«Non toccarmi» gridò. «Preferisco restare qui tutta la notte.»
«Oh, santo cielo!» disse forte Hutchman, senza rivolgersi a nessuno in particolare. «E adesso cosa faccio?»
Lei correva svelta e non era facile raggiungerla, col rischio di attirare l’attenzione dei vicini. Lucas tornò dentro, lasciando la porta aperta e, a passi lenti, si diresse verso la camera degli ospiti. Qualche minuto dopo, sentì chiudersi la porta d’ingresso e, per un secondo, sperò intensamente che Vicky, tutta gelata, venisse da lui a cercare un po’ di calore. Ma lei andò nell’altra stanza, lasciandolo solo con la sua amarezza.
Tentare un discorso sarebbe stato certamente un disastro, sia che Vicky prestasse fede alle sue parole, o meno. In qualunque altro modo, però, lei avrebbe parlato ai genitori, agli amici, ai vicini, ai colleghi di Lucas, e questo sarebbe stato pericoloso: la gente avrebbe ricordato quello che lei avrebbe detto. La sua mente era tesa alla meta, ormai vicina, di portare a termine la macchina, e già si stavano delineando le prime linee di un piano. Ancora molto vago, un elemento era già chiaro: il pericolo tremendo che la macchina rappresentava per sé, per sua moglie e anche per David. Sarebbe stata costruita di nascosto, ma prima che potesse essere impiegata, era necessario infrangere il segreto, deliberatamente, sistematicamente, in un processo che Hutchman era in grado di avviare ma che, difficilmente, sarebbe riuscito a controllare.
In compenso, Vicky, che lui non sapeva dominare, andava tenuta all’oscuro di tutto, anche quando incrinature via via più profonde s’insinuavano nella struttura del loro matrimonio, concentrandosi nei punti critici. Per esempio intorno alla seconda pietra miliare.
Una centrifuga a gas, in condizioni perfette e a un prezzo raggiungibile, era disponibile a Manchester. Hutchman andò a ritirarla con la macchina, proponendosi di tornare a Crymchurch in serata, ma purtroppo le Midlands erano immerse in una coltre di nebbia. Era appena arrivato a Derby quando, sentito di un grave incidente accaduto nei pressi di Belper, si decise a cercare un motel. Era mezzanotte quando, finalmente, chiamò Vicky per avvertirla che quella sera non sarebbe rientrato. Il telefono suonò piano, come se il nebbione attutisse i congegni elettronici e meccanici, ma dall’altra parte nessuno rispose. Hutchman non rimase molto sorpreso. Vicky, con ogni probabilità, aveva immaginato chi telefonava e perché: e adesso, non rispondendo, lo metteva in posizione di svantaggio.
Posò il ricevitore e si allungò, tutto vestito, sul letto dello chalet. Quel mattino aveva detto a sua moglie la verità pura e semplice sul motivo della sua corsa a Manchester, sapendo che la mente di lei evitava ogni dato tecnico. Le aveva perfino chiesto di accompagnarlo. Lei aveva risposto che lui sapeva perfettamente che non lasciava mai a casa da scuola David, neppure per un giorno, e il tono implicava che, se non l’avesse saputo, non le avrebbe chiesto di andare con lui. Un punto per Vicky. Maledetta macchina, pensò Lucas. Mi costa davvero troppo. Chi credo di essere, comunque? Erano passati sedici giorni da quando la bomba era esplosa a Damasco, e fino a quel momento nessuno si era preso la responsabilità dell’accaduto o, per dirla in altro modo, era stato in grado di esercitare sulla struttura della moralità politica una violenza sufficiente a rendere l’azione accettabile, o per lo meno, di giustificarla come un espediente. La situazione del Medio Oriente risultava paradossalmente più stabile di quello che era stata da due anni a quella parte, ossia dopo il ritiro improvviso della Siria dalla Lega Araba: spesso Hutchman si trovava a pensare che la sua macchina non avrebbe riportato in vita nessun ragazzino indomabile di sette anni. E quel pensiero gli appariva degno di essere preso in considerazione.
