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Thorndyke scoppiò a ridere. — La mancanza di coordinazione ottica rende le cose confuse, vero? Ma imparerai a mettere bene a fuoco gli oggetti, poco per volta.

Prese una struttura a forma di panca e si sedette accanto al letto. — Dunque, vediamo di chiarire un po’ la situazione. Alcune delle cose che ti dirò, le comprenderai pienamente. Altre ti sembreranno cozzare contro la logica. Cerca di accettare quello che puoi in base alla fede. Alla fine vedrai che capirai. Prima di tutto: questo non è l’inferno della Radiazione. Noi non siamo demoni. E tu non sei morto e non hai smarrito la strada del Paradiso. Nel cielo, là fuori, c’è il sole. È una cosa piuttosto impressionante, ma non è Idrogeno.

— E non è nemmeno la Luce Onnipotente — aggiunse Caseman.

— No, Fenton — affermò Thorndyke. — Contrariamente a quanto credi adesso, in seguito forse comincerai a pensare che questo mondo esterno è il Paradiso.

— Col tempo — continuò Caseman, — imparerai a concepire il Paradiso in maniera diversa… sempre irraggiungibile in senso materiale, ancora aldilà dell’infinito, ma aldilà di un nuovo genere di infinito. Il che conduce alla conclusione che dovrai abbandonare molte delle vecchie credenze in cambio di altre nuove e diverse.

Ci fu un momento di silenzio che costituì un duro attacco alla pazienza di Jared. Poi Thorndyke domandò: — Mi senti ancora? Vuoi dire qualcosa?

— Voglio ritornare al mio Livello — riuscì a dire Jared senza aprire gli occhi.

— Cielo! — esclamò Caseman, ridendo. — Ma allora parla!

— Immaginavo che tu volessi tornare indietro — riprese in tono stanco Thorndyke. — Non è possibile. Piuttosto, ti piacerebbe, mmm… sentire… qual è il nome della ragazza?

— Della — rispose Caseman.

Jared si divincolò lottando contro i suoi legami. — Che cosa le state facendo? Posso… vederla?

— Ehi! Questo qui sa persino che cosa sta facendo con gli occhi! Caseman, dov’è la ragazza? Come si sta comportando?

— Sta facendo passi da gigante come tutti gli altri Veggenti, dato che la vista non è qualcosa di totalmente nuovo per loro. È vero che non capisce il significato di tutto quanto la circonda, ma accetta con sufficiente facilità le cose come sono, per il momento.

Thorndyke si batté con la mano su una gamba. — D’accordo, Fenton. Vedrai la ragazza domani; il prossimo periodo, cioè.

Ecco, adesso cominciava la tortura. Gli offrivano qualcosa, e poi lo avrebbero fatto soffrire tenendogliela appena fuori portata di mano.

— Basta così, per i preliminari — dichiarò infine Thorndyke. — Dunque, ecco qui un’intera serie di fatti che puoi immagazzinare nella memoria fino a quando non cominceranno ad assumere un significato logico:

«Voi dei due Livelli e il gruppo dei Veggenti siete discendenti del complesso di Sopravvivenza numero undici. Pensa a un mondo intero… non il tipo di mondo che conosci tu, ma uno molte, molte volte più grande, con — se sai cos’è un miliardo — miliardi di persone racchiuse dentro di sé. Questi uomini sono divisi in due campi, pronti a lanciarsi gli uni contro gli altri, con armi mortali che superano qualsiasi immaginazione. Sono pronti ad usarle perfino se ciò significherebbe… avvelenare tutta l’aria del mondo per molte generazioni.»

Thorndyke fece una breve pausa e Jared ebbe l’impressione che avesse già raccontato quella storia centinaia di volte in precedenza.

— Be’, questa guerra scoppia effettivamente — riprese poi, — ma, per fortuna, non prima che vengano completati i preparativi per la sopravvivenza di alcuni gruppi di persone… diciassette, per l’esattezza. Sono stati costruiti rifugi sotterranei che vengono sigillati per proteggere la gente dall’atmosfera avvelenata.

— In realtà — s’intromise Caseman, — è stata una grande conquista anche soltanto il consentire la salvezza di pochi uomini. Non sarebbe stato possibile senza l’adattamento della potenza nucleare e lo sviluppo di un nuovo tipo di vita vegetale che funzionava tramite la termosintesi invece della foto…

Il flusso di parole s’interruppe, come se Caseman si fosse improvvisamente reso conto dell’incapacità del suo ascoltatore di seguirlo.

