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La slitta venne finita facilmente e molto in fretta sulla Luna, ma, seguendo il consiglio di Lackland, non fu, portata subito sulla superficie di Mesklin, dove le bufere continuavano a lasciare i loro sedimenti di neve a base di metano e ammoniaca. Il livello oceanico non si era ancora alzato sensibilmente presso l’equatore, e i meteorologi si erano lasciati sfuggire osservazioni poco lusinghiere sull’attendibilità e le capacità linguistiche di Barlennan. Però, a mano a mano che la luce del sole si spingeva sempre più nell’interno dell’emisfero australe con l’avvicinarsi della primavera e che si facevano nuove fotografie mettendole a confronto con quelle prese in autunno, i meteorologi non dissero più niente. Anzi, potevi vederli aggirarsi senza scopo per tutta la stazione di Toorey, borbottando tra sé. Il livello del mare a latitudini superiori era già salito di almeno un centinaio di metri, come il mesklinita aveva previsto, e continuava a crescere ogni giorno di più. Il fenomeno di livelli marini profondamente diversi nel corso dell’anno non rientrava nell’esperienza di meteorologi educati sulla Terra. Tutti continuavano ancora a lambiccarsi il cervello, quando l’arco diurno del sole si allungò verso sud, oltre l’equatore e la primavera ebbe ufficialmente inizio nell’emisfero australe di Mesklin.

Le tempeste erano diminuite straordinariamente di frequenza e di intensità parecchio tempo prima, sia perché l’eccezionale appiattimento del pianeta aveva ridotto molto in fretta l’irradiazione sulla calotta polare nord dopo la metà dell’inverno, sia perché la distanza di Mesklin dal sole era aumentata di oltre il cinquanta per cento durante lo stesso tempo. Barlennan, interrogato in proposito, si disse pronto a iniziare il viaggio con l’avvento astronomico della primavera e non mostrò nessuna preoccupazione per le tempeste equinoziali.

Lackland ne informò la stazione della prima luna, e subito iniziarono le operazioni di trasferimento del trattore e della slitta sulla superficie del pianeta.

La slitta venne portata giù per prima, in modo che l’equipaggio della «Bree» vi caricasse sopra la nave, mentre il razzo andava a prendere il trattore. Ma Lackland chiese ai compagni di non avvicinarsi con il razzo alla «Bree», e la voluminosa e goffa slitta fu lasciata presso la cupola, in attesa che arrivasse il trattore per rimorchiarla. Lackland guidò personalmente il trattore, benché l’equipaggio del razzo fosse rimasto a terra, pronto a fornire la propria assistenza.

Ma nessun aiuto umano si rese necessario. I meskliniti, con un’attrazione gravitazionale pari a solo tre volte la gravità terrestre, furono perfettamente in grado di sollevare la loro imbarcazione. E l’insormontabile riflesso condizionato che impediva loro di mettere qualunque parte del corpo sotto una tale massa, non impedì che la trainassero sulla spiaggia con delle corde. Ogni marinaio, naturalmente, si teneva ancorato saldamente a un albero con una o due coppie di pinze posteriori. In questo modo la «Bree», a vele ammainate, scivolò facilmente sulla sabbia fin sopra la piattaforma metallica scintillante.

I costruttori della slitta sulla lontana Toorey avevano provveduto a dotarla di fori e cavicchi sufficienti perché l’equipaggio potesse assicurarvi solidamente la «Bree».

Poi la piattaforma venne attaccata al trattore, che nel frattempo era stato rifornito d’ogni cosa necessaria, compresi viveri per parecchi giorni. Ulteriori rifornimenti, se proprio indispensabili, sarebbero stati trasportati dal razzo.

Infine Lackland salì a bordo del trattore, sigillò il portello, pompò fuori l’atmosfera mesklinita, liberò quella terrestre, immagazzinata in precedenza in speciali serbatoi, e senza altre esitazioni avviò i motori centrali di propulsione, guidando il trattore e il suo pesante traino verso est.

Il carattere pianeggiante e senza asperità del terreno cominciò gradualmente a cambiare. Nei quaranta giorni che passarono prima che Lackland sentisse il bisogno di fermarsi per dormire, percorsero circa ottantacinque chilometri, e la spedizione si ritrovò in una regione di colline ondulate, non più alte di centocentotrenta metri. Nessun inconveniente si era verificato nella trazione della slitta o a bordo della nave caricatavi sopra. Barlennan riferì attraverso la radio che all’equipaggio piaceva quella nuova esperienza e che l’insolita inattività non aveva ancora annoiato nessuno. La velocità del trattore con il suo pesante traino era di circa otto chilometri all’ora, notevolmente superiore alla media di quel faticoso trascinarsi sul suolo che era la deambulazione mesklinita.

Capitolo 7

IL MASSO

Le alture, fino a quel punto del viaggio, non erano state in massima parte che lievi pendii dalle asperità livellate dalle intemperie. Non si era trovata traccia delle fosse e dei crepacci di cui Lackland aveva temuto la presenza prima di mettersi in viaggio. Le cime erano arrotondate e levigate, tanto che, se anche la marcia della colonna fosse stata molto più veloce, i membri della spedizione non si sarebbero neppure accorti di passarvi sopra.

Ma adesso tutti poterono notare l’estrema singolarità dell’altura che avevano di fronte, ancora piuttosto lontana.

Quest’altura era molto più estesa di quelle superate fino ad allora, ed anche più ripida, quasi una scarpata invece di una cupoletta. La sommità, inoltre, sembrava seghettata a causa di una fila di massi disposti a intervalli tanto regolari da far pensare a un’opera eseguita per uno scopo preciso da una mente intelligente. I massi, come dimensioni, andavano da macigni enormi, anche più grossi del trattore, a pietre non più grandi di un pallone da calcio, e tutti erano più o meno sferici.

Lackland si fermò di colpo e guardò attraverso il cannocchiale (portava lo scafandro, ma si era tolto il casco), mentre Barlennan senza curarsi di quello che poteva pensare l’equipaggio superò con un salto la ventina di metri che dividevano la «Bree» dal trattore e si sistemò con decisione sul tetto di quest’ultimo. Attraverso l’apparecchio radio fissatovi sopra da tempo, a sua disposizione, il mesklinita si mise subito a parlare con Lackland seduto all’interno.

— Che cos’è, Charles? È forse come una delle città che mi hai detto si trovano sul tuo pianeta? Non mi pare però che assomigli molto a quelle che ho visto nei tuoi films.

— Speravo di saperlo da te — disse Lackland. — Non è comunque una città, e i massi sono troppo spaziati tra loro per essere una specie di muraglia o un fortino. Vedi muoversi qualcosa o qualcuno tra quelle pietre? Con il cannocchiale non vedo niente, ma forse i tuoi occhi sono più acuti.