Attraverso gli occhi di Bob, il Cacciatore osservò a disagio l’infermiera ritrarre la mano di scatto e chinarsi a guardare ancora più da vicino il braccio ferito. La donna notò la pellicola trasparente che proteggeva il taglio, e facendo un grave torto al buonsenso del ragazzo giunse alla conclusione sbagliata. Secondo lei il taglio non era affatto recente come il ragazzo aveva dichiarato, e Bob doveva esserselo curato per conto suo, stendendo sulla ferita la prima cosa che gli era venuta a portata di mano, magari la vernice impermeabilizzante che serviva a lucidare i modellini di aerei, e adesso non voleva confessare la verità per non incorrere in una punizione, dato che aveva trasgredito al regolamento della scuola. Comunque, l’infermiera fu abbastanza prudente da non muovere accuse. Senza fare commenti prese una bottiglietta, versò un po’ del contenuto su un quadrato di garza sterilizzata, e cominciò a ripulire la ferita da quella sostanza estranea.
Il Cacciatore rimase zitto solo per la mancanza di corde vocali. Se ne avesse avuto la possibilità avrebbe lanciato un urlo altissimo. Non possedendo pelle, le cellule del suo corpo stese a protezione della ferita furono attaccate direttamente dall’azione dell’alcol. Già sulla spiaggia dell’isola ricevere i raggi diretti del sole non era stato un piacere, ma adesso, l’alcol gli fece lo stesso effetto che può fare l’acido solforico sulla carne di un essere umano, e per gli stessi motivi. Le cellule esterne vennero uccise istantaneamente, e si trasformarono in polvere scura che avrebbe suscitato grande interesse nell’infermiera se si fosse presa la briga di esaminarla.
Il dolore fortissimo fece perdere al Cacciatore il controllo muscolare che manteneva chiusa la ferita, e l’infermiera vide improvvisamente aprirsi nel braccio un taglio lungo un paio di spanne, e profondo più di un centimetro nella parte centrale. Taglio che cominciò a sanguinare abbondantemente. Ne rimase spaventata quasi quanto Bob, ma reagì immediatamente e s’affannò con compresse e bende riuscendo così ad arginare l’emorragia.
Finita la fasciatura, s’affrettò al telefono.
Quella sera, Robert Kinnaird andò a letto tardi.
5
Il ragazzo aveva sonno ma non riusciva ad addormentarsi. L’anestesia locale che il medico gli aveva praticato per ricucirgli la ferita aveva ormai perso efficacia, e lui adesso sentiva un dolore fastidioso al braccio. Eccitato dal misterioso comportamento di quel taglio, Bob aveva quasi dimenticato il motivo originale della sua corsa all’infermeria, ma ora ci ripensò con maggior chiarezza dato che non era più sotto l’effetto dello spavento. Disturbi non ne aveva più sentiti, però se non gli capitava più niente del genere come poteva far capire al medico di cosa si trattava?
Nel frattempo il Cacciatore aveva modificato tutto il suo punto di vista. Quando era stato iniettato l’anestetico lo straniero si era ritirato dal braccio concentrandosi sul suo problema. Si era finalmente reso conto che ogni interferenza con un organo sensoriale, o con qualsiasi muscolo del suo ospite, causava nel ragazzo uno sconvolgimento emotivo, perciò qualunque suo tentativo operato dall’interno del corpo che lo ospitava non avrebbe mai avuto la giusta interpretazione. L’idea di simbiosi fra due creature intelligenti era del tutto sconosciuta a quella razza di bipedi, e il Cacciatore capì alla fine perché Bob aveva reagito in quel modo. Si prese a calci mentalmente per non esserci arrivato prima.
Eppure doveva comunicare con il suo ospite. Ma come? Ormai aveva avuto una chiara dimostrazione che tentare dall’interno era inutile e dannoso. In che modo poteva arrivare a un colloquio intelligente con Robert Kinnaird, dall’esterno? Non avendo apparato vocale non poteva parlare, e la sua capacità di modellare il proprio corpo a piacere si sarebbe arenata davanti all’impossibilità di riprodurre, dai bronchi alle labbra, tutti gli organi che permettevano agli umani di trasmettere suoni. Poteva scrivere, se penne e matite non erano troppo pesanti per lui. Ma quale essere umano, vedendo una massa di gelatina maneggiare una matita, avrebbe serenamente aspettato i risultati di quella manovra?
