Batté ancora una volta le mani per ottenere un rozzo schema sonoro dei maggiori punti di riferimento. Poi la sua memoria completò immediatamente quello schema con tutti i dettagli superficiali di ciò che lo attorniava.
Urlò però di dolore quando, al passo successivo, andò a sbattere con il ginocchio contro una pietra inamovibile. Spinto dall’inerzia, volò oltre l’ostacolo e precipitò a terra.
Si rialzò con uno sforzo, massaggiandosi la gamba ferita. E maledisse l’irresponsabile Sopravvissuto che aveva violato la legge dello Spostamento dei grossi Oggetti. Ma la sua rabbia si calmò subito appena si rese conto che, se si fosse trovato lì quando i mostri erano venuti a decimare il Livello Inferiore, anche lui avrebbe probabilmente ritenuto giusto spostare i grossi massi nella speranza che servissero come ostacoli nascosti per gli invasori.
Alla sua destra udì un rumore, e si girò di scatto in quella direzione. Qualcuno stava celato in una nicchia del muro, singhiozzando freneticamente… una donna. Ma aveva portato le mani alla bocca nel tentativo di nascondere quello sfogo.
Avanzò verso di lei, ma la donna cominciò a urlare. — No! No! Non ti avvicinare!
— Sono io, Jared.
— Va via. Sei uno di loro.
Indietreggiò, riconoscendo la Sopravvissuta Glenn, un’anziana vedova. Scoraggiato per la sua totale mancanza di risorse, ascoltò verso il suolo. Non poteva far nulla per calmare i timori della donna, non aveva nulla da offrirle per rassicurarla.
Inoltre, girando gli orecchi per sentire tutto quel mondo spettrale, un mondo reso dai mostri una terra desolata, avvertì subito che il Livello Inferiore era aldilà di ogni rivendicazione e non sarebbe stato abitato mai più da esseri umani. I demoni che avevano portato quella catastrofe, avevano privato il suo mondo di tutti i significati che aveva un tempo.
Ma adesso lui avrebbe fatto conoscere loro il significato della vendetta, al suo ritorno nel loro regno infinito! Così decise in nome di quella vera Divinità, qualunque fosse, che i Sopravvissuti avevano trascurato con la loro devozione alla falsa Luce Onnipotente.
Si voltò e si diresse cupamente, a lunghi passi, verso la rastrelliera delle armi.
— No! Non andar via! — lo pregò la donna. — Non lasciarmi qui sola, preda dei mostri!
Jared tastò con la mano il primo compartimento, temendo per un attimo di non trovarvi più nulla. Ma le sue dita ansiose si chiusero su un arco, che si passò poi sulle spalle. Per vendicare il Livello Inferiore! Due faretre piene di frecce presero posto a fianco dell’arco, sulla sua schiena. Quelle erano per vendicare Della e il Primo Sopravvissuto. Una terza faretra se la assicurò sull’altra spalla. Per Owen!
Esplorando il compartimento successivo, trovò poi un fascio di lance e se le strinse sotto il braccio sinistro. Per Cyrus, il Pensatore! Un altro gruppo di lance andò a finire sotto il braccio destro. Per Leah e Ethan e l’Uomo Eterno!
— Torna indietro! — lo implorò la donna. — Non lasciarmi qui da sola! Non lasciarmi catturare dai mostri!
Era uscita fuori dalla nicchia, adesso, e Jared riusciva a captare i rumori che faceva mentre si addentrava nel mondo, dirigendosi verso l’entrata in modo da tagliargli la strada.
Ignorandola totalmente, si fermò e batté le mani con forza per ottenere un ultimo ascolto del proprio mondo, per un’ultima indulgente concessione alla sua nostalgia. Poi si diresse deciso verso l’entrata.
Non sentì l’agitarsi terribile delle ali finché quel suono odioso fu molto vicino. Avvertì nello stesso momento l’odore del pipistrello delle profondità ed il suo battito d’ali; freneticamente scattò in azione, tentando di liberarsi di quel carico eccessivo d’armi in tempo per affrontare l’assalto furioso del mostro.
