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Hutchman, in piedi, si guardò nella parete di cristallo. La sagoma che vedeva riflessa nel vetro, l’altra persona con i capelli neri tagliati corti e le mani lunghe messe in rilievo da un raggio di luce, era il Lucas Hutchman che il resto del mondo vedeva. E quel Lucas Hutchman stava per avere in pugno il mondo intero. E quando, finalmente, la moglie di quest’uomo avesse capito, ormai sarebbe stato troppo tardi perché avrebbe riconosciuto la sua colpa.

Turbato dal piacere che gli dava quel gioco, Hutchman si sedette di colpo, mettendosi a sfogliare appunti e disegni. Erano stati fatti tutti sulla carta della Westfield, però si potevano rendere quei fogli anonimi tagliando via l’intestazione. Il guaio era che i suoi scarabocchi erano incomprensibili per un estraneo e, indubbiamente, sarebbe stato meglio che la sua scrittura non comparisse nel documento. Entrò nel bugigattolo di Muriel e, ignorando lo sguardo sospettoso di lei, prese, in silenzio, un fascio di fogli da macchina dal suo tavolo. Impiegò un’ora a trascrivere la parte matematica del risonatore a neutroni e a specificarne le parti meccaniche.

Finito il lavoro mise i fogli nella borsa e cominciò a pensare a un nascondiglio per la macchina. Per esempio, in qualche località della costa meridionale? Cercò nella guida telefonica, trovò sei nomi di agenti immobiliari a Crymchurch e cominciò a interpellarli in ordine alfabetico. Il secondo gli offrì una villetta ad Hastings. Hutchman cercò il blocco per segnare l’indirizzo e si ricordò che era rimasto nella libreria. Imprecò, e trascrisse l’informazione sul lato di una gomma nuova.

«Mi pare che vada bene» disse alla ragazza che gli aveva risposto. «Passerò da voi più tardi.»

Avvertita Muriel che sarebbe uscito per un’ora, portò con sé sulla macchina la preziosa borsa. Faceva caldo, per essere in novembre, ma il cielo grigio spuntava oltre le cime degli alberi e delle case, e la pioggia cadeva sicura e tranquilla, minacciando di continuare per il resto della giornata. Mentre Lucas filava verso Crymchurch, le gocce d’acqua si rincorrevano, come tante amebe frenetiche, lungo i finestrini laterali della macchina. Hutchman parcheggiò in centro, poi andò in un negozio di forniture per ufficio dove acquistò una copiatrice e una riserva di carta per un totale di trenta sterline. Pagò in contanti, usando il denaro che gli aveva dato Vicky per sistemare il conto in banca, e non diede il suo nome. Messa la copiatrice sul retro della macchina, percorse lentamente la strada principale, cercando l’agenzia immobiliare a cui aveva telefonato poco prima. Era la terza della serie, e aveva in vetrina la fotografia della casa. Si trattava di una villetta con terrazza, affittabile solo per i mesi invernali. Hutchman calcolò che Hastings si trovava a una novantina di chilometri, cioè a novanta minuti di macchina, e che era proprio quello che faceva per lui. Abbastanza vicina per andarci a sistemare la macchina senza creare sospetti con assenze non giustificate da casa e, nello stesso tempo, abbastanza lontana da costituire, venuto il momento, un buon nascondiglio. Entrò nell’agenzia e, in meno di mezz’ora, affittò la casa fino all’inizio di aprile, dichiarando di essere uno scrittore che cercava la solitudine per terminare un libro. Anche stavolta diede un nome falso, pagò l’affitto anticipato in contanti e uscì, munito di due chiavi nuove e di un indirizzo trascritto su un foglio di carta.