Arrivò a Crymchurch in mattinata: la casa era deserta e chiusa. C’erano le bottiglie del latte all’ingresso e la posta era sparpagliata sul pavimento. Capì al volo che Vicky e David se n’erano andati il giorno prima. Dominando un sentimento di autocommiserazione, staccò il telefono per chiamare i genitori di lei, poi cambiò idea. Vicky, evidentemente, era corsa dai suoi e, come la notte in cui era uscita sul prato, il modo migliore per riportarla a casa era di lasciare la porta aperta e di aspettare.
Ci vollero tre giorni prima che Vicky ritornasse, in un mattino piovoso di sabato, con l’aria contrita e leggermente imbarazzata, accompagnata dai genitori. Suo padre, Alderman James Morris, un uomo dai capelli bianchi e il naso color fragola, intrattenne a lungo e molto seriamente Hutchman sul costo dell’elettricità e sull’andamento incerto della borsa delle valute. Non accennò mai al matrimonio della figlia, non alluse mai a qualcosa che non andasse, ma la serietà del tono implicava un messaggio che andava oltre gli argomenti trattati. Hutchman rispose con lo stesso tono. Quando i genitori di Vicky se ne andarono, Hutchman chiamò la moglie in camera da letto. Lei sorrise tra le lacrime appoggiando le mani sulle cosce. Sembrava una ragazzina che vuol essere perdonata, dopo una scappata. Il gesto fece risaltare le spalle abbronzate, nella camicia beige.
«E David?» chiese lui.
«Era ancora a letto, quando sono partita. Oggi papà lo porta al planetario, dopo, tornerà qui.»
«Capisco.» Hutchman avvertiva, nell’aria, un richiamo sessuale. Erano tre settimane che non facevano più l’amore.
«Per lui è stata una vacanza, Lucas.»
«E per te?»
«Io…» Corse da lui, a bocca aperta, avida, e, nelle ore che seguirono, si dimostrò piena di tenerezza. Finché ogni sensazione di pena sparì dal corpo di lui. Hutchman era sdraiato sul letto ascoltando il rumore della pioggia contro i vetri e intanto si chiedeva, con un po’ di rimorso, come avrebbe reagito Vicky, scoprendo che questa volta le cose sarebbero andate in un altro modo. Finora, nel grafico accidentato dei loro rapporti, a una scena di riconciliazione seguiva sempre un periodo idilliaco di armonia: però non c’era ancora la Macchina.
«Si tratta di un progetto segreto che riguarda certe proprietà della radiazione a micro-onde.» La spiegazione lasciò Vicky perplessa, come lui aveva previsto. E più la ripeteva, più lei si confondeva. Vicky era costretta ad accettare la realtà del progetto ma, non immaginando la verità incredibile della faccenda, era ridotta esclusivamente a fare congetture sul ruolo di Hutchman. Però c’erano altre persone che, nonostante tutti i suoi forzi, si erano accorte dei cambiamenti in atto. Hutchman era rimasto indietro nel lavoro, fatto che appariva sempre più evidente nel corso delle riunioni settimanali riguardo l’andamento del Jack-and-Jill. Muriel Burnley sbrigava le mansioni di segretaria con diffidenza chiarissima, dimostrando il suo risentimento in cento modi, tutti irritanti. Don Spain appariva eccitato e insieme esultante davanti alla certezza che Hutchman fosse impegolato fino al collo in un affare pericoloso.
Hutchman lavorava accanitamente al progetto, a volte senza capire fino a che punto ne fosse coinvolto, passando tutto il tempo disponibile all’Istituto Jeavons, e cercando, nello stesso tempo, di non sciupare il più piccolo miglioramento sopravvenuto nelle sue relazioni con Vicky. Alla fine del mese disponeva di un nuovo laser, e contemporaneamente, aveva raggiunto un’altra pietra miliare.
«Cosa significa?» Vicky gli lanciò la lettera sul tavolo.
Hutchman, prima ancora di afferrarla, riconobbe l’intestazione nitida, uniforme, della sua banca. «La lettera era indirizzata a me» disse piano, cercando di guadagnare tempo per riflettere.
«E chi se ne frega? Cosa significa?»
Lucas diede un’occhiata al contenuto della lettera, estremamente chiaro e professionale, in cui lo informavano che il suo conto era allo scoperto di quasi quattrocento sterline e che, avendo chiuso il libretto dei risparmi, la banca lo pregava di fare subito un versamento o, in caso contrario, di passare a discutere la faccenda con il direttore.