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Una corrente più brusca colpì la cortina, spingendola parzialmente a lato, e Jared ricevette l’impressione sonora di un’enorme parete rocciosa che raggiungeva altezze inconcepibili. Era uno schema che il giovane era certo di aver già sentito in precedenza; sforzò la memoria nel tentativo di ricordare quando era accaduto.

Certo! Era la stessa parete attraverso la quale lui e Mogan erano entrati nell’inferno della Radiazione. Prima che la cortina tornasse ondeggiando a posto, aveva perfino sentito la remota cavità, il vuoto totale dell’estremità della galleria che si allontanava all’infinito.

Non aveva più dubbi, ormai. Si trovava da qualche parte, nella terrificante vastità della Radiazione. Aprì gli occhi e venne assalito da una folla di impressioni visive. Tuttavia, la sensazione non fu così brutale e ardente come si era immaginato. Suppose che la relativa mitezza fosse dovuta al fatto che le pareti della capanna trattenevano fuori la maggior parte della Luce.

Girò la testa verso la finestra, ma si voltò di nuovo immediatamente dall’altra parte. Nella frazione di battito che aveva impiegato per chiudere di scatto le palpebre, aveva ricevuto un’impressione terribile. Era come se una parte di Idrogeno in persona si fosse proiettata verso di lui da un’apertura della cortina, in una lunga e sottile striscia sul relativo Buio del pavimento!

Molti battiti più tardi, si costrinse ad aprire nuovamente gli occhi e cominciò a lottare contro i legami. Le sue braccia, libere al disotto dei gomiti, potevano muoversi fino a un certo punto, ma senza nessuna utilità pratica. Era tuttora impotente contro i postumi del sibilo.

Il momento successivo, trattenne un grido di panico e riabbassò le palpebre tremanti sugli occhi. Aveva ricevuto l’impressione visiva di qualcosa di minaccioso e orribile… proprio davanti a sé! Qualcosa di bulboso con cinque protuberanze rigonfie che gli ricordavano vagamente l’impressione sonora di una…

Ma no, non era possibile! Eppure…

Aprì ancora gli occhi, e, come tentativo, allungò un dito della mano sinistra. E una delle protuberanze dell’affare bulboso si allungò anch’essa. Tranquillizzato, abbassò la mano. Ma era ancor più perplesso di prima. Le leggende affermavano che la Luce avrebbe toccato ogni cosa, riportandone impressioni incredibilmente raffinate e nitide. Nessuna delle leggende, però, aveva mai fatto il minimo accenno al fatto che un Sopravvissuto potesse ricevere sensazioni visive del suo stesso corpo!

Rialzò la mano in una posizione in cui potesse vederla e si mise a studiare le impressioni. Com’erano incredibilmente perfette! Accidenti, era in grado di riconoscere ogni linea del palmo della mano e ogni pelo del dorso!

Poi si irrigidì, incredulo. La mano si era all’improvviso divisa in due, come se l’originale avesse dato vita a un’altra assolutamente identica! Le due tornarono a riunirsi, per poi separarsi di nuovo, allontanandosi ancor più tra loro.

Nello stesso tempo, Jared era cosciente di una pressione leggera e mobile sui bulbi oculari… una tensione che gli attraversava il setto nasale ogni volta che la mano si divideva in due, e che si rilassava di nuovo quando le due parti si ricomponevano. E scoprì che, con una certa concentrazione, riusciva a prevenire l’impressione strabiliante e certamente falsa di due membra identiche, quando tutti gli altri sensi gli dicevano che ce n’era soltanto uno.

Alcune voci, nelle immediate vicinanze della baracca, misero in guardia Jared. Ebbe tempo di fingersi addormentato prima di sentire la porta che si apriva. Ascoltando entrare due dei suoi catturatoli, rimase rigido mentre si avvicinavano e si fermavano accanto al letto. E, quando cominciarono a parlare, riuscì a sentire le loro parole filtrate attraverso le maschere facciali di stoffa:

— È l’ultimo arrivato, questo?

— L’ultimo che abbiamo ritrovato. Incidentalmente, per quanto abbiamo potuto determinare, si dovrebbe trattare di quello che ha messo fuori combattimento Hawkins mentre trasportava quella ragazza sensibile agli infrarossi.

