«Va bene» disse. «Ci vediamo domattina.»
Muriel riappese senza parlare. Lui ritornò alla macchina e, nel grigiore pomeridiano, si diresse verso l’Istituto Jeavons. L’edificio di pietra fumigava sotto la pioggia, e nessuno si accorse che Lucas aveva parcheggiato nel recinto interno. Impiegò venti minuti a smontare la macchina nelle parti principali e a trasferire i singoli pezzi, con le relative protezioni, a bordo dell’auto. Alla fine le braccia e le spalle, sebbene irrobustite dall’esercizio continuo del tiro all’arco, gli facevano male. Passò dall’ingresso, senza incontrare anima viva, e si diresse a sud, verso Hastings,
Per arrivare ci vollero più di novanta minuti, e ce ne mise altri dieci per individuare la casa che aveva affittato, al 31 di Channing Way. Era una villetta abbastanza ben tenuta due stanze sopra e due sotto, in una fila di casette tutte uguali. Il mare era visibile in fondo alla via in salita. Hutchman si sentì stranamente importante infilando la chiave nella serratura e aprendo la porta della villetta sconosciuta, che da poco era diventata sua. Entrò nel piccolo ingresso e diede un’occhiata alle stanze del piano terreno. C’erano pochi mobili, appena sufficienti per essere in regola con le norme d’affitto delle case. La villetta era fredda, senza vita. Preso da una strana eccitazione sessuale, Lucas salì le scale e scoprì che la camera da letto sul retro era completamente vuota, salvo un’unica seggiola incurvata color verde mela. La finestra dava su un muro nudo, che sembrava far rimbalzare i suoi pensieri come se fossero delle pallottole.
Forse morirò proprio in questa stanza! Quell’idea lo fece sentire depresso, dopo l’euforia che gli aveva ispirato l’atmosfera di mistero e di segreto di poco prima. Scese le scale di corsa e cominciò a trasportare all’interno i pezzi della macchina. Le casse gli sembravano ancora più pesanti di prima, ma la distanza era breve e, in dieci minuti, tutte le parti della macchina erano riunite sul pavimento della camera da letto. Subito gli venne l’idea di montarla, ma poi decise di tornare a Crymchurch. A questo punto bisognava far conoscere in tutto il mondo, e con assoluta priorità su ogni altra cosa, l’esistenza della macchina.
«David sta dormendo, e io esco per un paio d’ore» disse Vicky dalla porta dello studio. Indossava un abito di tweed color ruggine che Lucas non le aveva mai visto: la faccia, sotto il trucco ben fatto, era dura. Hutchman fu preso da una tristezza profonda nel capire che, nonostante tutto, sperava ancora che lei si fosse placata, dopo il colpo che gli aveva già inferto.
«Dove vai?»
«Andrei a trovare mia madre.»
«Andresti a trovare tua madre» rise, sarcastico. «Va bene, Vicky, ho capito.»
«A meno che tu non voglia uscire» continuò lei, ignorando le sue parole. «Allora resto a casa io, a badare a David.»
Hutchman diede un’occhiata ai fogli di carta bianca già sistemati nella copiatrice. «No, non esco.»
«Benissimo.» Gli lanciò uno sguardo inquisitore, e lui capì che si domandava come aveva fatto a sopportare così bene il colpo. Secondo le buone consuetudini, avrebbe dovuto inginocchiarsi davanti a lei, piangere e supplicarla. E l’avrebbe anche fatto, se lei non avesse commesso l’errore di voler strafare. Un adulterio o una dozzina, un megaton o un centinaio… Hutchman non difendeva più la sua vita, perché era già morto.
«Ci vediamo più tardi» disse Vicky.
Lui annuì. «Salutami tua madre.»
6
Lucas si sentì sollevato al risveglio, trovandosi immerso in quella luce particolare, color miele, che, secondo lui, il sole diffondeva soltanto nelle mattine dei week-end. Di quell’effetto speciale, Hutchman dava una spiegazione oggettiva: erano i cinquanta milioni di inglesi, consapevoli che era sabato, a influenzare il tempo con la forza del pensiero. E gli stessi cinquanta milioni creavano un mantello telepatico di piacere visto che la settimana lavorativa era finita. Hutchman, comunque, era contento di non dover andare in ufficio perché doveva spedire le lettere destinate ai paesi più remoti del mondo. Aveva deciso di suddividerle in gruppi e di imbucarle in cassette diverse, sparse in una zona percorribile nel giro di una giornata. L’area era limitata alla parte sud orientale del paese. Indubbiamente avrebbe fatto meglio a recarsi direttamente in Scozia, ma la zona scelta comprendeva quasi metà della popolazione. D’altra parte, una persona residente nel nord avrebbe scelto di proposito la zona di sud est, per sviare le indagini.