Togliendo dalle spalle le faretre, gettò lontano l’arco e lasciò cadere a terra uno dei fasci di lance. Ma, prima che potesse sciogliere la corda che teneva assieme l’altro fascio, il pipistrello si lanciò attraverso l’entrata e si tuffò in picchiata sferrando il primo attacco.
Jared balzò da un lato. Riuscì ad evitare questa mossa iniziale dell’animale, riportando, nella manovra, soltanto una ferita all’avambraccio, colpito da un artiglio del mostro.
Gettandosi al suolo, tentò di nuovo di strappare la corda che teneva assieme il mucchio di lance.
Le acute strida del pipistrello si confondevano con le urla atterrite della donna, delineando ogni particolare del Livello Inferiore come se fosse lo stesso generatore centrale di echi a riempire di suoni il mondo.
Compiendo un vasto giro in alto vicino alla volta, la bestia assassina si tuffò in un secondo attacco rapace. E Jared si rese conto che non aveva nessuna speranza di liberare in tempo una lancia prima che gli artigli della creatura si chiudessero su di lui.
Subito dopo, mentre si preparava a sostenere l’urto rabbioso, si accorse all’improvviso del cono di Luce che veniva proiettato dalla galleria all’interno del Livello Inferiore.
Mentre la Luce l’inondava, forniva ai suoi occhi anche l’impressione di una forma grande e urlante che si stava gettando su di lui con tutta la sua furia.
Un torturante brivido di orrore lo attraversò quando identificò l’impressione per quella del pipistrello delle profondità. Se la creatura gli era sembrata mostruosa nella sua forma sonora, la maligna bruttezza che gli era riportata dagli schemi luminosi superava ogni immaginazione.
La cosa era praticamente a distanza di un braccio, quando un tremendo fragore esplose all’entrata. Nello stesso tempo, una sottile lingua di Luce, strana e simile nel tono all’infernale Idrogeno, fu proiettata all’interno del mondo.
Jared capì che quei due avvenimenti erano in relazione con l’immobilizzarsi improvviso del pipistrello nel bel mezzo della sua picchiata, e con il successivo piombare al suolo al suo fianco.
Prima che potesse ragionare più a fondo su quella possibile coincidenza, però, il cono di Luce avanzò cautamente, e Jared colse l’odore dei mostri subito dietro quello. Adoperando come guida le impressioni luminose, diede un calcio violento all’ostinato fascio di lance, che si liberarono di colpo, sparpagliandosi sul terreno.
Ne afferrò una e, voltandosi verso l’entrata, alzò il braccio all’indietro per scagliarla.
Zip-hiss. Un sibilo.
Un dolore rovente gli bruciò il petto e la lancia andò a rimbalzare al suolo, mentre lui inciampava in avanti e cadeva a terra.
CAPITOLO SEDICESIMO
Dapprima, Jared credette di ricevere impressioni da Leah attraverso un collegamento mentale. Si trovò ad ascoltare — tramite la mente della donna, ne era certo — molte voci rese indistinte dalla lontananza. Inoltre, la corrente di impulsi vocali, passando attraverso la «finestra», andava a rimbalzare contro le vicine pareti quadrate.
Senza dubbio, lo schema d’insieme era quello della baracca in cui era tenuta prigioniera Leah. Questa volta, però, l’esperienza era più vivida e chiara. Riusciva quasi a sentire i lacci che gli segavano la carne poco sopra i gomiti mentre le legavano le braccia al «letto».
«Leah?» pensò.
Ma non ci fu risposta.
Poi si rese conto che le percezioni non erano affatto di seconda mano. Era proprio lui che era prigioniero nella baracca. E, se non si era accorto di ciò prima di quel momento, era probabilmente perché si trovava ancora sotto gli effetti postumi del sibilo che l’aveva privato dei sensi.
Ascoltò con attenzione e decise che non c’era nessun altro, umano o no, vicino a lui. Con cautela, rivolse gli orecchi in direzione della finestra e udì il fruscio della pesante cortina che pendeva su quello spazio. Una brezza apriva occasionali buchi nelle pieghe della finestra, dai quali le voci entravano più forti ma ancora poco distinte.