— Ah, quello. Fenton, Jared Fenton. Suo padre aspettava da molto questo momento.

— Vuoi che vada ad avvertire Evan che l’abbiamo preso?

— Non è possibile. È stato spostato al Ricondizionamento Avanzato.

Jared sperò che i due non si fossero accorti del sobbalzo che aveva fatto quando avevano menzionato suo padre. Convincerli che stava dormendo era la sua unica speranza di rimandare la tortura.

— Bene, Thorndyke — disse quello dei due che era più vicino, — proseguiamo.

— Ha già ricevuto tutte le iniezioni preliminari? — domandò l’altro.

— Tutte.

— Allora immagino che potremo recuperarlo senza far esplodere un’altra epidemia di raffreddore.

Jared li udì rimuovere i pezzi di stoffa dai loro volti. Poi una mano gli si posò inaspettatamente su una spalla.

— Va bene, Fenton — esordì Thorndyke. — Ora ti dirò un sacco di cose che ti stupiranno e che non capirai nemmeno… perlomeno all’inizio sarà così. Poi, gradualmente, arriverai a comprendere tutto.

Dato che Jared non rispondeva, l’altro catturatore chiese: — Credi che sia ancora in stato d’incoscienza?

— No, naturalmente. Tutti quelli che non si mettono a urlare come forsennati, fanno finta di dormire. Suvvia, Fenton. Da quanto mi è stato riferito, tu hai avuto più esperienza di tutti gli altri con la luce. Dovresti farcela senza il minimo sforzo.

Forse fu la calcolata morbidezza della sua voce. O, invece, forse Jared si era stancato, senza accorgersene, di tenere gli occhi chiusi. Comunque fosse, al battito successivo, la luce si proiettava nei suoi occhi coscienti e gli portava una successione di impressioni inseparabili.

— Così va meglio — sospirò Thorndyke. — Adesso stiamo facendo progressi.

Ma Jared richiuse subito di scatto le palpebre, eliminando quelle sensazioni sconvolgenti. E paragonò gli schemi visivi che aveva immagazzinato in quel breve istante con gli impulsi sonori che riceveva tuttora.

Thorndyke era un gigante (per un attimo, mise in dubbio che il mostro fosse effettivamente un essere umano) con un viso aperto la cui struttura ossea suggeriva forza e determinazione. Quei tratti, tuttavia, formavano uno sconcertante contrasto con la caratteristica femminilità del suo mento totalmente privo di barba.

Le pieghe ampie del vestito, che volteggiavano ad ogni minimo movimento, rendevano confusa l’impressione dell’insieme. Tuttavia, Jared ammise obiettivamente che, per esseri che vivevano nello spazio immenso e relativamente caldo dell’infinito, abiti troppo aderenti sarebbero stati poco convenienti e poco confortevoli.

— Tira indietro quelle tendine, Caseman — ordinò Thorndyke, — e fa entrare un po’ di luce.

— Sei sicuro che è pronto per questo? — domandò l’altro, avvicinandosi alla finestra.

— Penso di sì. Sta resistendo molto bene, quasi quanto un Veggente. Probabilmente ha avuto più scontri con la luce di quanti ne siamo a conoscenza.

Un’improvvisa ondata d’apprensione sommerse Jared, quando sentì che la tendina veniva tirata di lato e avvertì l’assalto feroce della luce contro le sue palpebre chiuse.

La mano di Thorndyke tornò a posarsi sulla sua spalla. — Stai calmo adesso, Fenton. Non aver paura. Nessuno ti farà del male.

Era soltanto un inganno, naturalmente. Volevano ammorbidirlo, dargli una falsa sensazione di fiducia e di sicurezza. Poi, quando avessero distrutto con la tortura le sue speranze, il loro divertimento sarebbe stato completo.

Aprì gli occhi. Ma riuscì a malapena a sopportare la furia della luce che si riversava adesso nella capanna. Quando riabbassò le palpebre, tuttavia, non lo fece perché temeva la luce, quanto perché aveva visto due Thorndyke ritti fianco a fianco! Ciò lo fece tremare incontrollatamente.