— Le piante della manna, per voi — spiegò in breve Thorndyke. — Ad ogni modo, i complessi di sopravvivenza vennero preparati; la guerra ebbe inizio, e i pochi prescelti fuggirono dal loro… Paradiso, se così si può dire. Per la maggior parte, le cose andarono come era stato previsto. Tutte le macchine funzionarono in maniera perfetta; le conoscenze umane e le istituzioni familiari vennero conservate, e la vita continuò, mentre tutti ricordavano dove si trovavano e perché si trovavano lì. Dopo alcune generazioni, quando l’aria all’esterno si era ormai purificata, i discendenti dei Sopravvissuti originali decisero che non era pericoloso uscire di nuovo all’esterno.

— Tranne che nel complesso undici — corresse Caseman. — Là, le cose non erano andate così lisce.

— Infatti — convenne Thorndyke. — Cominciamo dall’inizio, però. Da quanto mi è stato riferito, Fenton, tu sei un miscredente… non hai mai accettato l’idea che la luce fosse Dio. È probabile che ormai tu ti sia fatta un’idea piuttosto precisa su quello che è in realtà la luce, anche se sei dannatamente ostinato nel continuare a tenere gli occhi chiusi. Ad ogni modo, riprendiamo da dove eravamo rimasti.

«La luce è un fenomeno naturale come, diciamo ad esempio, lo scroscio di una cascata. Nella sua forma primaria, arriva in abbondanza da quello che ti sembrerà Idrogeno in persona quando lo vedrai. Ma abbiamo anche dei sistemi per produrla in maniera artificiale, come certo saprai, a questo punto. E ognuno dei complessi di sopravvivenza aveva i propri sistemi di produzione della luce, che funzionarono sinché i superstiti furono in grado di tornare in superficie

Caseman, protendendosi sul letto, lo interruppe: — Tranne i vostri. Dopo alcune generazioni, voi avete perso la capacità tecnica di effettuare eventuali riparazioni dei sistemi. E quell’eventualità si verificò sul serio.

— Vi fu un piccolo guasto — riprese Thorndyke. — E… be’, le luci andarono via. Contemporaneamente, la maggior parte dei condotti d’acqua surriscaldata che portavano alla vostra sala principale, s’interruppero bruscamente. La tua gente dovette spingersi nelle profondità del complesso, occupando altre sale, che erano state predisposte soltanto parzialmente per ricevere eventuali eccedenze di popolazione.

Vagamente, Jared cominciava a costruirsi uno schema d’insieme di quello che stavano tentando di fargli credere. Ma era così assurdo, inconcepibile — anche quel poco che riusciva a capire — che la logica si ribellava violentemente e non voleva saperne di accettarlo. Per esempio, chi poteva comprendere un infinito strapieno di gente ostile? Eppure, né la voce di Thorndyke né quella di Caseman avevano avuto un’aria minacciosa. Anzi, era innegabile che le parole, per quanto per la maggior parte non avessero nessun significato, lo blandivano con la loro dolcezza.

Ma no! Quella era proprio la reazione che stavano tentando di ottenere da lui! Stavano adoperando l’inganno per guadagnarsi la sua confidenza. Ciononostante, Jared era fermamente deciso a non abbandonare — contro qualsiasi tentativo da parte dei mostri — il suo proposito di liberarsi, di ritrovare Della e di scappare insieme a lei dalla Radiazione.

Aprì gli occhi, ma lasciò che si soffermassero soltanto brevemente sullo schema visivo di Thorndyke. A un lato di quella impressione centrale, riusciva a vedere la finestra con le tendine tirate all’indietro. Aldilà, si innalzava l’enorme parete di roccia e terra con la sua abbagliante apertura buia: l’imboccatura della galleria.

Poi si irrigidì mentre le sensazioni luminose raggiungevano una chiarezza ancora maggiore. In lontananza si intravedevano decine di figure in movimento, figure che — ne era certissimo — erano Sopravvissuti o mostri umanoidi, ma che non erano più grandi del suo dito mignolo! E vide anche, adesso, che l’imboccatura del corridoio che conduceva al suo mondo era piccola quanto l’unghia del suo dito!