilevazioni e misurazioni. E poiché il valore degli strumenti appositamente costruiti e installati su quel razzo è tanto alto che non può essere espresso con numeri che tu e io conosciamo, quando il razzo non ha risposto al radiocomando di decollo, i governi di dieci pianeti sono entrati in agitazione. Noi «dobbiamo» assolutamente entrare in possesso di quei dati, anche a costo di scavare un canale che permetta alla «Bree» di passare nell’altro oceano.
— Ma che specie di strumenti sono quelli che si trovano sul razzo? — chiese Barlennan. Ma si pentì della domanda quasi nello stesso istante: il Volatore avrebbe potuto insospettirsi di quella curiosità così specifica e finire per indovinare le vere intenzioni del Comandante.
Lackland invece sembrò non trovarci niente di strano e rispose con naturalezza: — Non posso spiegartelo, Barclass="underline" ti manca la preparazione scientifica necessaria a comprendere il vero significato di termini come «elettrone», «neutrino», «magnetismo» e «quantum». Il meccanismo di propulsione del razzo potrebbe riuscirti un po’«più comprensibile, sebbene abbia i miei dubbi…
Nonostante l’evidente mancanza di diffidenza in Lackland, Barlennan decise di non insistere troppo nelle domande.
— Non sarà il caso — disse — di cercare le foto che mostrano la costa e le regioni interne a est del punto in cui ci troviamo?
— Sì, resta ancora qualche probabilità che gli oceani si congiungano — disse il terrestre. — Non posso infatti pretendere di ricordare a memoria tutta quella regione. Forse all’estremo margine della calotta polare… Quali sono le punte massime di freddo che potete sopportare?
— Noi soffriamo, quando il mare gela, ma possiamo resistere… sempre che il freddo non aumenti oltre quel limite. Perché?
— È possibile che dobbiate sfiorare i margini della calotta polare artica. Ma la cosa è ancora da dimostrare. — Lackland si mise a frugare nel pacco di fotografie, che superava di un bel po’«l’altezza di Barlennan, e alla fine tirò fuori un foglio sottile. — Ecco, questa foto è stata presa dall’orlo interno dell’anello che circonda il pianeta, a un’altezza di oltre mille chilometri, usando un teleobiettivo e calcolando una triangolazione molto stretta. Puoi vedere la costa principale e la grande baia, e qui, sul suo lato meridionale, la baia minore con la piccola insenatura dove la «Bree» si trova in secca. Questa foto è stata scattata prima che si cominciasse a costruire la cupola… che comunque non sarebbe stata visibile, nella foto. Adesso mettiamoci vicino le altre foto in sequenza…
Il mesklinita rimase a osservare affascinato, mentre una mappa abbastanza chiara delle terre che non aveva ancora toccato prendeva forma sotto i suoi occhi. In un primo momento sembrò che gli sforzi di ambedue non approdassero a niente, perché la linea costiera assunse gradualmente un andamento verso nord, come Lackland aveva previsto. Inoltre a millenovecento chilometri circa a est e a otto o novecento a nord, l’oceano sembrava finire: la linea costiera piegava nuovamente verso ovest.
In quel punto un fiume molto ampio si gettava nell’oceano, e con la speranza che quel corso d’acqua fosse in realtà uno stretto collegato con l’oceano orientale, Lackland cominciò ad allineare le foto che ne riproducevano il corso superiore. Ma ben presto la sua speranza andò delusa. Una numerosa serie di rapide e di cascate cominciava a quattrocento chilometri a monte del fiume e al di là di queste, in direzione est, l’ampio corso fluviale si assottigliava sempre più. Erano però presenti parecchi affluenti: evidentemente il grande fiume era il canale collettore di un vasto bacino fluviale in un’ampia regione del pianeta. Colpito dalla rapidità con cui si spezzettava in tanti corsi d’acqua minori, Lackland continuò ad allargare la mappa sempre più verso est, seguito con interesse da Barlennan.
Da quanto si poteva capire, la direzione del corso principale deviava quasi impercettibilmente rispetto al primo tratto le cui sorgenti erano poste un poco più a sud, e, spostando il mosaico di fotografie in questa direzione, Lackland si trovò di fronte a una catena di montagne di notevoli dimensioni. A questo punto alzò lo sguardo e fissò Barlennan scuotendo sconsolatamente il capo.
— Non ti fermare! — gli disse il mesklinita, che ormai conosceva il significato di quel gesto tipicamente umano. — C’è una catena simile nella parte centrale del mio paese, che è una penisola molto stretta e allungata. Và avanti nella ricostruzione almeno fino a quando arriverai a stabilire con certezza che i fiumi scorrono sull’altro versante delle montagne.
Sebbene non fosse molto ottimista, Lackland seguì il suggerimento di Barlennan. La catena montuosa si rivelò incredibilmente stretta, con andamento generale da estnordest a ovestsudovest. Con grande sorpresa di Lackland, i numerosi corsi d’acqua sull’altro versante rivelarono in breve la tendenza a unirsi in un solo immenso fiume. Questo scorreva parallelamente alla catena di montagne un chilometro dopo l’altro, allargandosi sempre più, tanto che la speranza si riaccese nel cuore di Lackland: un ottocento chilometri più a valle il fiume raggiungeva l’ampiezza massima. E finalmente apparve un vasto estuario che confondeva le sue acque con quelle dell’oceano orientale. Lackland si mise febbrilmente al lavoro senza nemmeno interrompersi per mangiare, e soprattutto per dormire, necessità, questa, da non trascurare data la spietata forza di gravità di Mesklin, finché tutto il pavimento della sala fu ricoperto di fotografie combinate insieme in modo da formare la mappa di una nuova zona: un rettangolo di circa tremiladuecento chilometri d’estensione da est a ovest e di millecinquecento circa da nord a sud. La grande baia con la piccola insenatura dove aveva cercato riparo la «Bree» appariva chiaramente all’estremità occidentale, mentre la parte opposta era rappresentata dalla superficie piatta dell’oceano orientale. In mezzo, si stendeva la barriera continentale.
La massa continentale era relativamente poco estesa. Nel suo punto più stretto, a ottocento chilometri a nord dell’equatore, non superava i milletrecento chilometri di larghezza da una costa all’altra. E la distanza diminuiva notevolmente se la si misurava a partire dall’ultimo tratto navigabile dei fiumi principali situato nell’entroterra. Forse cinquecento chilometri, parte dei quali attraverso una catena montuosa, erano tutto ciò che separava la «Bree» da una rotta relativamente facile per raggiungere la lontanissima zona del razzo, come volevano i terrestri. Cinquecento chilometri, un semplice passo in confronto alle distanze che mediamente bisognava percorrere su quell’immenso pianeta.