Hutchman scese dal letto e, suo malgrado, andò a guardare nell’altra camera. Vicky dormiva nella semi oscurità delle tende. Richiuse la porta, andò in bagno e si lavò in fretta. Non c’era ragione di pensare che Vicky fosse rimasta fuori tutta la notte, ma la parte di lui che non si arrendeva alla realtà si calmò nel vedere la moglie in casa. Infilò maglia e pantaloni e portò le buste sulla macchina, chiuse nella sua borsa. Prima di andarsene, diede un’occhiata alla stanza di David e rimase a guardare, turbato, il ragazzino che dormiva in una posizione bizzarra.
C’era, in mattinata, ancora poco traffico e Hutchman si diresse a ovest, deciso a imbucare il primo gruppo di buste soltanto a Bath. Un’eventuale inchiesta su vasta scala, riguardante la spedizione delle lettere, avrebbe preso l’avvio da alcuni dati sicuri, per esempio l’ora indicata dal timbro postale, e Hutchman voleva evitare a tutti i costi di compiere un percorso circolare che avesse Crymchurch come punto di partenza. Guidava veloce, con estrema attenzione, senza ascoltare la radio, finché nel notiziario annunciarono che si erano interrotti i contratti tra l’Organizzazione Soccorsi Damasco, di formazione recente, e un gruppo di organismi tradizionali, come l’UNICEF. Un certo signor Ryan Rhodes, presidente dell’OSD, aveva rilasciato una pubblica dichiarazione spiegando che i contributi postali diretti alla sua organizzazione erano andati in favore di altri fondi, con la connivenza delle autorità. Hutchman dubitava della legittimità della protesta ma, in quell’attimo, gli venne in mente che, riguardo al suo progetto, usava troppo il servizio postale di Sua Maestà. Come ogni buon inglese medio, aveva una fede innata nelle istituzioni sul tipo delle poste, però, come cittadino intelligente della fine degli anni settanta, si rendeva conto che ormai nessun governo, neppure quello di Elisabetta II, obbediva più a un codice di norme.
Un sudore freddo gli imperlò la fronte. Aveva un fascio di buste indirizzate a statistici, fisici e direttori di giornali scientifici sovietici, ma cosa sarebbe successo se, in Gran Bretagna, la posta diretta in Unione Sovietica veniva censurata? Era possibilissimo leggere una lettera senza aprirla. Hutchman allentò la pressione del piede sull’acceleratore, mentre pensava alle conseguenze dell’idea che gli era balenata in mente. Se davvero esisteva un controllo del genere, la prima conseguenza era che la grande caccia all’uomo sarebbe cominciata qualche giorno prima del previsto. La cosa, in sé, non era poi tanto disastrosa, ma le conseguenze sarebbero state ben più gravi se nessuna busta indirizzata all’Unione Sovietica fosse giunta a destinazione. Il suo sistema dipendeva completamente dal fatto che tutte le potenze nucleari fossero al corrente dell’ultimatum del 10 novembre. Se l’anti-arma di Hutchman fosse stata usata unilateralmente si sarebbe trasformata, automaticamente, in un’arma. Anche così, avendo scelto un ultimatum vicinissimo, le grandi potenze erano già in difficoltà: dovevano far fuori in tempo il loro arsenale di armi nucleari.
Mentre procedeva, lentamente tenendosi tutto sulla destra, Hutchman scoprì, sorpreso, un’immagine femminile profilarsi ai suoi occhi. Era una faccia bruna, con il labbro inferiore sporgente, marcato dal rossetto di un rosa gessoso. Una faccia amorale, intelligente. Era la faccia di Audrey Knight! Subito la ricordò chiaramente: era una biologa che Hutchman aveva conosciuto all’università. Più tardi, l’aveva notata diverse volte alla mensa dell’Istituto Jeavons, durante le rare pause nella costruzione della macchina. Recentemente, e a questo punto un nodo di eccitazione lo prese allo stomaco, aveva letto qualcosa su di lei nel Bollettino di Informazioni dell’I.J. Era in partenza per Mosca, per un seminario DNA!