Istintivamente sentiva che non doveva farsi vedere. Ma se fosse uscito dal corpo del ragazzo, Bob l’avrebbe visto! E se gli avesse lasciato un messaggio scritto senza farsi vedere mentre lo scriveva, nessuno avrebbe creduto al messaggio a meno che lui… Di colpo il poliziotto trovò la soluzione.
Poteva uscire dal corpo di Bob mentre questi dormiva, scrivergli il suo messaggio, e tornare nell’ospite prima che questi si svegliasse. Però sembrava troppo semplice. Nel buio nessuno l’avrebbe visto, e fin qui tutto andava bene. Però bisognava che nel biglietto dicesse cose tali da essere prese sul serio da Robert Kinnaird. Ma lui era esattamente nella posizione ideale per far questo! L’idea sembrava eccellente, per quanto presentasse qualche rischio. Di solito un buon poliziotto è riluttante a scegliere una soluzione non del tutto chiara, e il Cacciatore non si decise subito ad adottare questo piano. Ci pensò sopra ancora un po’ studiando tutti i particolari, e alla fine si convinse.
Il Cacciatore riusciva ancora a vedere, perciò il ragazzo aveva gli occhi aperti. Quindi era sveglio. Bisognava aspettare. Seccante che Bob avesse scelto proprio quella notte per tardare così tanto ad addormentarsi! Seccante, anche se la colpa di quell’insonnia era sua.
A mezzanotte passata il Cacciatore capì dal ritmo del respiro e dal battito del cuore che il ragazzo finalmente dormiva. Passò subito all’attuazione del suo piano. Lasciò il corpo di Bob per la stessa strada da cui era entrato: i pori della pelle dei piedi. Andò tutto bene. Senza perdere tempo il Cacciatore raggiunse il pavimento attraverso le lenzuola e il materasso.
Per quanto la finestra fosse chiusa, entrava sufficiente luce per distinguere i contorni dei mobili. Quello era il tavolino sul quale il ragazzo studiava, e là c’era tutto quello che serviva per scrivere. Si mosse in quella direzione scivolando come un’ameba, e poco dopo si trovò sul ripiano del tavolo fra libri e carte. Trovò con facilità un blocco di fogli bianchi, e anche le matite. Ma dopo qualche tentativo scoprì che erano troppo pesanti e lunghe perché lui potesse servirsene. Però c’era fra le altre un tipo di matita con un sistema meccanico, e lui aveva visto spesso come si faceva per togliere e mettere la punta. Qualche minuto di concentrazione, e finalmente poté disporre di un sottile cilindro di grafite abbastanza morbida da lasciare segni sulla carta anche con la pressione lievissima che lui poteva esercitare.
E cominciò a lavorare. Scrisse lentamente ma in modo chiaro. Non poteva vedere quello che faceva, ma avendo disposto tutto il suo corpo sul foglio di carta sentiva nettamente i movimenti della grafite e poteva controllare ogni lettera scritta dal lieve solco lasciato dalla punta sul foglio.
Bob, cominciava il messaggio, mi devi scusare per i disturbi che ti ho causato ieri sera. Dovevo parlarti. La pressione sui tuoi muscoli e la forzata emissione della tua voce erano appunto tentativi di parlare con te. Dirti chi sono e dove sono è troppo lungo, ma posso sentirti se parli. Perciò se non hai niente in contrario a parlare con me, dillo. Io mi servirò del mezzo che preferisci: se tu ti rilassi posso agire sui tuoi muscoli, oppure se fissi una superficie chiara posso far comparire nei tuoi occhi dei segni scuri. Non ho altri mezzi per dimostrarti che quello che ho scritto è vero, ma se tu mi chiederai di fare una delle cose che ti ho detto, potrai averne la prova. È molto importante per entrambi che io possa parlarti. Ti prego, concedimi di tentare ancora.
Il Cacciatore avrebbe voluto firmare il biglietto perché sapeva che i bipedi avevano quell’abitudine, ma lui non aveva un nome. Cacciatore era solo un soprannome derivato dalla sua professione. Per gli amici del suo precedente ospite lui era semplicemente il compagno di Jenver vice ispettore di polizia, ma non gli parve opportuno firmare con quel titolo, perciò non scrisse niente, e cercò invece di pensare al posto migliore dove mettere il biglietto. Non voleva che il compagno di stanza di Robert lo vedesse prima del suo ospite. Era più prudente portare il foglio fino al letto e metterlo lì, magari sotto le coperte.