La seconda tappa fu da Woolsworth, dove comprò molte buste da poco prezzo, del tipo comune in uso in tutto il paese. Acquistò anche la carta per via aerea e francobolli per l’interno. Poi mise il tutto nella borsa. Guardò l’ora: vedendo che era quasi mezzogiorno andò in uno dei suoi locali preferiti, a Crymchurch. Joe’s era un locale piccolo e un po’ triste, ma serviva un whisky caldo come piaceva a lui. Seduto in un angolo in penombra, con davanti la bevanda aromatica e dolce, Lucas tirò fuori dalla borsa un foglio di carta e si mise a scrivere la lettera.

Cominciò con le parole: A tutti quelli a cui può interessare. Le parole erano molto banali, ma Hutchman le trovava adattissime allo scopo. Prima di finire la lettera prese altri due whisky, poi la rilesse.

Questa è la lettera più importante che abbiate mai letto.

Il suo contenuto è importantissimo per la sicurezza del vostro paese e per l’avvenire dell’intera razza umana.

Quando l’avrete letta, sarete personalmente responsabile delle misure che si dovranno prendere.

I documenti che accompagnano questa lettera sono:

a) La dimostrazione matematica che è possibile costruire un risonatore a neutroni basato su un laser cestron. La radiazione sarà ad autodiffusione e avrà come effetto la stimolazione artificiale del flusso di neutroni in tutte le concentrazioni di materiale fissile prossimo alla massa critica. In altre parole, l’attivazione dell’apparecchio causerà praticamente la detonazione istantanea di tutte le bombe atomiche esistenti!

b) Lo schema di fabbricazione del risonatore a neutroni, costruibile in pochi giorni.

Vi prego di leggere con attenzione il seguente paragrafo:

QUESTA MACCHINA ESISTE GIÀ. SARÀ ATTIVATA A MEZZOGIORNO, ORA DI GREENWICH, DEL 10 NOVEMBRE 1978. QUINDI PRENDETE, SENZA TARDARE, LE MISURE INDISPENSABILI!

Vista con l’occhio critico di Hutchman, la lettera gli faceva venire in mente una delle tante ingiunzioni che riceveva frequentemente dal club del libro, però era convinto che sarebbe servita allo scopo. Le pagine, fitte di simboli matematici, avrebbero parlato in suo favore a ogni membro della famiglia mondiale dei matematici in grado di lavorare a quel progetto, che, a sua volta, avrebbe influenzato altri, che da parte loro… Quella lettera, lo capì subito, era già una forma di risonatore a neutroni, destinato a produrre una reazione a catena a livello umano.

Trovare il nascondiglio per la macchina era stata un’impresa più semplice e più rapida del previsto, e gli aveva dato l’impressione che tutto si mettesse in moto con facilità soprannaturale. Hutchman, d’impulso, andò al telefono sul retro del locale, chiamò la Westfield e Muriel. La segretaria parlava con voce soffocata, evidentemente perché aveva la bocca piena di wafer al cioccolato che mangiava invariabilmente a mezzogiorno, in compagnia delle altre segretarie che si riunivano nel suo ufficio per discutere di cantanti pop.

«Mi spiace interrompere le vostre riunioni culturali» disse Lucas. «Ma desidero avvertire che non tornerò in ufficio, oggi pomeriggio. Sbrigate pure tutto voi, se non vi spiace.»

«E dove devo dire che vi trovate?» La voce, adesso, era più chiara, ma irritata.

«Dite che sono andato al mare.» Gli venne in mente la spiaggia rossiccia di Hastings, e rimpianse di avere accennato a quello. «No, è meglio che diciate come stanno le cose. Devo fare alcune ricerche alla biblioteca Morrison.»

«Ricerche alla biblioteca Morrison» ripeté meccanicamente Muriel, mostrando apertamente la sua incredulità. A quell’ora, s’era già sparsa la notizia, opportunamente riveduta e corretta, della lite fra Hutchman e Spain. Muriel, sebbene non potesse soffrire Spain, l’avrebbe considerato un altro esempio di quanto era peggiorato il signor Hutchman. Forse era meglio, pensò Lucas, essere più attenti con lei.